Paul Harding

AMEROTKE 03. I DELITTI DI ANUBI.

Titolo originale: The Anubis Slavings.
Traduzione di: Igor Longo.
Gennaio 2002. Arnoldo Mondadori Editore MILANO.
Prima edizione Il Giallo Mondadori.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La regina egiziana Hatusu, imperatrice delle due Terre, sta per concludere il trattato di pace coi mitanni, umiliando i pi potenti nemici dell'Egitto. Ma re Tushratta non vuole ancora dichiararsi sconfitto e le sue spie tramano nell'ombra. Mentre i mediatori si radunano nel tempio di Anubi per trattare, il furto inesplicabile di una gemma sacra e l'assassinio in camera chiusa di uno degli inviati dei mitanni rischiano di incrinare la fragile tregua. Solo Amerotke, il giudice di Tebe, potr scoprire chi  la Iena, la spia nemica che si nasconde sotto la maschera di Anubi.


I DELITTI DI ANUBI.
A Pamela Broughton, direttrice della scuola elementare Benyon di South Ockendon, lettrice, ricamatrice, amante di quieti passatempi come la compagnia e i gatti

Prefazione.
Questo romanzo offre lo scenario politico che si present nel 1478 a. C., dopo che Hatusu, pi comunemente nota come Hatshepsut, prese il potere. Suo marito era morto in circostanze misteriose e la regina aveva dovuto lottare duramente per salire al trono con l'aiuto dell'astuto amante Senenmut, un uomo di umili origini, ora sepolto nella tomba conosciuta come N 353, i cui affreschi rappresentano molto chiaramente la relazione amorosa con la potente sovrana.
Hatusu era una regina guerriera, spesso dipinta in abito militare, usa a guidare in battaglia le sue truppe, come dichiarano le iscrizioni degli affreschi. I faraoni dovevano sempre guardarsi dai nemici esterni, perch l'Egitto non aveva confini naturali ed era minacciato dai popoli che abitavano oltre il deserto o a sud della prima cateratta. Particolarmente, il controllo del Nilo era essenziale: chi s'impadroniva del fiume, s'impadroniva di tutto il paese. Anche Hatusu contribu a schiacciare i nemici dell'Egitto, come per esempio i mitanni, un popolo indoeuropeo, stanziato nella Mesopotamia settentrionale, che fu per due secoli il pi potente del Vicino Oriente. Il romanzo descrive appunto i piani bizantini della sovrana e dei suoi nemici, piani che riflettono la contorta mentalit di un'epoca in cui i sovrani erano celebrati per l'astuzia: la caratteristica principale della politica estera orientale non era solo la distinzione dei nemici ma, soprattutto, la loro completa umiliazione. Raramente i trattati di pace venivano rispettati. Anche nella Bibbia si fa spesso riferimento alle provocazioni usate per costringere gli avversari alla guerra e alle umiliazioni che i sovrani si infliggevano l'un l'altro, come la presa di ostaggi, il saccheggio di oggetti sacri quali l'Arca dell'Alleanza, i furti sacrileghi; i re sconfitti erano soggetti a ogni sorta di angherie, non solo per crudelt o per capriccio, ma per rendere pubblica la loro disfatta, impedendo il verificarsi di nuove aggressioni da parte dei vinti.
Ho cercato di essere fedele in ogni modo a quest'affascinante civilt, cos esotica e misteriosa, esistita tremilacinquecento anni fa, ma i cui manoscritti e poemi ci parlano ancora attraverso i secoli.

Prologo.

Il tempio di Anubi, a pochi passi dall'ansa scintillante del Nilo a nord di Tebe, era immerso nel silenzio. Finiti i sacrifici serali, il tabernacolo era stato chiuso e il dio riposava. Una conchiglia suon per annunciare l'arrivo della notte, e gli stendardi colorati furono ammainati dagli alti pilastri ai lati dell'ingresso monumentale. Nel grande santuario dalle statue nere e dorate del dio con la testa di sciacallo vi era solo un novizio che sedeva a gambe incrociate, semiaddormentato, odorando l'incenso fragrante che aleggiava nel tempio come una preghiera dimenticata.
L'ululato dei cani lo fece sobbalzare. Guard atterrito il trono di Anubi. Era da poco nel tempio e si dimenticava sempre dell'esistenza della fossa dei cani selvatici consacrati al dio, dono di una remota trib nubiana. Il novizio aveva gi visitato la caverna in cui i cani venivano sfamati dal Guardiano di Anubi. Il giovane immerse le punte delle dita nell'acquasantiera e si bagn le labbra per purificarsi prima di chinare il capo in preghiera. Quella notte doveva vegliare per pregare per i sacerdoti e gli studiosi del tempio, e per il visir Senenmut, l'amante della regina Hatusu, come si sussurrava nei mercati, che aveva scelto il santuario per il negoziato con Tushratta, re dei mitanni, grazie al quale si doveva giungere a un trattato di pace: Tushratta avrebbe dato una delle sue figlie in sposa a un parente di Hatusu; la regina aveva devastato le sue armate e all'arrogante re non restava che chiedere la pace. L'Egitto controllava ora la strada di Horus attraverso il deserto del Sinai e le migliori squadre di cani si ammassavano alle frontiere col regno di Tushratta. Il buon senso non poteva che spegnere la sua arroganza.
Le chiacchiere del tempio si erano fatte pi favorevoli ad Hatusu, dopo che aveva usurpato il trono alla morte del marito Tutmosi. Firmando il trattato, anche il suo pi mortale nemico l'avrebbe accettata come sovrana d'Egitto, e pure gli ittiti, i nubiani e i libici avrebbero dovuto inchinarsi a baciarle i sandali.
Il tempio si preparava per la notte: i pellegrini se n'erano andati dalla grande sala ipostila dal soffitto stellato e dalle mura coperte di sacre iscrizioni. Le colonne verdi e rosse inghirlandate stavano in muta guardia. Tutte le porte erano chiuse da serrature del miglior rame asiatico e sorvegliate da soldati con le insegne del dio, lancia e scudo alla mano. Gli studiosi della Casa della vita avevano smorzato le luci, e le opere che stavano copiando, pergamene dalla rilegatura in cuoio finissimo che contenevano le preghiere contro i demoni e i coccodrilli, erano state riposte in attesa del giorno.
Il capitano delle guardie Tetiky pattugliava le cappelle, i chiostri misteriosi, la Casa della gioia del cuore, dove stavano di giorno le ancelle di Anubi, la Casa del diletto, dove si tenevano i banchetti e il vestiario dei paramenti sacri; era a piedi nudi, perch calpestava il sacro suolo. Soddisfatto, oltrepass i magazzini pieni zeppi di orzo, olio, vino, incenso e prezioso cedro del Libano, poi s'inoltr nel cuore del tempio, il labirinto di corridoi intorno alla cappella della Gloria di Anubi, l'ametista sacra. Ammir il passaggio sinuoso di una sacerdotessa dai lunghi capelli, che portava una brocca. Tetiky non ricordava il suo nome. Ah, s, Ita, l'ancella di Anubi che doveva portare da bere a Khety, il sacerdote che sorvegliava la porta della cappella; quello era accucciato contro le porte di cedro, mentre Nemrath, altro sacerdote responsabile della custodia della sacra ametista, era chiuso all'interno. Era lui stesso ad avere la chiave e non avrebbe lasciato entrare nessuno fin quando non gli avessero dato il cambio prima del sacrificio dell'alba. Il capitano rabbrivid. Era una lunga notte, senza cibo n acqua. E i suoi uomini dicevano di aver visto l'ombra di Anubi aggirarsi nel tempio. Forse veniva a guardare la splendida ametista al collo della sua statua, all'interno della cappella oscura e sinistra, con lo specchio d'acqua dietro alla porta e l'alto soffitto oscuro. Tetiky tossicchi e Khety, sollevando lo sguardo, alz un braccio per segnalargli che tutto era a posto.
Soddisfatto, Tetiky usc nei giardini, assaporando l'odore di sandalo e di resina. Il parco, con i suoi laghetti, i suoi prati irrigui, le sue aiuole e i suoi alberi ombrosi contro il cielo stellato, era un luogo paradisiaco. Ud il canto di una heset che intratteneva un cliente. Super gli stabbi dove il bestiame muggiva disperato, in attesa di essere sacrificato. S'inchin a un gruppo di sacerdoti, con il manto di pantera e il gonnellino di lino, che si dirigeva in citt, poi ritorn al posto di guardia, apparentemente ignaro del fatto che il malefico Seth si annidava nel tempio, pronto a colpire.
La sua vittima, una povera danzatrice, era ancora piena di vita in uno dei padiglioni del parco.
Portava solo un perizoma e i lucidi capelli, intrecciati a perline, ondeggiavano come un nero velo mentre scuoteva il sistro. Occhieggi il suo cliente, senza sapere se fosse uno dei mitanni. Era un uomo o una donna? Ne vedeva solo le braccia e il volto era nascosto da un'orrenda maschera da sciacallo.
L'heset era stata avvicinata qualche ora prima nei portici del tempio, e avrebbe rifiutato se il cliente non le avesse offerto un braccialetto d'argento; ora era seduto nell'ombra, uomo o donna che fosse, e il braccialetto luccicava al chiarore del lume a olio. La ragazza era una corista del tempio, una danzatrice esperta, una cortigiana capace di eccitare i clienti pi difficili, sia maschi che femmine. Danzava muovendo il corpo unto di olio, guardando civettuola da dietro le spalle. Non vedeva l'ora di avere il braccialetto per poi vantarsene a lungo prima di venderlo al mercato. Doveva solo compiacere il cliente mascherato.
Si avvicin all'ombra e gli cant uno degli inni di Anubi, poi sussurr: - Non ti piaccio? Non sono bella?
Era tutta sudata, e cominciava ad avere dei crampi, dopo avere danzato e cantato a lungo. Il cliente, per, non faceva altro che emettere qualche grugnito di approvazione, senza battere le mani e invitarla a giacere con lui, fuori, al buio. Cerc di dominarsi: - Sono stanca, il giorno  finito. La sera  fresca, perch non andiamo sotto un sicomoro?
- Se sei stanca, devi dormire - mormor una voce.
La danzatrice arretr, atterrita. Ud un lungo sussurro e prov una fitta di dolore. Port le mani al ventre. L'aveva avvelenata! Si volt verso la porta ma stava gi morendo. Il suo petto si fece pesante, una strana schiuma le riemp la gola. Ud una voce contare, poi cadde, il suo corpo trem per un momento. Quando divenne immobile, l'ombra smise di contare e avanz verso il cadavere.
Sinuhe il viaggiatore si ferm a guardare il Nilo. Il grande fiume aveva allagato i campi, e ora si riposava al sole come un lungo serpente scintillante. Il volto rugoso dell'esploratore si apri in un sorriso, poi strinse la bisaccia di cuoio. Quel volume era il suo tesoro. Osserv la galea da guerra dalla vela gonfia a scacchi bianchi e verdi, la prora orgogliosa che tagliava i flutti, il capitano sul castello di poppa, le chiatte e i piccoli natanti da pesca che la circondavano. Chiuse gli occhi e assapor la brezza del mattino, che sapeva di pesci gatto e triglie appena pescate, di limo e di sudore umano. Sinuhe era orgoglioso del suo fiuto.
Oggi portava una spessa veste di lino e i suoi sandali migliori, si era persino rasato e fatto tagliare i capelli, mentre il barbiere chiacchierava e sua moglie macerava una pagnotta per far fermentare la birra. Come al solito, avevano gradito i suoi racconti di terre lontane. Sotto il vecchio faraone, Sinuhe aveva oltrepassato la quarta cateratta e la Nubia, diretto verso le impenetrabili giungle a sud della terra di Kush. Aveva combattuto trib antropofaghe che facevano atroci sacrifici di prigionieri ai loro dei oscuri dagli idoli ghignanti. Era stato a est di Punt e ne aveva riportato spezie odorose e favolose notizie di tesori incommensurabili. Aveva attraversato le Terre Rosse a occidente e combattuto i predoni libici del grande deserto, aveva navigato sul Grande Mare Verde in cui sfociava il Nilo e aveva ascoltato le storie degli altri viaggiatori, che gli avevano parlato delle fredde terre del Nord, gelate dal fiato di Amon. Sulle coste di Canaan, i marinai gli avevano detto dei pericolosi oceani occidentali e delle esotiche civilt orientali, che abitavano le terre dei draghi e dei mostri.
In patria, le sue storie erano state prima derise, ma ora... Guard le case soleggiate della Necropoli. La sua pi grande ambizione era comprarsi una tomba, per riposare in pace prima di affrontare l'ultimo viaggio fino all'estremo orizzonte. Doveva prendere un'altra donna per rimpiazzare la concubina morta tre anni prima, nella stagione della semina.
Dopo di allora aveva comprato penna e inchiostro e aveva cominciato a scrivere. Il suo lavoro aveva incuriosito la gente, sacerdoti, mercanti e persino il visir Senenmut avevano visitato la sua piccola casa. Sinuhe aveva tenuto segreto il suo manoscritto, con un sorriso. Loro non volevano le sue storie, ma le sue mappe, che descrivevano le piste e i pericoli esistenti oltre la quarta cateratta, e le oasi del grande deserto. I capitani delle galee avrebbero voluto dare un'occhiata alle carte del Grande Mare Verde, con le isole, gli approdi sicuri, le stagioni pi adatte alla navigazione. Persino gli stranieri le desideravano. Sinuhe abbracci la bisaccia di cuoio, come una madre il suo bambino. Tutti sapevano che la corte di Tushratta attendeva nell'oasi delle palme che gli ambasciatori trattassero la pace in citt. Tushratta gli aveva offerto una fortuna per il suo libro, e ora, dopo tanto mercanteggiare, era pronto a cederlo. La persona che lo voleva gli aveva dato appuntamento al tempio abbandonato di Bes, il dio nano. L'inviata dei mitanni gli aveva detto che era il posto migliore, lontano da occhi indiscreti. Era rimasta nascosta nell'ombra, rivelando soltanto un profumo dolciastro e nauseabondo.
Era un luogo solitario e pericoloso, e aveva una gran voglia di lasciar perdere, ma non aveva piacere di essere visto insieme ai mitanni. E poi gli aveva dato un lingotto d'oro puro, che era ora nella sua bisaccia, e lui non aveva resistito all'idea di averne molti altri.
Si affrett ad allontanarsi da Tebe, verso i palmizi che si stagliavano nel cielo azzurro. La brezza portava le ciance dei pescatori. Nei campi, i contadini preparavano la terra per la semina. Il sole era ardente, ma non spaventava Sinuhe, che era avvezzo al calore insopportabile del deserto infinito. Ora era giunto alle rovine del tempio. Ricord quando ci era stato da bambino, e i compagni morti in guerra o caduti in disgrazia e costretti a scavare in schiavit la tomba del vecchio faraone. Non erano pi tornati. I morti non parlano, e Tutmosi I era stato un sovrano crudele.
Sinuhe si aggir tra le colonne cadute. La decadenza del tempio di Bes cresceva di giorno in giorno. Ogni arredo era stato ormai depredato dai contadini, persino le borchie di rame. Sulle pareti vi erano i segni evidenti delle alluvioni, e il suolo era ancora umido. Il Nilo portava la vita, ma anche la morte...
Si sedette in un angolo oscuro e una voce sibil: - Hai portato il libro?
Sinuhe prese tutto il suo coraggio. Gli sembrava di avere avuto una visione. Era Anubi, il dio dei morti, che pesava le anime dei defunti! La visione si mosse, e Sinuhe not i sandali e il gonnellino da guerra di cuoio della figura dalla spaventosa maschera da sciacallo.
- Certo, l'ho qui con me!
S'inginocchi per aprire la bisaccia, poi ud sul collo la puntura di un insetto. Sollev una mano sotto gli occhi dell'assassino. Sentiva un terribile dolore che non aveva mai provato. Lasci cadere la borsa di cuoio. Cerc di alzarsi, di aprire la bocca per chiedere piet. Il dolore si fece bruciante, aveva nelle orecchie una specie di rombo martellante. Gli sembrava di essere di nuovo nella giungla, circondato dai volti dipinti dei selvaggi, che lo guardavano al di sopra degli scudi. Quella era la morte.
L'assassino aspett che le convulsioni finissero, quindi nascose in una crepa la borsa. Trascin il cadavere per i piedi e lo gett nel fiume, poi rimase a guardare le narici dei coccodrilli che si avvicinavano, increspando l'acqua.

1.

Nella sala delle Due Verit del tempio di Ma'at, la dea del verbo divino, stava per essere pronunciata una sentenza capitale. Il giudice Amerotke sedeva su un basso scranno d'acacia, i cui ricami rappresentavano le imprese di Ma'at, completo dei cuscini verde-oro di tessuto consacrato. Sulle pareti erano ritratti i quarantadue demoni della Duat, pronti a divorare le anime degli empi dopo che Anubi le aveva pesate.
Sui tavolini di cedro davanti al magistrato erano esposte le leggi egizie e le sentenze del faraone: servivano a ricordare che Amerotke era solo un emissario del sovrano. Gli scribi, le guardie e gli spettatori erano silenziosi, in attesa della sentenza.
Gli scribi erano tesi, cincischiavano le tuniche e chinavano il capo rasato sui loro tavolini. Il pi giovane, Prenhoe, cugino del giudice, era cos agitato che lasci cadere il coltello per tagliare il papiro. Il frastuono fu come un colpo di cembali. Subito Prenhoe lo raccolse, guardando imbarazzato il cugino. Amerotke era un astuto cortigiano, noto per la sua severit, e il suo volto magro e scuro era adirato. Guardava le porte chiuse e le sue labbra non emettevano alcun suono. La mano tormentava l'unica ciocca nerissima, intrecciata a fili d'argento, che gli pendeva su un orecchio. Si sistem meglio l'elegante veste orlata d'azzurro e la luce del sole che proveniva da entrambi i lati dai giardini del tempio fece luccicare la sua catena d'oro col pettorale di Ma'at, come se la dea stessa volesse emettere la sentenza capitale. Amerotke giocherell con l'anello col sigillo della divinit e tocc i sacri manoscritti.
- Bakhun, hai qualche cosa da dire prima della sentenza?
Il giovane prigioniero incatenato a due guardie scosse la testa. Le sentinelle lo costrinsero a chinare il capo fino a terra.
- Ho peccato, e il mio peccato mi seguir per sempre!
- Hai peccato e volevi sfuggire alla giustizia del faraone.
Accanto alla porta, Asural, il capo delle guardie del tempio, fece un passo come per afferrare il malfattore e portarlo via. Amerotke cerc di dominare l'ira e il terrore. Ira per gli orribili delitti che il giovane aveva commesso, terrore per i fantasmi della sua infanzia, l'oscuro timore dei cani rabbiosi. Da ragazzo, uno l'aveva inseguito per la strada, e se non fosse stato per un passante... Chiuse gli occhi. Norfret gli diceva sempre di non pensarci, ma la notte gli incubi strisciavano sotto la porta e venivano a insinuarsi nel suo sonno: i folli occhi del cane, le fauci bavose e pronte ad azzannargli le caviglie... Da quel giorno non aveva pi amato i cani.
Ma ora la corte attendeva, doveva pronunciare la sentenza.
- Bakhun, i tuoi vecchi zii erano i tuoi unici parenti, ti avevano persino lasciato un posto nella loro tomba per poter viaggiare insieme fino all'estremo orizzonte. Erano malati, anziani; il tuo atto  stato abominevole!
- Non volevo!
-  stato un delitto premeditato con malizia. Hai portato in una gabbia un cane rabbioso nella solitaria fattoria degli zii. Col favore delle tenebre lo hai liberato, sapendo che i tuoi parenti erano inermi. Non potevano difendersi n fuggire sulle scale. Il cane li ha sbranati, rendendo quasi impossibile il compito agli imbalsamatori, e se non fosse stato per i testimoni che notarono la tua fuga su di un carro coperto, all'alba di quel tristo giorno, saresti sfuggito alla giustizia. E la giustizia non avr piet, le propriet degli zii saranno vendute per pagare i funerali e il rimanente verr distribuito ai poveri dalla Casa d'argento.
Bakhun era seduto sui calcagni. Sapeva che in Egitto si usava la pena del contrappasso, e aveva gi notato la presenza del Guardiano di Anubi, il custode dei sacri cani, che aveva testimoniato in qualit di perito. Amerotke lo chiam insieme ad Asural. Il Guardiano di Anubi, magro e muscoloso, era vestito di cuoio, e portava una frusta e una piccola lancia. Asural indossava l'uniforme da parata delle guardie; con l'elmo di bronzo sottobraccio, sembrava dovesse partire alla carica dei nemici del faraone. La sua faccia grassa era tutta sudata, aveva colto anche lui l'umore del giudice. Tutta la citt parlava di quell'orrendo delitto. I cadaveri mutilati dal cane avrebbero avuto molta difficolt a viaggiare nell'aldil, il che aggravava le responsabilit del reo.
- Bakhun  colpevole di un delitto sacrilego, e il suo fetore  giunto fino alle nari della nostra regina, cos giustizia deve essere fatta. - Amerotke tocc il pettorale di Ma'at. - L'intero mondo vedr compiersi il suo volere. Guardiano, tu lo porterai a casa dello zio, per essere murato con due cani rabbiosi, presi per le vie cittadine. Essi furono suoi complici, e lo seguiranno nella morte; portatelo via, che il suo fato si compia prima dell'oscurit!
Le guardie lo afferrarono in un tintinnar di catene. L'uomo era atterrito ma le sue urla non trovarono la solidariet dei presenti.
La corte si ricompose, e Prenhoe guard l'orologio ad acqua, un grosso vaso con l'effigie di un babbuino nell'angolo del chiostro del giardino; poi usc. Anche il giudice avrebbe voluto riposare sotto un tamarindo in quel paradiso, alla fresca brezza, invece fece cenno al capo degli scribi che l'udienza continuava. Asural era tornato dopo aver consegnato il prigioniero alle guardie del tempio. Chiss come faceva a resistere con quel caldo, con addosso la corazza di cuoio e le gambiere. Ma Asural, anche lui un parente del giudice, era un fanatico della forma e della disciplina, preferiva un colpo di sole a un'infrazione al regolamento. All'idea del prossimo caso, Amerotke preg che la dea gli donasse la pazienza. Il capo degli scribi si alz: - Si avvicinino coloro che desiderano giustizia!
Le porte di cedro si aprirono e comparve il nano Shufoy, col parasole e il bastone da passeggio. Portava il suo abito migliore, di pura lana, sandali nuovi, e un elegante manto azzurro. Amerotke non aveva voluto che si presentasse alla corte senza radersi e nei suoi soliti stracci, anche se il nano preferiva accentuare la sua miseria, pur essendo il pi fidato amico e servitore del giudice di Tebe. Trotterellava pomposo, ignorando le risate soffocate della corte, e Amerotke faticava a mantenere la consueta austerit. Shufoy era un nano dai capelli scomposti e unti, e con il volto orrendamente sfigurato. Una volta era stato un artigiano del cuoio. Falsamente accusato di un crimine che non aveva commesso, era stato condannato al taglio del naso e costretto a vivere, con altri come lui senza naso, in un'apposita area recintata: la colonia penale dei Rinoceronti, a sud di Tebe. Le indagini di Amerotke avevano dimostrato la sua innocenza, e il giudice lo aveva voluto con s, per ricompensarlo delle sue pene. Amerotke era affascinato da quel camaleonte, che poteva essere a un tempo un ciarlatano venditore di pozioni e amuleti e un pomposo araldo del suo padrone.
Il nano si prostr davanti al giudice, e il suo padrone mormor una preghiera. Shufoy gli strizz un occhio e il suo volto sfigurato si torse in un ghigno.
- Che vuoi?
- O grande giudice di Tebe, incarnazione della saggezza di Ma'at, prediletto dalla divina sovrana, tu che puoi scorgere nel suo volto il calore della sua amicizia, giudice della sala delle Due Verit, gloria di Ma'at, luce di Horus, potente tra i potenti...
- Piantala, ed esponi piuttosto il tuo caso.
Il servile nano si alz in piedi e spalanc le braccia melodrammaticamente. Amerotke fulmin con lo sguardo uno scriba troppo ilare: - Silenzio, si ascolti il postulante che si  rivolto alla giustizia magnanima della nostra sovrana!
- Sono Shufoy, umile paggio di un gran signore...
- Conter fino a trenta. Se non avrai ancora spiegato cosa vuoi...
- Vengo qui per perorare la causa di Belet e Seli. Belet  un ottimo fabbro, Seli  figlia di un buon tagliatore di papiri...
- Sono arrivato a ventitr!
- Bene, vogliono sposarsi!
Shufoy sporse il labbro, imbronciato. Erano settimane che provava la sua melodrammatica apparizione davanti alla corte, perch adorava la maest del tribunale, ma soprattutto adorava sbeffeggiare il suo padrone. Amerotke non vedeva l'ora che venisse al sodo, perch sapeva benissimo cosa avrebbe chiesto, e non desiderava altro che farla finita al pi presto.
- Qual  il problema, allora?
- Posso chiamarli?
Amerotke lev un braccio ed entr una bella ragazza con una semplice tunica bianca e una parrucca impregnata di oli. La tunica di lana di Belet gli arrivava fino alle ginocchia, ma il suo volto era coperto da una maschera di cuoio. A un cenno di una guardia, se la tolse, e Amerotke chiuse gli occhi. Doveva essere stato un bel giovane prima che gli tagliassero il naso. Il giudice ignor le esclamazioni della corte.
- Sei stato condannato?
- Io sono Belet il fabbro.
Amerotke not il dolore nei suoi occhi.
- Ti ho chiesto se sei stato condannato!
- Quattro anni fa, mio signore.
Una delle guardie voleva costringerlo a inchinarsi, ma Amerotke scosse il capo e lo preg di continuare.
- Entravo nelle case e nelle botteghe di coloro che avevano comprato da me le serrature, ho commesso vari crimini,  vero, ma mio padre beveva, eravamo poveri, non avevamo nemmeno una tomba.
L'ambizione di avere un sepolcro nella Necropoli era causa di molti delitti.
- Bene, ora ho pagato, eppure non posso vivere a Tebe e non posso sposarmi. - S'inginocchi, ma il suo non era un gesto melodrammatico, solo una protesta d'innocenza. - Sono stato ferito, sono stato esiliato, ma ora chiedo la clemenza della sovrana. Giurer solennemente, porter ampia testimonianza della mia redenzione...
Asural e Prenhoe avevano gi indagato, dimostrando che diceva la verit. Amerotke lev un braccio: - Questa  la nostra sentenza. - Sorrise a Seli. - Tu ami Belet?
- S, mio signore.
Il sudore colava sul bel viso della ragazza.
- Belet dovr fare un giuramento solenne di non commettere pi reati, e gli scribi revocheranno la precedente sentenza, prima di sera. Ma se infrangerai il giuramento, sarai bandito per sempre, e i tuoi beni saranno confiscati.
Shufoy balz in piedi, vedendosi trascurato.
- Plaudite tutti alla giustizia del faraone, al grande giudice Amerotke, che cammina nella verit...
- Zitto, Shufoy. L'udienza  tolta!
Si alz in piedi e and nella sua cappella privata. Gli piaceva riposarsi nell'alta stanza di basalto, dal verde soffitto concavo. Sulle pareti era dipinta la dea Ma'at in compagnia del padre Ra. Sull'altare vi era un'acquasantiera e, al centro, la barca su cui veniva portata la dea. La statua d'oro e argento di Ma'at era custodita nel tabernacolo. Amerotke prese un turibolo, s'inginocchi davanti all'altare, poi cosparse d'incenso i carboni ardenti su di un piattino di rame e mormor, guardando il filo di fumo odoroso: - Possa la mia preghiera giungere al tuo naso come l'incenso.
Guard la splendida immagine della dea della verit, con lunghi capelli neri, la veste dorata, il viso allungato, le labbra carnose e gli occhi bistrati. I sacerdoti avevano ornato la statua di braccialetti ai polsi e alle caviglie e di sandali eleganti. Al giudice ricordava sempre sua moglie Norfret, e quasi si aspettava che gli parlasse e lo guardasse civettuola. Si mise a ridere, non sapendo pi se venerava la dea o sua moglie.
Amerotke viveva nel culto della verit. Amava sua moglie e i suoi due figli, Ahmose e Curfay. Cercava di non essere troppo pomposo e di dire sempre il vero, anche quando gli era difficile. Pens ai due vecchi dilaniati dal cane rabbioso, e ricord quella terribile esperienza. Pos sul pavimento il pettorale e l'anello. Stava tornando dalla vecchia balia, una mentecatta la quale gli raccontava stranissime storie riguardo a un re che viveva in un'oasi favolosa nel deserto. Il suono di una conchiglia aveva dato l'allarme, tutti avevano sbarrato le porte, e come un'ombra era sbucato quel cagnaccio rabbioso da un vicolo, e aveva cominciato a inseguirlo.
Amerotke non sent bussare alla porta della cappella, perch ora era nella casa delle vittime di Bakhun, e il silenzio era rotto dal ringhio della bestia. Inizi a tremare e si concentr sulla statua. Avrebbe dovuto pregare per Ahmose, che aveva la febbre: Shufoy gli aveva promesso un amuleto intinto nel sangue del coccodrillo sacro. Finalmente si accorse che qualcuno stava bussando alla porta.
- Avanti!
Erano Asural, Prenhoe e Shufoy, che si sedettero tranquillamente contro il muro.
- Tutto  compiuto?
- S, mio signore - rispose Asural.
- Vi criticheranno - lo ammon Shufoy.
- Cosa potevo fare, secondo te?
- Non avete mangiato, padrone! Ho portato della frutta e del vino, e conosco un'osteria...
- L'altra sentenza ti  piaciuta? - Il giudice rise. - I tuoi amici saranno contenti.
- Cos potr sbronzarmi alle loro nozze e ballare!
Amerotke guard gli affreschi alle sue spalle: rappresentavano i nubiani che recavano doni a Tutmosi, il cui trono era protetto dalle ali di Ma'at.
- Che si dice in citt?
- Senenmut  al tempio di Anubi per incontrarsi coi mitanni. La corte di Tushratta  all'oasi delle palme. Ma si dice che ci sia stato un delitto nel tempio.
Amerotke era irrequieto. Hatusu puntava molto su quei negoziati. Il giudice aveva assistito alla sua grande vittoria sui mitanni, e a volte sognava la battaglia, i carri che si schiantavano contro le ali dell'esercito nemico, i Maryannou che finivano selvaggiamente i feriti, il sangue che rendeva scivolose le rocce, che scorreva copioso come vino da un orcio infranto...
Bussarono di nuovo alla porta, Shufoy and ad aprire e rimase stupefatto sulla soglia. Entrarono due cortigiani dai capelli tagliati corti e intrecciati con fili d'oro e argento. Portavano l'insegna delle Ombre del faraone, e le verghe bianche e i bracciali col Divino falco e l'Occhio di Osiride dei regi araldi. Il primo era piuttosto flaccido, e i suoi occhietti emergevano dalle pieghe di grasso. Camminava con un'andatura trotterellante. Il secondo era giovane e smilzo, col naso leggermente adunco, gli occhi ridenti e la bocca aperta in un sorriso mentre s'inchinava al giudice e al tabernacolo della dea. Intanto, il suo compagno si faceva aria con un ventaglio. Il giovane si pavoneggiava pomposo, e pareva stesse per recitare un'ode.
- Io sono Weni - bofonchi l'araldo grasso.
- Ha un'infezione al naso, e dovrebbe farsi curare - disse l'altro.
- Ho alcuni meravigliosi rimedi - si affrett a dire Shufoy.
- Sei un medico? - chiese Weni.
- Certo, e conosco tutti i segreti dell'ano, del naso e degli altri orifizi. Prendete della polvere di scorpione mista a sangue di vipera...
- E sarete defunto in una settimana - aggiunse Prenhoe.
Shufoy voleva protestare ma Amerotke lo ferm: - E tu chi sei?
- Io sono Mareb, araldo personale della divina sovrana.
Mostr nel palmo lo scarabeo reale, e Amerotke lo baci. Weni si affrett ad aggiungere che erano gli ambasciatori della regina presso i mitanni.
- Veniamo dal tempio di Anubi - disse Mareb.
- I negoziati procedono bene?
Weni annu pomposamente, guardando il nano: Finora.
- Il signore Senenmut  l'incarnazione della volont della sovrana... - disse Mareb.
- Lo so, ma voglio sapere perch siete venuti.
- I negoziati procedono, gli ambasciatori del re ci stanno concedendo tutto quello che vogliamo. Tushratta ci ha fatto delle richieste, ma le nozze suggelleranno il trattato di pace.
- Ma mi dicono che sono successi degli omicidi.
- Avete delle buone orecchie, mio signore.
- Ma sono anche impaziente. Sedetevi e raccontatemi tutto.
Shufoy port dei cuscini, e Amerotke e i suoi fidi si sedettero di fronte a loro.
- Avete gi sentito parlare della Gloria di Anubi? - chiese Mareb.
- Tutti la conoscono:  un'ametista sacra grossa come un pugno, appesa al collo della statua di Anubi con una catena d'oro, in una delle cappelle del tempio.  vecchia come Tebe, forse un dono dello stesso dio.
- E lo stesso dio se l' ripresa - ironizz Mareb. - Non volevo offendervi, mio signore, avete ragione. La statua si trova in una cappella come questa, ma c' una vasca di fronte alla porta, molto profonda.
- Lo so, e un sacerdote veglia per tutta la notte davanti all'altare. La porta ha una serratura di rame?
- S, e un altro sacerdote sta di guardia all'esterno, e i corridoi vengono continuamente pattugliati dal capitano delle guardie. Una delle sacerdotesse porta da bere al sacerdote all'esterno.
- Ma non a quello all'interno?
Mareb scosse il capo.
- No, si chiude dentro fino all'alba e tiene su di s la chiave.
- E cos' successo?
- Nemrath avrebbe dovuto aprire la porta all'alba per fare entrare i sacerdoti che dovevano celebrare il sacrificio mattutino, ma non si svegliava. Hanno chiamato il capitano Tetiky e anche il signore Senenmut. Hanno sfondato la porta: non c'erano impronte, lo specchio d'acqua non era stato disturbato ma Nemrath aveva un coltello piantato nel cuore.
- E la Gloria di Anubi era stata rubata?
- S, mio signore.
- E il sacerdote all'esterno?
- Khety non ha sentito nulla; ha dormito un po', ha detto le sue preghiere, ma niente lo ha disturbato.
- E la sacerdotessa?
- Ita ha portato a Khety da mangiare e da bere, ma non ha sentito nulla.
Amerotke era perplesso.
- E dite che era una cappella come questa, con una fonte sacra davanti alla porta...
- S, e la porta era stata chiusa da Nemrath, che aveva ancora la chiave su di s.
Amerotke lo fece tacere con un cenno. - Ma il giorno dopo l'acqua non era stata disturbata, Nemrath era stato ucciso e la Gloria di Anubi era scomparsa. E le sentinelle che pattugliavano i corridoi non hanno notato nulla? E la chiave era sul corpo del sacerdote ucciso?
- S, tra le pieghe della sua veste.
- E la porta era chiusa?
- S, mio signore.
- Chi l'ha sfondata?
- Le guardie, a un comando del gran sacerdote.
- E non ci sono passaggi segreti?
Mareb scosse il capo, e Asural emise un fischio.
- Hatusu sar furiosa, la Gloria di Anubi  una reliquia sacra.
- Naturalmente i sospetti sono caduti sui mitanni, anche loro venerano un dio sciacallo.
- Gi, e se Tushratta s'impossesser della Gloria di Anubi, ridicolizzer la nostra regina.
- Certi dicono, per, di aver visto il dio aggirarsi nel tempio - aggiunse Mareb.
Amerotke stava per farlo star zitto, perch non approvava simili superstizioni, n credeva realmente che gli dei avessero la testa di un falco o di uno sciacallo. Personalmente, credeva solo nella verit, ma erano convinzioni che era meglio non esprimere ad alta voce.
- Quindi  avvenuto un omicidio per agevolare un furto sacrilego. C' altro?
Il grasso Weni si agit sul cuscino: - La stessa notte, una danzatrice  stata trovata morta in un padiglione del giardino. L'hanno avvelenata ma non c' traccia dell'assassino.
- Pensano che sia stata avvelenata - lo corresse Mareb.
- Ma se aveva la schiuma alla bocca! E non  stato l'unico decesso misterioso, sono morti anche dei pesci e delle pecore, forse per lo stesso veleno!
Amerotke chiuse gli occhi. Due settimane prima era stato a un banchetto a palazzo reale. Hatusu si era comportata come una vera imperatrice e aveva dichiarato che avrebbe costretto i mitanni ad allearsi all'Egitto. Ma qualcuno voleva impedire il negoziato di pace.
- Non possono essere i mitanni, hanno troppo da perdere!
- Certo non lo ammetterebbero tanto facilmente - disse Asural.
- Gi. Quali sono i vostri ordini?
- Il signore Senenmut vi desidera immediatamente al tempio - disse Mareb.
Amerotke annu seccamente e si allacci i sandali, mentre Prenhoe metteva in uno scrigno il pettorale e l'anello di Ma'at.
- Ci saremo. Avete gi interrogato Khety?
- S, ma non sa nulla.
Amerotke guard la statua di Ma'at, chiedendosi come poteva essere successo il furto.
- Ci sono finestre? - s'inform, ma poi si accorse dall'espressione di Mareb che era una domanda inutile.
Weni indic la porta: - Quella della cappella di Anubi  ancora pi spessa, sono pannelli del miglior legno di cedro, assicurati da entrambe le parti.
- Cos i pannelli non possono essere rimossi. E la serratura?
- Era molto sicura, e non  stata forzata - disse Mareb. Il suo volto allegro si era fatto grave. - Non si capisce come sia successo; alcuni affermano che Anubi stesso abbia ucciso Nemrath e abbia sottratto la sua ametista. Il pugnale che ha ucciso il sacerdote... Bene, nessuno ne ha mai visto uno del genere. Era nero, e l'impugnatura aveva la forma di una testa di sciacallo. Che ne pensate, mio signore?
Il giudice guard la statua della dea della verit. Non era Anubi a infestare il suo tempio, ma Seth, il rosso dio del male.

2.

Il cantastorie sotto il sicomoro nel grande cortile del tempio chiamava gli spettatori: - Sono stato ad Akharit, sono stato ai confini del mondo. Ho lottato contro la fame, la sete, le iene e i nemici. Sono stato il primo uomo ad attraversare deserti sconosciuti, ho visto grifoni dalla testa umana, pantere alate, ghepardi dal collo di giraffa, sciacalli dalle orecchie quadrate e dalle code spesse come frecce. Ho scalato montagne d'avorio...
Amerotke lo guard ammirato, mentre Weni sbuffava: - Un altro Sinuhe!
Amerotke avrebbe voluto rimanere per raccontare quelle storie ai suoi figli. Shufoy batteva con impazienza il parasole sull'ossidiana del cortile.
- Ci sono altre storie da ascoltare, padrone.
- Ma io ho da fare... - Indic gli araldi.
-  urgente, Belet vuole parlarvi.
Amerotke sospir e guard l'ampio cortile orlato di colonne con una grande vasca d'acqua al centro, ombreggiata da palme, sicomori, acacie e terebinti; alla loro ombra si trovavano le bancarelle dei mercanti, dei barbieri, degli erboristi e dei maghi. Un gruppo di ballerine grasse e sudaticce danzava intorno a una palma al suono acuto di un flauto; portavano corte tuniche senza maniche, perizomi intrecciati e sonagli alle caviglie. Una delle collane delle ballerine si ruppe e i pesanti grani si sparsero, con somma delizia di un gruppo di monelli, che si misero a raccoglierli, interrompendo lo spettacolo.
- Non vedo i tuoi amici. Se vogliono ringraziarmi, non possono venire al tempio?
Asural e gli altri lo stavano aspettando con impazienza. Shufoy si eresse sulla punta dei piedi: -  importante, stasera Belet si sposa, poi torner al villaggio dei Rinoceronti a radunare i suoi averi, ma prima deve dirvi qualcosa.
Amerotke fece una smorfia: aveva caldo e sete, ma Shufoy era eccitato e il suo talento nell'ottenere utili informazioni non era da sottovalutare.
- Lui e Seli devono parlarvi.
- Va bene, Asural, porta i nostri ospiti a quel l'osteria sotto la palma e rinfrescatevi!
Shufoy lo prese per mano.
- Perch non me l'hai detto nel tempio?
- Anche i muri hanno orecchi, padrone.
- Non volevi che Asural e Prenhoe sentissero?
Shufoy fece una smorfia maliziosa. Oltrepassarono un predicatore errante con gli occhi da pazzo, che invocava uno sconosciuto dio di Kush. Uno stretto vicolo li condusse alla taverna preferita di Shufoy, un edificio bianco e squadrato con un bel giardino ombroso.
- Ci aspettano qui.
Superarono la fragrante dispensa; ai pali erano appese oche e galline appena uccise. Delle scodelle raccoglievano il sangue che colava dai becchi. Il giardino era attraversato da un canale di irrigazione che portava l'acqua del Nilo alle aiuole di fiori odorosi. Dietro un muretto coperto di rampicanti, su una terrazza, vi era una fila di stufe di coccio, su cui venivano arrostite antilopi, quaglie, anitre e pernici. Un bambino nudo correva a ungere di salse la carne con un ramaiolo. L'aroma si diffondeva per il giardino. Seli e Belet aspettavano su di una panca sotto una palma. Sedevano a mani giunte, e lo sfigurato Belet pareva al settimo cielo. Per poco non si gett ai piedi del giudice.
Shufoy grid ai servi che si riposavano sotto un altro albero di portare uno sgabello al suo padrone.
- Pregate il cielo, villani, di non incorrere mai nelle ire dell'augusto giudice Amerotke, colui che marcia nella verit...
- Zitto, Shufoy - sussurr Belet.
Il nano fu visibilmente imbarazzato. I servi portarono tavolo e sgabelli. Il giudice non voleva farsi aspettare dagli altri, ma dovette accettare una pinta di birra e un arrosto con lattuga e cipolle. Quando i servi si furono allontanati, Belet avvicin il volto sudaticcio: - Pregher per voi ogni giorno, mio signore Amerotke. - Prese Seli per mano. - Se avremo un maschio lo chiameremo col vostro nome; offrir incenso al vostro tempio. La vostra generosit mi ha reso per sempre vostro servitore.
- Sei un uomo libero, invece, il tuo giuramento ti ha purgato di ogni colpa. Diventerai un fabbro famoso e avrai molti figli. Non voglio essere scortese, ma il tempo passa e ho molte cose da fare...
Belet termin la birra e si tocc la fronte in segno di saluto.
- Come sapete, io abito nel villaggio dei Rinoceronti, a sud di Tebe. Shufoy era innocente, ma molti di noi sono furiosi di essere stati sfigurati e di aver perso la libert, e non venerano altri dei che l'assassino Seth e Meretseger, che colpisce a tradimento.
- Lo so, simili colonie partoriscono solo delinquenti. Ho saputo che misteriosi briganti neri dal volto coperto aggrediscono i viandanti e muovono guerra contro i soldati del faraone. Molti cortigiani vorrebbero radere al suolo il vostro villaggio, come un empio nido di vipere.
- A volte veniamo avvicinati da stranieri, anche se noi consideriamo stranieri tutti quelli che preservano ancora le loro umane fattezze. Alcuni si accoppiano con le nostre donne, eccitati dal fatto di giacere con una femmina mutilata, altri ci assumono per incarichi oscuri. Dieci giorni fa, quando il Nilo ha cominciato a rientrare negli argini, anch'io sono stato contattato.
- Da chi?
- Non lo so, era buio, non era come al mercato, dove ci si paria francamente, ci si d il bacio dell'amicizia e un contratto  sigillato con uno sputo sul palmo della mano. I due uomini mascherati che hanno bussato alla mia porta non sono voluti entrare. Dovevo incontrarmi con loro al Posto delle iene, appena fosse stata notte fonda.
- Perch? E perch non hai rifiutato?
Belet distolse lo sguardo, e la futura sposa lo prese per mano: - Lo avrebbe fatto, mio signore, ma era disperato e aveva bisogno di soldi.
Belet giocherell con la collana nuova di pietre levigate.
- Non tutto ci che facciamo  illegale, e avevo bisogno di denaro per venire in citt.
- Come hai incontrato Seli?
-  ci che intendevo dire: suo padre  venuto a farsi riparare dei mobili e delle serrature, sapeva che ero di buona famiglia, e sono divenuto suo amico...
- E di sua figlia - aggiunse Shufoy.
- Il Posto delle iene  a un miglio dal villaggio: un pianoro roccioso dove seppelliamo i nostri morti, pieno di grotte. L ho incontrato i due uomini, mi hanno bendato e mi hanno portato in una caverna. Allora ho capito che si trattava di qualcosa d'illegale. Faceva freddo, mi hanno fatto sedere accanto a un fuoco. Il luogo puzzava di sterco di cammello. Mi hanno dato da bere del buon vino in una coppa scheggiata. Ho atteso in silenzio, mentre si alzava il vento. Si avvicinarono i passi di un terzo uomo, e le mie guide mormorarono qualcosa. Certo non erano Rinoceronti, tra di noi ci riconosciamo subito, sar l'odore, il modo di parlare...
Il terzo uomo ha iniziato a elogiare la mia famiglia, le complesse serrature che sapevo riparare e aprire...
- Cosa volevano?
- Mi ha chiesto se avevo ancora gli attrezzi di mio padre, che era fabbro come me. Gli ho detto che in citt se ne potevano comprare di simili, e lui mi ha risposto che non poteva comprare coloro che li sapevano adoperare, ma che se volevo diventare ricco...
- Hai riconosciuto la sua voce?
- No, era aspra e minacciosa come il vento del deserto. Ho chiesto perch volevano il mio aiuto, ma lui mi ha detto che non dovevo saperlo. Gli ho chiesto se sarei dovuto andare oltre i confini dell'Egitto, e lui si  messo a ridere, ha detto che sarei andato in un luogo dove pochi erano stati, e che sarei divenuto ricco tra i ricchi. Ho chiesto se era pericoloso, e lui ha risposto che la vita  sempre pericolosa. - Bevve un sorso di birra. - Non sapevo come fare, dalla mia condanna in poi sono sempre stato un uomo onesto, e mi sono tenuto lontano dai guai e da chi li crea. Da quando conosco Seli, non ho aspirato che al condono. Ho chiesto quanti altri uomini avrebbero partecipato all'impresa, ma non me l'ha detto, ha risposto soltanto che sarei diventato ricco, e che avrei vissuto oltre confine, da ricco mercante.
Belet fiss la folla di servi sotto l'albero, che subito si voltarono, perch portava sfortuna guardare un uomo sfigurato. Il Rinoceronte fece un gesto di stizza: - Potete capire perch sono stato tentato.
Amerotke tenne la coppa fredda contro la guancia. Iniziava a dubitare di Belet, che aveva accettato d'incontrare degli stranieri misteriosi. Negli occhi del labbro c'era uno sguardo astuto e calcolatore. Amerotke si chiese se aveva fatto bene a perdonarlo, se camminava nella luce o nell'ombra.
- Shufoy, perch quegli uomini volevano l'aiuto del tuo amico?
Shufoy, che stava guardando un apicultore all'opera, fece una smorfia.
- Un furto, padrone?
- Ci avevi pensato, Belet?
- Certo.
Amerotke agit la birra nel boccale. Un furto, probabilmente a casa di qualche mercante dai cofani pieni di gemme e dai magazzini colmi di stoffe preziose e spezie.
- Non hai chiesto nulla? Andiamo!
Belet balbett: - L'ho fatto, ho detto che era pericoloso, che i mercanti hanno case e botteghe ben sorvegliate. L'uomo si  messo a ridere, mi ha risposto che non ci sarebbero state guardie.
Amerotke pens subito alle ricche tombe della Necropoli.
- Poteva essere una banda di predoni sacrileghi?
Belet era imbarazzato: - Gliel'ho chiesto, ma si  messo a ridere ancora di pi. Mi ha beffato: Credi che vogliamo derubare gli onesti cittadini di Tebe?.
"Dove andremo, allora? ho chiesto. "In un posto che nessuno conosce. Sei con noi o contro di noi? Mi ha dato due giorni per pensarci, poi sarebbe tornato.
Furono distratti dalle ciance dei servi. Era arrivato il cantastorie, che ora si era messo una veste di lino bianco e si era annodato i capelli con un filo d'oro.
- Ho parlato troppo - annunci. - La mia gola  secca come il deserto.
I servi si affollarono intorno a quell'uomo cos popolare. Shufoy lo guard con invidia.
- Vorrei saper narrare storie cos belle!
- Il tuo problema  che nessuno ti crede - disse freddamente il suo padrone. - Continua, Belet!
- Due sere dopo, sono stato di nuovo portato al Posto delle iene. Mi hanno ancora bendato. Il terzo uomo mi aspettava. Gli ho detto che ero incerto, che forse non ero all'altezza. Gli ho chiesto altri particolari, ma per tutta risposta ho sentito le fredde spire di un serpente contro una gamba. L'uomo mi ha imposto il silenzio, ma io gli ho detto che non potevo raccontare ci che non sapevo. "Sciocco ha risposto l'uomo "hai perso il naso, bada a non perdere anche la lingua! Ho giurato che non avrei parlato e mi hanno riportato al villaggio.
- Hanno avvicinato qualcun altro?
- Non credo.
- Perch hai parlato?
- Perch lo ha detto a me - rispose Seli, che aveva ascoltato il marito a occhi bassi - e io l'ho sgridato, anche se non siamo ancora sposati. - Sorrise amaramente.
- Poi mi hanno domandato consiglio - intervenne il nano.
- E tu gli hai detto di venire da me?
Amerotke chiuse gli occhi e si dondol sullo sgabello. Gli sembrava la sciocca storia di un colpo fallito, ed era tentato di mandar via i due sposi.
- Pensate che si trattasse di un furto sacrilego in qualche tempio?
- La Gloria di Anubi - sugger Shufoy.
- No, non potevano entrare nel tempio di Anubi, non ci sono solo le guardie, a causa dei negoziati ci sono anche le truppe scelte del faraone. Dei briganti verrebbero fatti a pezzi non appena entrati.
Guard un'ape che si muoveva di fiore in fiore.
- Ve l'ho detto per purificare la mia coscienza. La regina mi ha graziato, e se avvenisse un furto sacrilego non troverei pace...
- Sarebbe di sicuro un colpo misterioso. In riva al fiume puoi trovare dei tagliagole disposti a fare qualunque cosa per una moneta di rame, perch andare dai Rinoceronti? Per mantenere il segreto sull'impresa, perch non se ne sappia nulla. Ma se non deve succedere a Tebe, dove allora? Nelle miniere d'argento? - Si gratt la fronte.
- Mio signore!
Asural li aveva trovati e veniva verso di loro; Amerotke ringrazi Belet e si alz in piedi.
- Se scoprirete altre cose... Vi auguro ogni bene. - Un le mani degli sposi, poi usc nel vicolo con Shufoy e Asural. Il nano cantava le lodi del suo padrone: - Mio signore, grande  la vostra piet, Belet  di nuovo nelle grazie del faraone come suo padre...
- Grazie, Shufoy.
Amerotke mise una mano sul braccio di Asural: - Se dovessi commettere un furto per diventare ricco oltre ogni possibile desiderio, dove dovrei andare?
- In una ricca abitazione di Tebe. Asural scosse le spalle.
Amerotke pens alla sua villa isolata, circondata da un giardino lussureggiante. Norfret avrebbe voluto che fosse sorvegliata da sentinelle armate. Si trattava di una casa come la sua, facile bersaglio per i briganti? Ma allora, che bisogno cera di un fabbro?
- Gli araldi attendono, mio signore.
Amerotke batt sulle spalle del nano: - Non so cosa pensare della storia dei tuoi amici, ma ora devo occuparmi di altre faccende.
Il cantastorie continuava a chiacchierare coi servi dell'osteria e ad amoreggiare con le cameriere, servendosi avidamente di anitra e birra. Ogni tanto spiava i due sposi che ravvicinavano le teste, tenendosi per mano, e progettavano il loro futuro. Per il cantastorie non erano che polvere del deserto. Ma avevano parlato con Amerotke, e il suo padrone ne sarebbe stato molto interessato. Strizz l'occhio a una cameriera e bevve un altro sorso di birra.
Nell'oasi delle palme, nel deserto a est di Tebe, Tushratta faceva il bagno nella fonte tra i palmizi. I servi erano sulla riva e sorvegliavano ogni suo movimento, mentre lui coglieva l'acqua con le mani. Il bellicoso re dei mitanni espose alla loro vista le ferite ricevute in battaglia nella strenua difesa del regno. Facendo il morto, guardava il cielo azzurro tra le palme, solcato da un avvoltoio ad ali spiegate, che si lasciava trasportare dal vento. Poteva essere un buon segno.
Si rivolse allo scriba seduto su uno sgabello col calamaio alla cintola e un papiro sulle ginocchia, pronto a raccogliere le parole del sovrano: - Come chiamano gli egiziani gli avvoltoi?
- Le gallinelle del faraone.
Il re chiuse gli occhi e ricord gli avvoltoi sul campo di battaglia, che calavano sui caduti come uno sciame di mosche.
- Andrete a caccia, signore? La selvaggina  scarsa - lo avvert il capo degli stallieri.
Il re lo zitt, poi si iss sulla riva rocciosa per godersi gli spruzzi della sorgente. Si accarezz la folta barba nera: non aveva voglia di cacciare una gazzella, preferiva una giovane regina! Come gli sarebbe piaciuto dare alle fiamme Tebe, come avevano fatto gli Hyksos, e saccheggiarne i templi e raderne al suolo i palazzi, finch non fosse restata pietra su pietra! Avrebbe voluto predare la tomba di Tutmosi I e catturare Senenmut, e crocifiggerlo o darlo in pasto alle iene del deserto. Strizz gli occhi al pensiero di Hatusu. Immerse le gambe nell'acqua fresca. L'avrebbe portata nel suo harem, le avrebbe insegnato chi era il padrone! Batt i piedi nervosamente nell'acqua, con gran sorpresa dei cortigiani.
Quella battaglia aveva cambiato tutto, ogni famiglia, ogni trib aveva perso degli uomini, e vi erano innumerevoli feriti e invalidi. I carri e le armi dei mitanni erano sparsi per il deserto o erano esposti nei templi di Tebe come trofeo di guerra. Prima di andare in Egitto, era sceso nelle cripte dove teneva il suo tesoro e aveva guardato con orrore i forzieri vuoti; aveva speso tutto in anni, provviste e mercenari, invano! La notizia della sconfitta era arrivata fino alle selvagge trib di Canaan e oltre il Grande Mare Verde. Tushratta voleva vendetta, i suoi generali avevano radunato archi, carri, giavellotti e truppe fidate, ma la rivincita si era dimostrata come la volta del cielo, bellissima ma irraggiungibile.
"Non possiamo radunare un esercito adeguato aveva detto un generale "e se lasciamo il regno sguarnito... " Non aveva continuato, perch era prudente che il re ci arrivasse da solo.
"Gi, lasceremmo le frontiere indifese aveva commentato Tushratta "e le trib selvagge saccheggerebbero le nostre citt.
E poi ci sono i raccolti" aveva aggiunto un altro generale.
Purtroppo occorreva riempire i magazzini di provviste, non li si poteva lasciare vuoti. Tushratta guard l'acqua. Aveva lottato con le unghie per salire al trono, aveva ucciso, tradito, complottato. Per non avere rivali aveva strangolato tre fratellastri. Per giorni e giorni si era rigirato nel letto, meditando la vendetta. Non poteva muovere guerra all'Egitto, perch Hatusu era pi pericolosa di un cobra. Il suo trionfo l'aveva resa una dea per i suoi uomini. Se i mitanni avessero di nuovo perso... L'acqua divenne improvvisamente gelida. Doveva stare attento a ogni clan o trib dei mitanni. La sua corte era un branco di lupi, aveva gi dovuto usare mille pretesti per sopprimere i generali pi pavidi e tentennanti, dopo la sconfitta. Aveva spento ogni fermento di rivolta, ma la ribellione covava sotto la cenere. La sua sorellastra Wanef gli aveva consigliato di essere prudente: "Lascia che l'Egitto s'impigrisca nel lusso, lascia che Hatusu ingrassi nell'ozio, e intanto raccogli le forze. Un giorno l'Egitto sar tuo e io ti vedr giocare con Hatusu nell'harem".
Wanef era la sua amante e consigliera, e proponeva la pace invece dei venti di guerra delle teste calde.
"Bacia il terreno ai suoi piedi, inchinati, prometti! aveva detto.
Tushratta aveva obbedito a malincuore. Il regno aveva bisogno di pace, i mercanti chiedevano rotte sicure. Aveva accettato l'umiliante ultimatum di Hatusu, era venuto in Egitto per acconsentire alle sue proposte. Quando gli ambasciatori se ne andavano, era schiumante di rabbia, e Wanef lo calmava: "Pensa al futuro, mio signore...
Uno scriba che si era accorto del suo cipiglio decise d'intervenire.
"A cosa state pensando, signore?
"Penso al trattato di pace... "
Lo scriba apr uno scrigno e srotol una pergamena. Tushratta chiuse gli occhi. "Leggi! "
Dopo un momento lo fece star zitto e si congratul con se stesso per essere riuscito a mantenere la calma.
Per fortuna, Wanef si stava dando da fare a Tebe. I suoi uomini si nascondevano come volpi tra le rocce, pronti a balzar fuori. Lui doveva solo prendere tempo prima di firmare il trattato. Mentre lo baciava, nel cuore della notte, Wanef gli aveva sussurrato: "Falle credere di aver vinto, lasciala amoreggiare col muratore Senenmut, lascia che si pavoneggi, verr anche il nostro momento. "
"Ma ci vorranno anni aveva protestato.
"La vendetta  un piatto che va gustato freddo. Ora ascolta...
Gli aveva parlato di Sinuhe e delle sue mappe che indicavano le piste per andare a prendere le spezie preziose a Kush e a Punt, e le rotte attraverso il Grande Mare Verde. E poi gli aveva parlato della meravigliosa ametista del tempio di Anubi.
"Cosa daresti per possedere l'orgoglio d'Egitto? "
Ma Hatusu grider vendetta!
"Non potr provarlo.
Tushratta aveva riso per la prima volta dopo quella terribile battaglia, quando aveva lasciato dietro di s pile di caduti alte come un uomo.
Ma come farai? le aveva chiesto.
Wanef si era avvolta nel lenzuolo ed era scesa dal letto. Non era bellissima, ma era maliziosa e perversa nell'amore come nei piani di battaglia. Tushratta si fidava di lei. Gli aveva mostrato qualcosa in una segreta del palazzo, e Tushratta l'aveva abbracciata e aveva battuto le mani. Poi le aveva sussurrato: "Se ce la farai, avrai tutto ci che vuoi!.
"Ora ascoltami, mio signore...
Era uno dei suoi complessi piani. Tushratta ammirava l'astuzia del suo ragionamento. Gli aveva parlato dell'arroganza di Hatusu, delle spie che si potevano comprare a Tebe. Tushratta era entusiasta di come fosse riuscita a tessere quella tela d'informazioni preziose. Rimpiangeva di non averla ascoltata prima di lanciare quella campagna militare sventurata attraverso la Strada di Horus, nel Sinai.
"Sei sicura di riuscire?
Va' in Egitto, fratello, bacia le unghie dipinte della puttana d'Egitto, mentre organizzeremo insieme un intrigo dopo l'altro. Toglile il suo manto glorioso. La puttana non avr prove, e intanto passeranno i mesi e gli anni, la gente lo sapr, comincer a ridere, a sussurrare che gli dei non sono con lei. I nemici la ridicolizzeranno. Oh, lei batter il piede e ci chieder questo e quello, ma proprio qui sta il bello: anche lei avr firmato il trattato, anche lei sar vincolata dalle sue clausole, e se si ribella noi affermeremo che non sta ai patti, che cerca solo un pretesto per muoverci guerra. Noi saremo le vittime, e lei l'aggressore.
Con un gesto espressivo, gli aveva indicato come sarebbero divampate le discussioni, e come gli argomenti di Hatusu potevano essere ribaltati con l'arte della menzogna.
Nel frattempo, ci rafforzeremo, alleveremo cavalli da guerra, costruiremo carri, apriremo nuove vie commerciali e ci copriremo d'oro.
Tushratta era rimasto piuttosto tiepido: E se falliamo? E se i nostri piani finiscono in cenere?.
Wanef era sbiancata. Tushratta non perdonava gli errori.
"Cos'abbiamo da perdere? aveva replicato ridendo nervosamente. "Che prove avr Hatusu? Diremo che i suoi sospetti non sono altro che pretesti per muoverci guerra!
"Dolce vino per le mie labbra aveva mormorato Tushratta. "Un vino che sciacquer la mia bocca dall'acre sapore della sconfitta. Per, e gli altri? E Hunro, Snefru, Mensu? I miei consiglieri ci accompagneranno in Egitto. Approveranno il piano, ma potremo fidarci di loro? "
Wanef gli aveva solleticato il collo.
"Ora parliamo di loro... "
Tushratta sorrise di piacere e s'immerse nell'oasi. Un capitano della sua guardia lo chiam per avvertirlo che erano arrivati dei messi da Tebe.
Il re allontan gli altri, mentre il capitano lo aiutava ad avvolgersi in un lenzuolo.
- Stanno aspettando ai margini dell'accampamento gli spieg.
- Descrivili!
- Sono arrivati sui dromedari, bene armati. Non ci hanno mostrato i loro volti. Dicono di essere stati mandati dalla principessa Wanef, e vogliono parlarvi privatamente.
- Quanti sono?
- Tre.
- Porta il capo nella mia tenda, e metti di guardia le sentinelle mute!
Tushratta si mise un manto di broccato e and nella sua tenda. Un gruppo di nani neri, vestiti solo di un esiguo perizoma, chiacchierava sotto una palma. Il re sorrise, al pensiero di cos'avrebbe combinato Wanef a Tebe. Schiocc le dita e il ciambellano lo introdusse nel fresco interno. Si sistem su una pila di cuscini, davanti a una coppa di vino fragrante e a un piatto di prugne mature. Un assaggiatore si mise all'opera, prima che Tushratta potesse mangiare e bere. L'inviato della principessa entr come un'ombra. Si chin fino a toccar terra con la fronte, e Tushratta lo fece rimanere in quella posizione a lungo, prima di farlo sedere. L'uomo voleva togliersi il barracano, ma il re gli disse: - Mi basta guardarti negli occhi. Paria senza muoverti e sarai salvo!
Il messo si gir di scatto e vide entrare nella tenda due arcieri di Kush, col gonnellino bianco e l'armatura di cuoio.
- Vieni da Tebe?
L'uomo annu.
- Vi porto grandi notizie, signore. Ci che  prezioso per l'Egitto sar presto nostro.
- E le mappe? - Cerc di dominare la sua eccitazione.
- Ci che  prezioso per l'Egitto sar presto nostro - ripet il messo.
- Presto?
- La signora Wanef preferisce essere prudente e attendere di essere al sicuro.
- E l'altra questione?
- Tutto funziona come previsto.
- E il sarcofago di Benia?
- Wanef chieder che ci sia restituito.
Tushratta ripens al bel volto mummificato della sorella, sepolta accanto all'odioso Tutmosi I. Digrign i denti, perch detestava il padre di Hatusu ancor di pi della figlia. Non aveva mandato i suoi carri attraverso il Sinai a saccheggiare gli indifesi villaggi di Canaan? Tushratta aveva voluto depredare la sua tomba e strappargli il cuore, ma aveva perso la guerra. Fortuna che Wanef gli offriva ora una nuova opportunit.
- Sai cosa devi fare?
- S, mio signore.
- E il fabbro?
Il messo evit il suo sguardo.
- Hai fallito, vero? - s'irrit il sovrano.
- Signore, ho gi informato la signora Wanef che Belet ha ottenuto la grazia dal giudice Amerotke.
- Amerotke!
Tushratta guard gli arcieri di Kush alle spalle dell'uomo. Wanef gli aveva sempre detto che Amerotke e il muratore Senenmut erano i pi pericolosi consiglieri della sovrana. Wanef lo aveva avvertito, quando il piano fosse iniziato, Hatusu avrebbe chiesto aiuto a Senenmut e Amerotke avrebbe cominciato a fare ampi cerchi sulle loro teste come un avvoltoio. Bisognava stare in guardia...
-  essenziale che il fabbro si pieghi. - Tushratta ansimava per la collera, sbuffando dalle ampie narici. - Questi sono gli ordini, manda i nostri saluti alla principessa Wanef.
Il messo se ne and e Tushratta si mise a masticare rumorosamente una prugna dopo l'altra, pensando a un sistema per eliminare Amerotke. Per ora era andato tutto bene...
Batt le mani per chiamare il ciambellano, e gli ordin di dire ai sacerdoti di preparare un sacrificio per il tramonto. Quella notte sarebbe andato nel deserto e avrebbe sacrificato un prigioniero per chiamare in aiuto le sue divinit oscure contro gli dei dell'Egitto.

3.

Amerotke entr nell'oscura camera d'imbalsamazione sotto il tempio di Anubi. Le alte e strette feritoie lasciavano passare qualche raggio di sole, ma nemmeno i lumi riuscivano a rischiarare quella tetra e opprimente atmosfera, che sapeva di natron e di spezie per l'imbalsamazione. Tra i fumi d'incenso emergeva una grande statua di granito di Anubi con l'iscrizione che invitava a non proferire menzogne davanti a quel dio, perch sarebbe stato un sacrilegio abominevole.
La stanza contrastava notevolmente con i lussuosi saloni di rappresentanza, dagli affreschi a vivaci colori come gemme sulle bianche pareti, o con il parco lussureggiante dai freschi laghetti ornamentali all'ombra delle acacie e dei sicomori: solamente l'ululato dei cani sacri nella fossa a un'estremit del tempio turbava la sua pace.
Il tempio era affollato di sacerdoti in processione, queruli postulanti, studiosi dalle spalle curve a forza di chinarsi sui libri nella Casa della vita. L'oscura camera d'imbalsamazione, per, era diversa. Le ombre degli imbalsamatori chini sulle salme sistemate sulle tavole di pietra s'intravedevano appena. Uno dei cadaveri era di una donna, l'altro era quello di un uomo ridotto a brandelli, che destava le preoccupazioni di chi lo doveva preparare per l'estremo viaggio.
Nell'oscurit comparve la testa calva e il volto forte e atticciato di Senenmut. Un uomo d'infinito talento, il vero potere dietro il trono d'Egitto. I cortigiani dal volto dipinto e dalle mani delicate sogghignavano, considerandolo un plebeo, un muratore, come lo chiamavano, dal momento che era semplicemente un costruttore divenuto in seguito soldato e uomo politico. E in effetti, in quel momento, sembrava proprio uno scalpellino, con le spalle muscolose sudate e la semplice tunica di lino, priva di ornamenti. Amerotke voleva inchinarsi, ma l'altro gli strinse la mano e gli ordin di seguirlo.
Lo port in una camera nuda: qualche sgabello intorno a un tavolo, gli scaffali pieni di giare di terracotta, le pareti sfregiate da rozzi disegni osceni. Una donna ammantellata, la testa coperta da uno scialle di lino, li stava guardando. Quando riconobbe Hatusu, Amerotke stava per genuflettersi ma lei scosse il capo. Era l'imperatrice delle due Terre, colei che portava il manto regale e la duplice corona, ma in quel momento aveva deposto le insegne del potere. Li fece sedere e indic i graffiti: - Gli uomini non cambieranno mai. Mio signore Senenmut, non pensi che gli amanti che provassero quella posizione avrebbero presto male al collo e alla schiena?
Il visir tossicchi e distolse lo sguardo. Hatusu rise dietro le unghie tinte di verde.
- Mi piace questo posto, possiamo accantonare le cerimonie: nessuno ci potr sentire. Come sta il nostro giudice?
-  un piacere rivedere il vostro volto.
- Ci credo, ma lasciamo perdere i salamelecchi, io non dovrei essere qui.
- Neanch'io dovrei essere qui, ma di cosa dovremmo parlare se ci fossimo?
-  il mio solito Amerotke, franco ma un po' impacciato!
Hatusu scacci una mosca, mentre Senenmut serviva a tutti del vino.
- Ci sono tre cadaveri: quello di Nemrath, quello di una danzatrice e quello di Sinuhe il viaggiatore. Gli araldi ti avranno gi spiegato tutto, anzi, dove sono?
- Nell'anticamera, mia signora.
Hatusu bevve una coppa di fresco vino bianco.
- Bene, in questo tempio ci sono i quattro ambasciatori dei mitanni: Wanef, Hunro, Mensu e Snefru. I tre uomini sono potenti rappresentanti delle trib guerriere. Odiano me e l'Egitto, per sono obbligati a trattare.
- E la donna?
- La sua presenza ha fatto inarcare le sopracciglia di qualcuno. - La regina rise. - Tushratta non voleva inchinarsi a un faraone femmina e ha mandato la sua sorellastra. Ci vuole una donna per conoscere un'altra donna.
- Per non  tutto - disse Senenmut.
- Senenmut  sempre corretto: Wanef  la principale consigliera di Tushratta, spietata e astuta. Vuole la pace, la riapertura delle frontiere e dei commerci, un'alleanza militare e le nozze tra la figlia di Tushratta e mio cugino.  una bella ragazza, quindi lui non si opporr di certo.
- Cos'altro vogliono? - chiese il giudice.
Hatusu batt un colpo sul tavolo: - Vogliono anche la restituzione della mummia di Benia. Mio padre aveva pi concubine delle piume di un uccello. Benia era sorella di Tushratta, nondimeno fu molto amata e rispettata.
- Ma  morta e sepolta!
- Gi, ma vogliono inumare la sua mummia nel mausoleo reale nella loro capitale.
- Ma nessuno sa dove sia la tomba di vostro padre.
- Io lo so - sorrise lei.
- E non ci sono problemi?
- Ho udito certe voci sulla sua morte, non so, ma per ora non parliamone. Vogliono anche il libro di Sinuhe.
- Ne ho sentito parlare.
- Tutta Tebe sa chi fosse. Era un navigatore e un grande esploratore, carico di preziosi ricordi. Conosceva le rotte marine, le piste carovaniere, i sentieri e le oasi del deserto. Ora il suo corpo  stato ripescato dal Nilo. I vicini dicono che ieri mattina era uscito di casa con una bisaccia e un pescatore lo ha visto andare alle rovine del tempio di Bes. E adesso  morto, e il manoscritto  scomparso.
- Colpa dei mitanni?
- Forse. E poi hanno rubato la Gloria di Anubi.
Hatusu si stiracchi elegantemente e sorrise all'amante.
- Veniamo ai delitti del tempio. Una danzatrice  stata avvelenata in uno dei padiglioni. Il giorno prima era successo ad alcune pecore e ai pesci di una fonte sacra.
- Se le morti sono successive all'arrivo dei mitanni, devono essere stati loro; fino a che il trattato non  stato firmato, siamo ancora in guerra.
- Lo so, Tushratta si  portato i suoi squadroni di carri all'oasi delle palme. Non c'incontreremo finch la pace non sar stata firmata.
- Ma perch dovrebbero fare tutto questo? - si chiese Senenmut.
- La divina sovrana sa bene che Tushratta non s'inchiner mai a una donna - rispose Amerotke.
- Io sono il faraone d'Egitto!
- Per noi, s, ma Tushratta pu crearci dei problemi. Un furto, qualche omicidio, magari la sottrazione del volume di Sinuhe. Anche i loro mercanti vogliono conoscere le piste pi rapide per la terra di Punt e per il golfo. Magari intendono navigare anch'essi sul Grande Mare Verde.
Si accorse dello stupore di Senenmut.
- Non ci credete, mio signore? Non credete che abbiano commesso quegli omicidi e abbiano rubato la Gloria di Anubi mentre stanno firmando il trattato di pace? Pensate che i loro sacerdoti vieterebbero un simile sacrilegio, dal momento che anch'essi venerano un dio sciacallo?
- Ammetto che vorrebbero beffarci, per tutto ci potrebbe essere stato organizzato da qualcuno che vuole umiliarci ai loro occhi, o da un traditore al soldo di Tushratta.
- Un traditore?
- I politici nascondono molte cose, come le acque del Nilo - disse la regina. - Hai conosciuto Weni e Mareb. Weni  il mediatore ufficiale del trattato di pace, ma sappiamo che  stato corrotto da Tushratta. Oh, non esserne sorpreso, ha obbedito ai nostri ordini! Weni ci  fedele, ma volevamo che i mitanni credessero di avere una spia nel nostro campo. La principessa Wanef manda i suoi rapporti a Tushratta, ma uno dei suoi messi ha avuto un piccolo incidente e i nostri cani di scorta sono subito corsi ad aiutarlo.
- E hanno dato un'occhiata alla corrispondenza?
Hatusu si limit a sorridere.
- Credevamo di essere furbi - disse Senenmut - ma abbiamo scoperto che c' veramente un traditore a Tebe, che Wanef chiama nella sua lettera "la Iena".
Amerotke agit la sua coppa: - Cos i mitanni vogliono la pace e credono di aver corrotto Weni, ma in pi hanno una vera spia nel nostro campo, la Iena. Non pu trattarsi di Weni?
-  possibile - disse Senenmut.
- O qualcun altro, qui al tempio. Non sappiamo cosa stia combinando Tushratta - disse Hatusu. - Un bel mistero, vero? Io voglio la Gloria di Anubi e il volume di Sinuhe, e voglio sapere chi  l'assassino del tempio di Anubi. Ti unirai ai negoziatori e darai un'occhiata in giro.
Amerotke si guard intorno nella stanza oscura.
- Mi avete detto la verit, mia signora? La vostra mente  tortuosa come le spire di un serpente.
Hatusu chin il capo e lo guard maliziosamente: - Non sei un mio giocattolo. Non ti fidi di me, mio signore Amerotke? Questo non  un gioco, ti ho detto tutta la verit. Voglio che gli ambasciatori di Tushratta mi bacino i piedi, non voglio essere ridicolizzata davanti a tutto l'Egitto, non voglio che Tushratta rida di me! E poi, quelli che accompagnano Wanef non desiderano la pace, temo che dopo un paio di omicidi se ne vadano dicendo che io non ero in grado di proteggerli!
- Potrebbe succedere?
- I compagni di Wanef non perderebbero di certo l'occasione. - Hatusu si alz in piedi. - Ora gli ambasciatori stanno aspettando, e io non dovrei essere qui. Anche le mie guardie mi aspettano.
Amerotke si chin a baciare la mano dalle unghie verdi, e lei gli carezz una guancia: - Non sei un giocattolo o un cane da guardia, in quest'occasione sarai gli occhi e le orecchie del faraone.
Se ne and, e Senenmut batt sulla spalla di Amerotke: - Abbiamo un'altra ora, vuoi vedere i cadaveri?
Nella camera d'imbalsamazione, ispezionarono il cadavere della danzatrice. I suoi organi erano gi nei canopi sigillati, ma si doveva ancora estrarre il cervello dalle narici. Il tavolo sembrava il bancone di un macellaio. Amerotke era abituato alla morte, ma si sent ciononostante rabbrividire.
-  morta al servizio del dio e sar sepolta nel tempio - disse Senenmut.
Era stata una bella donna, dal corpo pieno, dalla vita stretta, e dalle lunghe gambe muscolose da ballerina. Ma gli imbalsamatori avevano annullato la sua bellezza. Amerotke fu rattristato al vedere quella giovent spenta all'improvviso come la fiamma di una lucerna.
- Come  morta?
Un medico calvo e dal lungo naso scosse il capo, poi apr una palpebra del cadavere e sollev il mento: - Ha gli occhi sporgenti e la bocca secca, come se avesse bevuto un liquido ardente. Aveva della schiuma sulle labbra - alz un braccio della morta e lo lasci cadere. - Le membra sono rigide come per il morso di un serpente.
- Presenta ferite?
Il medico scosse il capo.
- Aveva solo delle chiazze e dei piccoli tagli, come tutti.
- Una ragazza pu morire di un colpo apoplettico?
Il medico rispose annoiato: - Certo. Non aveva ingerito nulla di strano: pane, arrosto e una coppa di vino. Era gi passato del tempo, la digestione era finita.
- Perch pensate che l'abbiano avvelenata?
- Che altro pu essere successo? - rispose seccamente il medico. - Il fegato e la milza erano ingrossati e gli organi interni scoloriti; per il suo cadavere  rimasto l per tutta la notte, ed  difficile distinguere tra le cause della morte e gli effetti.
- Sempre che l'abbiano davvero avvelenata...
Il medico si morse le labbra e allarg le braccia: - Ci sono veleni cos potenti che bruciano come un fuoco. Tutto  possibile, mio signore.
Senenmut lo port al tavolo dov'era adagiato Nemrath. Il sacerdote era piccolo e grassoccio, pallido e dal collo taurino. Non era ancora stato imbalsamato, e la chiazza purpurea sul petto dimostrava chiaramente la causa della sua morte.
- Avete trovato altro? - chiese Amerotke. - Nemrath era giovane e robusto...
- Non ci sono graffi n segni di violenza - disse il medico, sollevando un braccio del sacerdote e lasciandolo cadere. - Le unghie non sono spezzate e non vi  nulla sotto di esse. Il cadavere non ha tagli n lividi.
Uno dei sacerdoti imbalsamatori and davanti alla statua di Anubi, allarg le braccia e inton un inno funebre.
Amerotke scivol su una chiazza d'olio, e tocc la pelle gelida del cadavere. Senenmut lo afferr per un braccio e gli disse di stare attento.
Il vecchio medico prese un coltello d'osso e sorrise: - L'hanno ucciso con una pugnalata al cuore. A parte il furto, non ci sono altri misteri nella sua morte.
Amerotke studi il manico nero del pugnale, a forma di sciacallo ghignante. La lama era lunga, stretta e acuminata.
- Come ha fatto l'assassino ad avvicinarsi a lui?
Il medico alz le spalle.
- L'hanno drogato?
-  impossibile!  vero che non abbiamo ancora estratto lo stomaco, ma non aveva n mangiato n bevuto nulla.
- Ci sono tracce di attivit sessuale?
Il medico si mise a ridere: - Per lui era sempre un dolore praticare l'astinenza per almeno tre giorni prima del rito della veglia.
- E non infrangeva mai la regola?
- Credete a me - sorrise il medico - non aveva toccato una donna per almeno un giorno e una notte. - Si gratt il cranio calvo e lo guard imbarazzato. - Questo delitto sar un caso difficile anche per il giudice della sala delle Due Verit! - Lo sospinse da una parte come per non farsi sentire da Senenmut. - In citt  gi corsa la notizia, e io stesso ho controllato: l'acqua non era stata turbata, la porta non era stata scassinata e non vi erano passaggi segreti. Eppure Nemrath  morto e la Gloria di Anubi  stata rubata!
Tra il fumo dell'incenso, Senenmut rimaneva cupo e immobile. Amerotke si chiese cosa stesse succedendo al tempio. Sulla parete della stanza erano dipinti i sentieri della Duat che portavano nell'oltretomba: alcuni erano vicoli ciechi, altri serpeggiavano come un cobra in un labirinto o come uno di quei giochi per bambini in cui non riesci mai a trovare l'uscita. Anche lui era in un labirinto: i mitanni avevano rubato l'ametista per provocare Hatusu, o l'aveva sottratta qualcuno del tempio per rivenderla o per contrastare la regina che era detestata dai sacerdoti? E poi, l'Egitto voleva realmente la pace? Hatusu era un'attrice consumata e portava molte maschere. Lei e Senenmut erano come ragni che tessevano tele intricate. Erano loro i responsabili del furto, per provocare una nuova guerra?
- Sei perplesso, mio signore Amerotke?
Senenmut lo guardava con espressione astuta. Stava sorridendo? La regina e il suo consigliere avevano organizzato un piano tortuoso per perseguire chiss quale scopo?
- S, ma siamo solo all'inizio. Vi assicuro che trover la Gloria di Anubi e smascherer davanti a tutta Tebe chi l'ha rubata.
Se, cos dicendo, voleva provocare una reazione nell'altro, rimase deluso.
- La terza vittima? - chiese al medico.
Questa volta dovettero coprirsi naso e bocca con un panno, perch il cadavere di Sinuhe era stato fatto a pezzi, e la faccia e il torso erano ridotti a brandelli. Una mano era scomparsa e le dita dell'altra erano semplici moncherini.
- Che Osiride abbia piet di lui - mormor il medico, dopo aver scoperto la salma.
- Per tirare fuori il cadavere dal fiume, hanno prima dovuto scacciare orde di coccodrilli - spieg Senenmut.
- Era morto prima di finire nell'acqua?
- Credo di s, ma non aveva ferite sospette - rispose il medico.
- Certo che era gi morto - disse Senenmut. - Sinuhe conosceva il pericolo dei coccodrilli.
Nonostante il panno profumato, Amerotke sent un odore di putrefazione. Gli imbalsamatori non potevano fare molto per ovviare ai danni prodotti dal Nilo. Rimise a posto il sudario e stava per andarsene quando not i resti degli abiti del defunto sotto il tavolo. Si pass tra le dita il tessuto strappato e insanguinato e guard i costosi sandali.
- Era un uomo ricco?
- No, come tutti i viaggiatori la sua ricchezza stava nelle storie che raccontava - rispose Senenmut.
- Qualcuno lo ha visto uscire quel mattino?
- Si  diretto all'alba, da solo, verso il tempio di Bes.
- Quindi doveva incontrarsi con qualcuno, perch i viaggiatori non si curano molto della loro apparenza esteriore, hanno visto tutto e nulla li pu impressionare. Invece, guardate qui: pur non essendo ricco, portava la migliore veste di lino pieghettato e i migliori sandali di canna. Sono sicuro che quando perquisirete...
- La sua casa  stata sigillata ed  sorvegliata dalle guardie.
- Ci penser io, e vedrete: scopriremo che aveva altre vesti pi povere.
Amerotke ringrazi il medico e lasci la camera mortuaria. Senenmut lo segu, chiudendo la porta alle sue spalle: - Cosa vuoi dire?
Amerotke si batt un dito sui denti e guard i raggi di sole che attraversavano le feritoie del sotterraneo: - Sinuhe non si curava della gente, eppure  andato in un tempio in rovina coi suoi abili migliori.
- Doveva incontrare un personaggio potente?
- No, non si curava di impressionare la gente. Immagino che il libro sia scomparso...
L'altro annu. Amerotke si sedette su di uno sgabello e si copr il volto con le mani: - Quindi si  vestito elegantemente ed  partito all'alba, portando il manoscritto in un tempio in rovina che ben conosceva. Non sappiamo chi ha incontrato, ma era sicuramente l'assassino, che gli ha rubato il libro e ha dato Sinuhe in pasto ai coccodrilli. Se avesse avuto un appuntamento con un tebano non si sarebbe vestito cos, quindi doveva impressionare uno straniero, qualcuno che non poteva invitare a casa sua.
- I mitanni!
- Questo pu avere un senso, i mitanni volevano il volume e volevano beffare Hatusu.
- E le altre morti?
- Sono un bel mistero. La danzatrice  stata avvelenata, ma non so come e perch.
- E Nemrath?
- Un altro mistero - sospir Amerotke. - Qualcuno  entrato, ha attraversato la fonte sacra, lo ha pugnalato, ha rubato l'ametista ed  fuggito senza aprire la porta e senza insospettire le guardie. E Nemrath, che era giovane e forte, non si  nemmeno ribellato. - Alz le braccia comicamente in segno di disperazione. - I mitanni ci aspettano?
- Tra un momento si raduneranno nella sala consiliare.
- Andiamo prima nella cappella dov morto Nemrath.
Snefru, uno degli ambasciatori dei mitanni, bevve un sorso di vino e si coric sul letto. Tir le zanzariere per proteggersi dalle mosche e si slacci le vesti. Rabbrivid, quasi le cortine fossero un sudario funebre. Era un cattivo auspicio? Guard il soffitto. Il vino faceva effetto, il sangue gli arrivava al volto e si sentiva pi calmo. Avrebbe dormito un po', cercando di sedare la sua collera.
- Non dovremmo essere qui - sussurr con la sua voce bassa e gutturale.
Aveva una gran voglia di chiedere un'udienza al sovrano, all'oasi delle palme. Lui era un guerriero, un comandante dell'esercito distrutto dalla puttana egiziana. Dovevano proprio inchinarsi alla sua volont, accettare tutto? Una ragazzetta ventenne che si proclamava un dio! Nel consiglio reale c'erano state violente dispute sul trattato di pace. Ricord il volto cupo del re, gli occhi profondamente incassati nelle orbite, il naso un po' storto, quella bocca meschina che li insultava sprezzante. E poi c'era Wanef, che era forse la sua amante, secondo il costume egiziano di portarsi a letto le proprie sorellastre che Tushratta aveva adottato. Snefru non voleva la pace, era un guerriero, che avrebbe preferito chiudere le frontiere, leccarsi le ferite, ricostituire un nuovo esercito e sferrare un altro attacco. Ma Tushratta aveva scosso il capo, aveva detto che sarebbero occorsi degli anni, che le casse erano vuote, che ogni clan, ogni trib aveva avuto gravi perdite. Avevano bisogno di riaprire le vie commerciali, di riavere indietro i prigionieri...
Wanef la pensava allo stesso modo, gli aveva suggerito eloquenti parole per convincerli, e insieme avevano vinto. Avevano raggiunto un accordo, poi erano andati tutti nel tempio del loro dio sciacallo, molto pi feroce e bellicoso di Anubi. I sacerdoti, coperti di pelli di cane, col sangue sulle mani e sulla faccia, avevano preparato le vittime sacrificali: due vergini e un giovanetto. Erano state distese sull'altare di pietra e il gran sacerdote aveva tagliato loro la gola per riempire una scodella del loro sangue.
Forse il sacrificio aveva funzionato. L'Egitto sarebbe stato vinto: la Gloria di Anubi non era stata rubata, e il manoscritto di Sinuhe, il famoso viaggiatore che era stato anche nel loro regno, non era forse scomparso?
Snefru chiuse gli occhi e si assop. Sogn di nuovo il sacrificio alla luce delle torce. Ud un rumore e apr gli occhi, atterrito. Come in una visione, gli si profil davanti una maschera da sciacallo e un corpo nascosto da un corsetto nero. Si sfreg gli occhi, convinto di essere visitato dal suo dio. Cerc di alzarsi ma le lenzuola erano legate intorno alle sue gambe. Un coltello gli sfior la gola e la testa di sciacallo si chin su di lui. Una voce sussurr: - Torna a dormire, Snefru.
Un attimo dopo era morto.

4.

Il tempio di Anubi era pieno di fedeli. I sacerdoti riempivano i vasi di giacinti e di fiori di loto e spargevano l'incenso nei corridoi per il sacrificio del pomeriggio. Senenmut aveva alzato il cappuccio per nascondere il volto, e anche Amerotke si era levato le insegne della sua carica. Da una porta laterale, entrarono nel giardino lussureggiante, ma l'abbaiare della muta sacra trattenne il passo di Amerotke; non lo avrebbe sopportato a lungo.
Senenmut si ripar gli occhi dal sole: - So cosa pensi, ma sono stati offerti da una remota trib del Sud. Strani popoli escono dalle loro giungle per recarci dei doni.
Gli mise una mano sulle spalle.
- Credi negli dei, Senenmut?
- Come te, credo nella gloria dell'Egitto e della sua sovrana.
- E nei vantaggi che ti sta portando.
Il visir sogghign.
Raggiunsero il cuore del tempio dai corridoi oscuri e male illuminati; dopo il furto sacrilego, ben poche persone potevano recarvisi. A ogni angolo vi era una guardia armata. Un cortile aperto li port alla cappella della Gloria di Anubi, che si trovava a fianco del tempio, in fondo a un corridoio. La pesante porta di cedro del Libano era stata riparata, ma bastava dare un'occhiata ai cardini di rame e alla serratura di bronzo per vedere che era stata forzata. Sfondare una porta del genere avrebbe svegliato l'intero tempio.
Tetiky li guard sospettoso, un po' discosto, con la mano sull'elsa della spada, ma Senenmut lo cacci via in malo modo prima che li potesse respingere. Amerotke esamin la porta e i muri, ma non vide nessuna crepa, nessuna apertura. Non poteva entrare nemmeno un topolino, da quella parte. Anche sotto la porta non vi era la minima fessura.
A un ordine del visir, Tetiky apr l'uscio. Subito di fronte, vi era una vasca lunga e larga approssimativamente tre metri. Senenmut schiocc le dita e Tetiky port una passerella di legno di cedro. La sistem cautamente in modo che potessero attraversare la fonte sacra. La cappella era oscura, senza finestre o lucernari. Odorava fortemente d'incenso e di fiori selvatici. Quando i lumi furono accesi, Amerotke guard la fonte. In molti templi vi erano simili trappole perch nessuno potesse entrare di nascosto; chiunque fosse arrivato, avrebbe avuto bisogno della passerella.
Alla tremula luce dei lumi, Amerotke vide le porte aperte del tabernacolo e la statua nera e dorata di Anubi, che pareva guardarli. Sull'altare vi erano i sacri piatti, gli incensieri e le acquasantiere. Gli affreschi sulle pareti rappresentavano efficacemente il giudizio di Anubi, che pesava il cuore dell'uomo con la piuma della verit. Gli occhi della statua erano verde smeraldo; dal pettorale appeso al collo mancava evidentemente una piccola gemma.
- Non possiamo rimettere la statua nel naos finch non avremo recuperato la pietra - disse Tetiky.
Amerotke guardava le macchie di sangue presso i cuscini e lo ignor. La cappella sarebbe stata impura fino alla soluzione del mistero. Guard l'alto soffitto, il pavimento di marmo e la pesante porta. Era un vero enigma: come era possibile che qualcuno fosse entrato per uccidere il sacerdote e rubare la gemma?
- Non c' un passaggio segreto - chiese ancora una volta a Senenmut.
- No, ma il mistero pu aspettare, a differenza dei mitanni!
Amerotke si pass dell'olio profumato sul volto e sulle mani in una stanzetta laterale. Senenmut fece lo stesso e si mise vesti pi sontuose - Sembro ancora un muratore, ma perlomeno non ne ho l'odore!
Poi salirono nella splendida sala consiliare, scelta appositamente da Hatusu per le alte colonne, le grandi finestre sul giardino profumato e i meravigliosi affreschi a vivaci colori che narravano le vittorie di suo marito Tutmosi II e la grande battaglia contro i mitanni dell'anno prima. Ma nel dipinto mancava il sangue dello spaventoso massacro, gli uomini fatti a pezzi, le nubi di polvere dei carri tonanti, gli avvoltoi che dispiegavano le ali prima di calare sulle carcasse dei caduti.
A un cenno di Senenmut, Amerotke torn coi piedi per terra. Tre persone li aspettavano al lungo tavolo di lucido legno d'acacia. Weni e Mareb erano in piedi, un po' discosti. I mitanni attesero un istante prima di alzarsi per andare incontro ai nuovi arrivati. Erano vestiti come gli egiziani, ma i loro abiti erano ricamati a colori vivaci. Hunro e Mensu avevano i capelli rasati e facce larghe e solide. I piccoli orecchini contrastavano stranamente coi tatuaggi e coi bracciali di rame da arcieri. Strinsero la mano ad Amerotke, parlandogli nella lingua franca che si usava in tutti i mercati del mondo. Ma la donna era diversa. Era un'Hatusu pi vecchia, pi piccola e grassoccia, con occhi dalle palpebre pesanti e zigomi alti da gatta. Il suo sorriso aveva un che di beffardo. Una volta doveva essere stata bella, ma la sua astuzia era quella di un cobra. Portava un'elegante veste bianca e una collana di gemme preziose sul collo sinuoso; i bracciali di cuoio dimostravano che era un'esperta auriga. Il suo volto forte non era truccato, e una parrucca lucida di oli con fili rosso oro copriva la testa rasata. Strinse la mano di Amerotke in maniera ben poco cerimoniosa.
- Chi non conosce il signore Amerotke?
Inarc un sopracciglio, come per invitarlo a ridere di se stesso.
- Non vi stupisce che conosca la vostra lingua? Io, per, sono sorpresa che un giudice cos importante partecipi ai negoziati, pur non essendo uno scriba, o un generale.
- Sapete perch  qui - disse Senenmut. - Non  il caso di scambiarci dei complimenti, principessa Wanef, il signore Amerotke deve aiutarmi in una certa questione.
- Parlate dei delitti? Della danzatrice, di Nemrath, il sacerdote, e dei resti di Sinuhe? - Fissava il giudice con gli occhi nerissimi. -  molto curioso. - Chin il capo a un nuovo ululato della muta sacra. - So che sono sacri, ma vorrei andare a dormire altrove!
Alla sua sinistra, Hunro corrug la fronte rozza e disse qualcosa nell'aspra lingua dei mitanni, poi indic il pavimento. Mensu stava per unirsi alla sua protesta ma Wanef giunse le mani in una comica preghiera, chiuse gli occhi e sospir: - I miei compagni vorrebbero continuare i negoziati e non comprendono quest'interruzione. Sono preoccupati del furto e dei delitti, e pare anche che pecore e pesci siano stati avvelenati qui al tempio.
- Sono soltanto bestie, e abbiamo la soluzione in pugno - disse Senenmut.
- Ma siamo al sicuro? - replic Hunro.
- Siete pi al sicuro qui che nelle vostre citt, e se acconsentirete alle nostre proposte lo sarete ancora di pi - disse il visir con voce strascicata.
Si sedettero al tavolo, e gli scribi apparvero con le loro penne e i loro calamai.
Davanti a Senenmut c'era una mappa della Strada di Horus nel deserto del Sinai. La riunione incominci: Wanef era un'astuta diplomatica, mentre gli altri due erano chiaramente avversi alla pace; Amerotke not le cicatrici sul collo e sulle spalle dei due guerrieri, segno di antiche ferite ricevute mentre difendevano le loro linee contro i carri di Hatusu. Dovevano aver perso amici e parenti in quell'orrendo massacro, e nella strage che ne era seguita. Non avevano voglia, sicuramente, di cedere a una donna. Ma l'autorit di Wanef era indiscussa, era lei a zittire i compagni e a trattare con Senenmut sulle truppe di frontiera, sui dazi sulle merci, sull'uso delle oasi e dei pozzi. Senenmut voleva chiaramente l'intero Sinai, agitatissimo, Mensu disse qualcosa nell'orecchio della principessa, ma lei lo zitti seccamente: - Snefru non  ancora arrivato, abbiamo bisogno del suo parere.
Senenmut schiocc le dita.
- Mareb, Weni, andatelo a chiamare! Non vorrei che si fosse sbronzato, quindi svegliatelo gentilmente.
I due araldi se ne andarono, e ci fu un intervallo. I servi portarono vino, uva, pane, formaggi e oca arrosto. Senenmut teneva viva la conversazione da esperto diplomatico qual era.
- Venite subito! - Mareb era entrato di corsa, sospingendo la sentinella. Era atterrito e non sembrava pi cos pomposo.
- Che c'?
- Non riusciamo a svegliare Snefru, mio signore Senenmut. I servi non l'hanno pi visto da quando si  ritirato a mezzogiorno.
I mitanni balzarono in piedi, e Mareb corse ad avvertire le guardie del tempio. Attraversarono il giardino e costeggiarono una vasca a cui si abbeveravano gli ibis e i fenicotteri. I mitanni occupavano la foresteria, un edificio a due piani con il tetto a terrazza e grandi finestre dalle imposte decorate. Gli alberi ombrosi che la circondavano rendevano l'interno fresco e piacevole. Al piano terra vi erano cucine e sale da pranzo; a quello superiore, accanto alle scale che davano sulla terrazza, le camere degli ambasciatori, dalle porte di dura acacia. Weni li aspettava davanti alla stanza di Snefru, molto agitato. Wanef lo spinse via mentre stava ancora bussando.
- Siete sicuri che ci sia?
Una delle guardie comparve dalle scale che davano sul tetto, in uno sferragliare d'armi.
- Io ero di guardia a piano terra, quando si  ritirato. Ha voluto un grappolo d'uva e un boccale di vino, poi se ne  andato a riposare e non  pi sceso.
- Chi  entrato in questo edificio?
Il mercenario scosse le spalle. Non badava molto a quello che combinavano quegli stranieri.
- Io sono pagato per controllare che non ci siano serpenti n scorpioni, mia signora. C' un continuo andirivieni, comunque nulla di sospetto.
Amerotke buss alla porta.
- Perch eri sul tetto? - chiese Senenmut.
- Sono andato a vedere se le imposte erano aperte, e invece erano chiuse.
Senenmut scese, accompagnato da Amerotke. Presero una panca, fecero allontanare i mitanni e si misero a sfondare la porta. I cardini di cuoio cedettero e poterono entrare nella stanza buia, che sapeva di chiuso. Scorsero una sagoma sul letto, e Mareb si precipit ad aprire la finestra. Amerotke grugn, vedendo che l'ambasciatore era sicuramente stato ucciso. Il corpo era in una strana posizione contorta, aveva gli occhi sgranati, le mani alzate e la schiuma alla bocca.
- L'hanno spaventato a morte - mormor Senenmut.
Amerotke vide che i muscoli del cadavere erano rigidi.
I mitanni entrarono nella stanza. Hunro e Mensu non sembravano molto commossi, ma bofonchiavano tra di loro nel loro gutturale dialetto. Wanef intervenne, e Hunro le indic, aggressivo, il cadavere. Wanef guard il giudice, ma il suo era uno sguardo astuto o minaccioso? Si mise al dito un anello e ordin ai compagni di seguirla.
- Il sigillo di Tushratta - spieg il visir.
- Non sembrano molto commossi.
Senenmut si chin sul volto rigido e ossuto del cadavere.
- I mitanni non si amano; il loro regno  una federazione di trib, e Tushratta  re di tutti perch  il pi astuto dei capiclan. Gli uomini odiano Wanef, e lei odia loro. Hunro e Mensu si detestano cordialmente. Tushratta  furbo come uno sciacallo, sa che non lo tradiranno perch ognuno sorveglier gli altri. Bene,  un omicidio?
Weni rimaneva sulla soglia, e il compagno accanto alla finestra, entrambi in silenzio. Amerotke gir il cadavere.
- Abbiamo visto cose simili nella camera mortuaria: membra rigide, ma nessuna ferita apparente. Vi sono solo dei piccoli tagli sul petto, e segni rossastri sul collo e sul fianco. Ma possono essere i morsi delle pulci...
Not le vesti slacciate e la coppa vuota, sul tavolo dall'altra parte della camera. Del grappolo d'uva rimanevano solo i piccioli.
- Snefru ha bevuto, ha mangiato l'uva e ha chiuso la finestra. Le imposte erano chiuse, Mareb?
Quello accost uno dei battenti e ne tocc il fermo di legno.
- Sbarrate - rispose.
- Poi si  coricato per riposare.
Amerotke guard le imposte.
- Si  slacciato le vesti. Perch, Mareb?
- Per avere pi fresco, mio signore.
- Giusto, aveva avuto una giornata faticosa e queste sono le ore pi calde. Ha bevuto e si  coricato - Ma non avrebbe dovuto lasciare la finestra aperta? - disse Senenmut.
- Proprio cos, mio signore Senenmut. Quando abbiamo sfondato la porta, faceva un caldo terribile qui dentro. Perch lasciar fuori la brezza pomeridiana?
- Voleva forse che la stanza fosse pi silenziosa?
- Il tempio di Anubi non  cos rumoroso!
- Forse voleva stare solo, o aveva paura. Non aveva sbarrato la porta col catenaccio?
- S, s,  vero.
Il letto era una semplice branda di canne con una testiera ornamentale e una zanzariera di lino trasparente.
- Come morto? - chiese Wanef.
Amerotke vide che i mitanni si trovavano di nuovo sulla soglia.
- I miei compagni pensano che sia stato ucciso, e non si sentono sicuri qui.
Entr languidamente nella stanza. Portava ancora l'anello col sigillo.
- Allora potete andarvene - disse Senenmut. - Ma questo vorrebbe dire che intendete accusare la divina Hatusu, e sarebbe una menzogna sacrilega e abominevole!
Wanef sollev le mani in un gesto di pace. La gemma dell'anello aveva la forma di una testa di cane. Si rivolse ad Amerotke, continuando a guardare Senenmut: - E voi credete che sia stato assassinato?
- Pu aver avuto un colpo o essere stato morso da un serpente.
Wanef si mise a ridere, ma Amerotke la ignor.
- Cosa pensate realmente? - lo incalz la donna.
In quel momento arriv il medico della camera funeraria con un assistente. Fece un cenno di saluto ad Amerotke e and presso il letto. L'assistente gli diede un coltello e cominci a togliere le vesti di Snefru.
- Bene, bene, bene. Un bel cadavere! Doveva essere un guerriero, a giudicare dalle braccia forti e i polpacci muscolosi. Il volto  composto ma la morte  stata violenta.
Wanef si avvicin, furiosa, ma il medico la tranquillizz: - Pace, pace, mia signora, ma non toglietemi la luce, vi prego! Anche voi, mio signore Mareb. - Mareb si scost dalla finestra, e il medico gir la salma, poi continu, come se stesse facendo lezione alla Casa della vita: - La pelle  appiccicosa, le membra rigide. Presto comincer la putrefazione. Il ventre  gonfio, dilatato.
Esamin le natiche del corpo, poi lo volt di nuovo.
- Ha avuto un colpo? - domand ironicamente Wanef.
- No, e non  nemmeno volato gi dalla finestra!
- Ne siete sicuro? - chiese Amerotke.
Il medico lo guard duramente: - Mio signore, voi conoscete le leggi, io la medicina. Non ci sono segni di violenza.  morto nel letto?
Il giudice annu.
- Un caso come gli altri che abbiamo di sotto. - Copr la salma con le lenzuola.
Amerotke guard timoroso Senenmut: - Veleno?
- Temo di s, mio signore.
Il medico si chin sul cadavere, gli apr la bocca e gli controll i denti, poi gli annus le labbra e si pul con un panno che l'assistente gli aveva passato.
- Ha mangiato e bevuto, ma non ci sono odori sospetti. I veleni assunti per bocca dovrebbero chiazzare la gola e le gengive... non capisco come sia morto... pu essere stato avvelenato, ma vorrei studiare meglio il cadavere.
- Non vogliamo che un egiziano tagli a pezzi Snefru come se si trattasse di un agnello al macello - protest Mensu.
-  necessario - disse Wanef. - Del resto il corpo dovrebbe essere comunque imbalsamato.
Ci fu un momento di confusione con l'arrivo di altri assistenti che aspettavano nel corridoio. Il corpo fu portato via in una rozza bara. Senenmut chiuse la porta: - Mio signore Amerotke, tu sei il giudice della sala delle Due Verit. Ignor il grugnito sarcastico di Hunro. - Cosa pensi che sia accaduto?
- Snefru non  stato ferito e non ha avuto un colpo, quindi lo hanno avvelenato. - Indic il piatto e il boccale coperti di mosche. - Non credo, per, che il veleno fosse nel vino.
- Come lo sapete? - ironizz Mensu.
- Siamo in Egitto, un paese avverso al vostro, e credo che Snefru sia stato molto attento a quello che mangiava e beveva.
Wanef si sedette su uno sgabello, con aria abbattuta.
-  vero - continu il giudice. - Voi non vi fidate di noi, e neanche noi ci fidiamo di voi. Nei banchetti ufficiali avete i vostri assaggiatori e siete molto cauti, vero?
Wanef annu.
- E se volete qualcosa, andate direttamente a prendervelo nelle cucine del tempio, e cos avr fatto anche Snefru.
-  vero.
Amerotke guard dalla finestra il giardino soleggiato, ricco di api e di farfalle. Nell'aria si percepiva la fragranza delle piante esotiche importate dal Libano e da Canaan. Da un cortile pi distante si udiva il rumore di un carro. Gli unici altri suoni erano i canti provenienti da una delle cappelle e il feroce abbaiare della muta sacra. Amerotke ricord l'uomo che aveva condannato a morte quel mattino. Doveva parlare col guardiano dei cani e dar loro un'occhiata.
Senenmut tossicchi impaziente, e Amerotke disse: -  un omicidio. Snefru era andato a prendere in cucina cibo e bevande, e ha chiuso le imposte, cosa che un uomo accaldato non avrebbe mai fatto, anche se non  poi una cosa cos strana - indic le mosche che ronzavano sulla coppa - pu darsi che gli abbiano dato fastidio. Comunque, ha mangiato e si  coricalo. Weni e Mareb bussano ma lui non risponde. - And alla porta e indic la chiave nella toppa. - Chiusa dall'interno. Non  passato nessuno da questa parte. Snefru non ha lasciato entrare nessuno, eppure lo hanno ucciso.
- L'assassino pu essere passato dalla finestra - disse Mensu.
Amerotke guard il davanzale, senza trovare nessuna traccia. Prov a chiudere le imposte coi fermi di legno.
- Quando sono andato alla finestra, erano chiuse - ripet Mareb.
Amerotke si batt sui denti con il pollice e scosse le spalle.
- Anche se scoprissimo come  entrato l'assassino - disse Wanef non sapremmo come ha ucciso Snefru senza che desse l'allarme. Era un guerriero, avrebbe resistito.
- Sentiamo che cosa ci dir il medico.  un mistero, ma sicuramente Snefru  stato avvelenato in questa stanza.
Diede a Weni la coppa: - Portala al medico e digli di esaminarla e di comunicarmi personalmente i risultati della ricerca.
Wanef si alz in piedi.
- Cos non sappiamo come  morto, n chi  stato.
- E soprattutto perch l'hanno ucciso.
Amerotke guard il volto astuto della principessa.
Era pi facile capire i suoi compagni: anche tra gli egiziani vi erano persone come loro nell'esercito, guerrieri coraggiosi che preferivano la battaglia ai negoziati, che non avevano nessuna voglia di trattare con la regina che li aveva duramente sconfitti. Anche Snefru era stato un tipo del genere, ma quella donna astuta e beffarda...
- Siete sconvolta, mia signora? - chiese all'improvviso.
Wanef fece una smorfia.
- Sconvolta? Snefru non era un mio parente, ma era un buon guerriero, uno dei favoriti di Tushratta, come i miei due compagni, del resto - si affrett ad aggiungere.
- Voleva la pace?
- Non  affar vostro, era un ambasciatore...
Amerotke avanz verso di lei.
- Sono addolorato per questa morte, ma qui siamo in Egitto, e voi avete subito puntato il dito contro di noi, senza sapere chi  l'assassino.
Mareb tossicchi: - Mio signore...
Wanef sorrise: - Lasciate parlare il giudice, questo non fa parte dei negoziati! Volete dire che uno di noi ha ucciso il signore Snefru?
-  una menzogna! - La mano di Mensu corse a un'inesistente spada.
- Non siate cos impetuoso - ribatt Amerotke.
- Tutti possiamo essere colpevoli o innocenti, ma se vogliamo la verit dovete lasciare che io faccia delle domande.
- Prego. - Wanef zitt i due generali e torn a sedersi.
- C'erano delle dispute tra di voi?
Wanef guard i compagni e scosse il capo.
- Quindi era vostro amico.
- S, era uno di noi, un nobile capoclan - afferm Hunro.
- Non ci sono faide tra i mitanni?
Tutti scossero il capo.
- Se proprio volete saperlo - aggiunse per Wanef
- non tutti i mitanni vogliono la pace.
- E Snefru?
- Ho risposto alla domanda, mio signore.
Di nuovo quel tono beffardo e astuto...
- Snefru sar pianto dal suo clan e dal suo sovrano. E anche da me, naturalmente - continu.
Era chiaro che Snefru non era amato dagli altri tre mitanni. Amerotke aveva avuto la sua risposta.
- Aggiorniamo a domani la riunione - propose Senenmut. - Il signore Amerotke si fermer al tempio, e faremo preparare delle stanze per lui e per i suoi servi. Mia signora... - Apr la porta.
Wanef s'inchin cerimoniosamente al giudice e se ne and, seguita dai suoi compagni.
Senenmut fulmin Mareb con lo sguardo: - Quello che avete sentito non dev'essere ripetuto a nessuno.
- Sono un araldo, mio signore!
Senenmut sospir e corrug la fronte, appoggiandosi alla porta e battendo le dita contro le anche.
- I mitanni si stanno uccidendo tra di loro?
-  impossibile - ripose Mareb - qui in giro c'erano solo egiziani!
- Allora chi  stato?
Senenmut apr la porta in modo da non far scorgere la sua espressione a Mareb: - Mio signore Amerotke,  un sentiero che hai gi percorso pi volte. Nel tempio si aggira l'ombra di Seth.
- E continuer a uccidere - disse cupamente il giudice.
Amerotke guard il catenaccio. Era strano che tutti quei misteri riguardassero porte e serrature: il furto dell'ametista, l'assassinio di Snefru, la strana avventura di Belet... C'era un filo comune? Nulla di ci che era successo era dovuto al caso, c'era un complotto contro l'Egitto, e se lui avesse commesso Terrore di separare i vari delitti non sarebbe riuscito a cogliere la logica del responsabile.

5.

Il medico copr col sudario la salma di Snefru. Amerotke aspettava da ore di potergli parlare. Il sole cominciava a tramontare, il calore si attenuava e i sacerdoti si preparavano per il sacrificio serale. Nel tempio echeggiava il coro delle heset, che inneggiavano alla gloria di Anubi.
- Ma la Gloria di Anubi  scomparsa - comment il medico amaramente, dopo aver ordinato all'assistente di imbalsamare la salma. - Il dio non sar contento di noi!
Port Amerotke in una nicchia piena di canopi, si sedette sul tavolo e offr al giudice l'unico sgabello.
- Che ne pensate dell'ametista? - gli chiese questo.
Il medico si fece ancora pi cupo: - Sono qui sin da quando ero bambino, prima nella Casa della luce, poi in quella degli scribi. La Gloria di Anubi era il tesoro del tempio. Nessuno sa da dove venisse, forse da una grande roccia caduta dal cielo.
- Ma non sar tornata in cielo, spero!
Il medico si allacci meglio i sandali e scroll le spalle: - Si dice che il dio se la sia ripresa!
- Ma n io n voi ci crediamo!
- Oh, io penso che l'abbiano rubata. Dopo la morte di Snefru, tutti incolperanno i mitanni!
- Perch?
- La gente dir che l'aveva rubata Snefru e che  stato punito.
- E come?
- Non lo so, vino e uva non erano avvelenati. Sul corpo c'erano i soliti graffi che abbiamo tutti: vecchie cicatrici, morsi di pulci...
- L'hanno avvelenato?
- Si, ma non so come.
And a chiudere la porticina.
- In giovent, ho studiato i veleni. Ce ne sono che agiscono attraverso la pelle o attraverso il respiro, altri attraverso l'orecchio. Alcuni sono lenti, e uccidono dopo settimane e settimane, altri ti spengono pi velocemente dello stoppino di una lucerna. - Schiocc le dita. - Nessuno ha mai classificato i veleni esistenti: provengono da serpenti, erbe, persino dai frutti...
- Non  tutto. Snefru era un guerriero, non si sarebbe lasciato uccidere tanto facilmente, avrebbe gridato, si sarebbe ribellato... e invece non l'ha fatto!
Amerotke afferr gentilmente il piccolo medico per le spalle ossute: - Ti sono grato per quello che avete fatto, divino padre. Ma lo sar ancora di pi se mi comunicherete tutte le vostre scoperte.
- Dove andate?
- Non credo che Anubi in persona abbia rubato l'ametista - sorrise il giudice. - E non ci crederete neanche voi. Vado a scoprire il ladro.
La camera d'imbalsamazione si era fatta pi buia. Anche all'esterno le ombre si allungavano e l'aria sapeva d'incenso e di arrosto. I sacerdoti e gli studiosi si godevano nel giardino la brezza serale. Amerotke si ferm quando i cani ripresero ad abbaiare.
- Padrone?
Amerotke sobbalz. Shufoy comparve da dietro una siepe col parasole e una bisaccia di cuoio. Sogghignava come il dio Bes.
- Vi stavo aspettando - disse in tono querulo. - Il mio cuore si struggeva dalla voglia di vedervi.
Amerotke gli pul la bocca dalle briciole: - Ma hai anche bevuto pi vino di quello che dovresti, e ti sei mangiato dei datteri e una focaccia dolce!
- Vi stavo aspettando, e allora... Torniamo a casa, padrone? Mi sentivo solo...
Una danzatrice comparve dalla siepe da cui era arrivato Shufoy; aveva un manto leggero sulle spalle nude, la parrucca di traverso, il rossetto sbavato. Senza badare ad Amerotke si batt il polso: - Ho perso il mio braccialetto!
Il nano cerc di respingerla: - Sar caduto dietro la siepe - sussurr.
Amerotke si mise a ridere e and alla fossa dei cani, ignorando le proteste della ballerina e le scuse imbarazzate del nano. Finalmente, Shufoy lo pot raggiungere.
- Mi sentivo solo ed era cos graziosa! Le ho dato un lingotto di rame perch si facesse un altro braccialetto.
- E l'hai guardata danzare?
- Gi, come dice il poeta: "Il cuore dell'uomo  solo, la sera, quando mette le ali.
- Grazie, Shufoy.
- Dove andate?
- A vedere i cani.
Oltrepassarono i granai e i frantoi che sapevano d'olio e di vino. Sotto i sicomori e gli acanti, sacerdoti, novizi e studiosi prendevano il fresco con le ballerine del tempio. Il tramonto aveva portato la brezza della sera. I mitanni erano nel giardino della foresteria; cenavano all'aperto e discutevano degli avvenimenti della giornata.
Mareb comparve come dal nulla: - Mio signore...
Shufoy lo affront, petto in fuori.
- Che vuoi dal mio padrone?
Mareb lo ignor, con sua grande ira.
- Mio signore, il visir  andato a palazzo e le vostre stanze sono pronte nella Casa del silenzio.
- No, devo andare a casa a vedere i miei figli. Torner domani.
L'araldo s'inchin, poi guard il nano con aria beffarda. Shufoy gli fece un gestaccio che aveva imparato nelle taverne del porto, poi corse a far strada al padrone: - Non sopporto gli araldi, sono cos pomposi! Cedete il passo al signore Amerotke, giudice della sala delle Due Verit, amico della divina sovrana, che gli concede i suoi sorrisi!
Amerotke brontol ma lo lasci fare. Attraversarono su di un ponte i canali d'irrigazione provenienti dal fiume e si trovarono di fronte alle alte mura del canile; la brezza portava l'odore e i latrati delle bestie selvatiche. Le grandi porte borchiate di rame erano chiuse. Le guardie abbassarono le lance e Shufoy le costrinse a scostarsi.
- Dov' il Guardiano? - chiese Amerotke.
- Sono qui - rispose l'uomo da dietro la porta.
Una guardia corse ad aprire. Il Guardiano di Anubi era vestito di cuoio e portava un tridente e una frusta sulla spalla. Aveva le mani insanguinate e si teneva a distanza per non contaminarli. Sorrise al giudice e s'inchin: - Ci fate davvero un grande onore, mio signore Amerotke.
Amerotke cerc di dominare la paura. Il puzzo era insopportabile e gli ululati provenienti dall'oscurit, simili a quelli dei demoni degli inferi, agghiaccianti; Amerotke era di nuovo un bambino che correva, inseguito da un cane rabbioso per le strade di Tebe.
- Volete vederli?
Il Guardiano di Anubi si pul mani e braccia in un barile d'acqua, poi condusse i visitatori in una torre di guardia. I cani stavano in una caverna sul fianco di una collina, circondata da cespugli sparsi e da qualche albero.
- Qui siamo al sicuro, i cani non possono superare il muro di cinta, quindi li possiamo lasciare in libert. Ci sono otto acri di tetra improduttiva, davanti e dietro la collina.
- Dove sono i cani? - chiese il nano.
- Dormono. Gli ho appena dato da mangiare.
- Riesci a entrare l dentro? - domand Amerotke.
Il guardiano del canile indic un sentiero dietro un cancello: - Solo fin l. Gli butto la carne e loro cominciano a disputarsela, ma ce n' per tutti.
Shufoy guard affascinato la caverna: - Da dove vengono?
- Dalla giungla oltre la cateratta.  stato un tributo a Tutmosi II, un dono al gran sacerdote di allora. Non sono iene ma cani selvatici. Vedete?
Un grosso cane stava correndo fuori dalla grotta. Presto ne arrivarono altri. Amerotke era atterrito: erano neri come la notte, tozzi, con fauci enormi, muso schiacciato, coda arricciata, pelliccia rada e lucente, muscoli agili, adatti alla caccia, e orecchie lunghe e rigide. Il capobranco li vide sulla torretta e si sedette a guardarli.
- Sono intelligenti e molto uniti - spieg il Guardiano.
- Sono addomesticati?
- Sono cani selvatici, discendenti dal branco originario. I sacerdoti volevano domarli ma  troppo pericoloso: basta un segno di debolezza, una goccia di sangue e attaccano.
Il cane fiss Amerotke con le fauci spalancate e la lingua a penzoloni. Arrovesci il capo e ulul agli altri.
- Sono degli assassini e hanno gi ucciso, non ci si pu fidare di loro; se scendessimo ci attaccherebbero. Fiutano il sangue e la paura. Ho sentito dire dai viaggiatori che li hanno incontrati in libert che possono inseguire la preda anche per settimane.
Amerotke li vide avvicinarsi e si sent male.
- Sono gi scappati, qualche volta?
- Con me no, e poi avete visto i cancelli e le sentinelle. Ho sentito dire che dei nobili arroganti e ubriachi avevano scommesso di sfidarli, ma di loro non si  pi trovato nemmeno un osso.
Amerotke sent una fitta allo stomaco.
- Ho visto gi fin troppo!
Scesero di sotto, e il nano li segu, dopo aver fatto le linguacce ai cani. Amerotke ringrazi il Guardiano di Anubi e gli domand: - La sentenza  stata eseguita?
- Quell'uomo  morto, mio signore, i cani non gli avranno concesso vita lunga.  stato un verdetto equo, sono stato io a uccidere il cane che ha sbranato gli zii di Bakhun: la loro  stata una morte orribile.
- La morte  sempre orribile. Buona notte.
Shufoy lo segu: - Padrone, sono stanco, voglio andare a casa!
- Gi, ormai hai mangiato, hai bevuto e ti sei divertito. Ora vorresti dormire, ma noi abbiamo da fare.
Amerotke si purific a una fonte sacra, poi, ignorando le proteste del nano, chiam un novizio nei pressi della cappella della Gloria di Anubi: - Voglio vedere Ita, Khety e Tetiky, presto!
Nella cappella l'acqua scintillava e la passerella era coperta di impronte bagnate. I fiori stavano morendo e il loro profumo si era fatto pi aspro. Alla luce dei lumi, la nera statua di ossidiana sembrava terrificante. Quel santuario, dove si poteva udire la voce del dio, era stato contaminato da un delitto sacrilego!
La cappella non era pretenziosa, doveva essere una delle parti pi antiche del tempio, quando era ancora un piccolo luogo di culto, che pi tardi si era sviluppato a dismisura. Era solo un rettangolo di pietra dalle oscure nicchie misteriose. Nelle pareti non cera la minima apertura, nemmeno una bocca di ventilazione per l'incenso. Era una stanza molto sicura per custodirvi la sacra gemma. Amerotke batt sulle pareti, cercando un antico passaggio segreto; anche nel tempio di Ma'at se ne potevano trovare, nelle parti pi antiche.
Non avendo scoperto nulla, torn a guardare la porta. Era stata sfondata, e poi riparata. Nei pannelli di cedro del Libano e nella serratura di rame non vi era la minima traccia di effrazione. Ud dei passi e torn ad attraversare la fonte sacra.
Per primo arriv il capitano delle guardie, vestito con un gonnellino di cuoio, stivali da combattimento fino alle caviglie e un cinturone a bandoliera per la spada. Assomigliava ad Asural: era il tipico ufficiale tozzo, possente, con un volto grasso e duro. Fece il saluto militare e si present formalmente. Poi arrivarono gli altri: Khety aveva una semplice tunica da sacerdote, e un volto ascetico e un po' grottesco con gli occhi, le orecchie e le labbra sporgenti. Ita era piccola e agile, con delle spalle rotonde e i capelli lunghi, raccolti da un filo d'oro intorno al capo. Aveva una bella bocca, un nasino grazioso e un viso dolce e infantile. Camminava facendo tintinnare i braccialetti. Non si era allacciata i sandali per la fretta, e si scus prima di chinarsi a metterli a posto. Erano tutti e tre piuttosto nervosi.
Khety ruppe il silenzio con la sua voce stridula: - Ci avete chiamati?
Tossicchi e stropicci i piedi. Non sapeva cosa farne delle mani, cos incroci le braccia e guard di sbieco la statua.
- Chiudete la porta - ordin Amerotke.
Si sedette contro il muro e gli altri si accucciarono in semicerchio davanti a lui.
- Dov e la Gloria di Anubi?
- Non lo sappiamo - disse dolcemente la sacerdotessa.
- E di chi  la responsabilit, Tetiky?
Tetiky si gratt la testa calva e guard timidamente il giudice.
- I sacerdoti sospettano di noi, ma...
- Ma non ci sono prove, non  vero? Questa stanza  un rettangolo di pietra senza aperture n passaggi segreti...
- Per questo era custodita qui l'ametista sacra.
- Com'era? Io l'ho vista da piccolo, ma solo a distanza, mentre la portavano in processione nel tempio.
- Era purpurea e grossa come un pugno. Non si  mai vista un'ametista del genere.
- Da dove veniva?
- Non lo so, le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Era un dono degli dei, e faceva forse parte di una roccia caduta dal cielo. Altri dicono che fu trovata in una miniera a centinaia di leghe a sud della terza cateratta.
- Dicono anche che sia stato il dio a donarla personalmente al tempio - disse Ita.
- Ma ora  scomparsa. Tetiky, tu sei una guardia, e immagino che facessi parte dei Maijodou, la polizia cittadina, vero?
- Ho anche fatto parte della brigata dello Scorpione del reggimento di Iside - rispose orgoglioso il capitano.
- Quindi hai fatto per tutta la vita la guardia?
- S, mio signore.
- Se io rubassi una gemma, cosa potrei farne?
- Venderla.
- A chi?
Tetiky fece una smorfia: - Ai mitanni. Sarebbe troppo difficile tagliarla, e dovreste offrirla a un forestiero, oppure a un mercante dei bassifondi. Quella gemma non ha prezzo.
- Quindi il ladro ricaverebbe una bella somma, e vivrebbe bene per il resto dei suoi anni. Sapete com' avvenuto il furto?
Tutti protestarono. Amerotke si tolse il braccialetto e lo mise nel buco del pettorale in cui era stata la pietra preziosa.
- Diciamo che  la Gloria di Anubi. Io sono Nemrath, il sacerdote guardiano. Quando devo cominciare il mio turno?
- Dopo il tramonto, quando suona la conchiglia - disse Tetiky.
- Allora, cosa succede?
- Io accompagno i due sacerdoti di guardia, busso alla porta: il sacerdote che faceva il turno di giorno gira la chiave e io apro.
- Guardate la fonte,  larga tre metri. Come fa il sacerdote ad aprire senza la passerella?
Il capitano sorrise e lo port sull'orlo della vasca. Avanz come se camminasse sull'acqua, gir la maniglia poi tomo indietro.
- Ingegnoso - mormor Amerotke.
Non aveva notato la pietra in mezzo alla vasca, colorata di verde per confondersi con l'acqua.
- Il sacerdote apre la porta dalla pietra e torna indietro. Io poi porto la passerella - scoppi a ridere - perch dovrebbe essere un segreto, anche se molti sacerdoti lo conoscono! La vasca non serve solo per sicurezza, si vuole anche evitare che il sacerdote di guardia si sbronzi!
- Se lo facesse, cadrebbe in acqua?
- Proprio cos, ed  gi successo. Per la pietra  dalla parte della cappella, non della porta, e non pu essere raggiunta da chi entra. La vasca  troppo larga per saltarla. Come al solito, quella sera, il sacerdote guardiano ci ha aperto ed  tornato indietro. Io ho portato la passerella e c' stato il cambio della guardia. Ho tolto la passerella e Nemrath si  chiuso dentro. Gli tenevo la porta dal di fuori mentre girava la chiave nella toppa.
- Sei sicuro che abbia chiuso?
- Potrei anche giurarlo. Fa parte dei miei compiti sentire se la chiave gira nella toppa e provare se la porta  chiusa.
- Dove teneva la chiave?
- Alla cintola.
- Quante ce ne sono?
- Una sola.
Tetiky sollev un cuscino e gliela diede. Era una chiave di rame lunga e sottile, a forma di testa di sciacallo e dagli intricati disegni.
- La serratura  molto complessa e la chiave  difficile da copiare.
- E Nemrath se le messa alla cintola dopo avere chiuso?
Tetiky annu.
- E Khety?
- Anch'io mi sono messo di guardia.
- E Ita?
La ragazza sorrise: - Io sono l'ancella del dio, e al tramonto Khety sospende il digiuno. Al secondo quarto gli devo portare un'oca arrosto, dell'uva e un boccale di birra. Quella notte non ho visto niente di strano. Ho parlato un po' con Khety e sono tornata in cucina.
- Anch'io ho fatto la mia ronda e non ho notato nulla - disse Tetiky.
- Quante volte sei passato dalla cappella?
Tetiky fece una smorfia: - Tre, forse quattro volte, a ogni quarto. C'era silenzio, ho visto Ita che portava da mangiare a Khety. Una volta, ho visto che era sveglio, ma quando sono ripassato dormiva; tutto normale...
All'alba sono venuto coi sacerdoti del turno di giorno, ho bussato e nessuno ha risposto. Ho continuato a bussare, ho chiamato, credevo che avesse avuto un colpo... Sono corso dal gran sacerdote e le guardie hanno sfondato la porta con una panca. La serratura ha ceduto, abbiamo messo la passerella e siamo passati dall'altra parte.
- Dov'era Nemrath?
Khety indic i cuscini: - Contro il muro, con un pugnale nel petto. E l'ametista era scomparsa. - Gli trem la voce.
Amerotke si mise una mano sulla bocca e guard la stanza. Si sentiva stanco e confuso. Non riusciva a capire...
- La porta era chiusa?
- Certo! - si stup Tetiky.
- E la chiave?
- Era ancora alla cintola di Nemrath.
- Ne siete sicuri?
- S, l'abbiamo esaminata attentamente - rispose Khety.
- Ricordi chi era presente quando hanno sfondato la porta?
- Il gran sacerdote, il signore Senenmut, le guardie, i sacerdoti...
Amerotke guard la statua di Anubi. Osserv sulla parete la solita immagine del dio che pesava l'anima dell'uomo e chiese il suo aiuto. Come poteva essere stato ucciso Nemrath se nessuno aveva scassinato la porta, e la chiave era rimasta alla cintola del morto?
Chiuse gli occhi per raccogliere le idee. Eppure era capitato... Chiam Khety senza girarsi: - Si  avvicinato qualcuno durante il tuo turno di guardia?
- Nessuno, mio signore.
- Hai mai abbandonato la tua postazione?
- Solo una volta.
- Quando?
- Quando Ira  venuta a portarmi da mangiare. - Rise nervosamente. - Diciamo che sentivo il bisogno di sgranchirmi.
- E non hai sentito rumori di lotta all'interno della cappella?
- No.
- Potete andare, vi ho trattenuti anche troppo.
Il capitano delle guardie chiuse la porta alle loro spalle e se ne and anche lui. Poco dopo, qualcuno buss, e Shufoy spinse la porta. Amerotke gli grid di stare attento, ma il furbo nano rimase sulla soglia.
- Conosco il trucco, padrone!
- Che altro sai?
- Nulla. Quella notte non  successo niente di sospetto. Khety non ha mai abbandonato il suo posto; Ita gli ha portato da bere e da mangiare e ha riportato in cucina il boccale vuoto. Khety andava d'accordo con Nemrath.  uno studioso, molto amico di Ita.
- E Nemrath?
- Un ubriacone piuttosto lascivo, a quel che si dice.
- Come tutti i sacerdoti.
Amerotke attravers cautamente la fonte e si ferm a guardare la cappella dal corridoio.
- Chi  stato, padrone?
- Oh, Khety, Ita e Tetiky; o uno di loro o tutti e tre insieme, ma come hanno fatto lo sa soltanto Anubi!
- E Belet? Ha invitato me e Prenhoe al banchetto nuziale, ma  ancora turbato.
- Hai scoperto altro?
Shufoy scosse il capo, e lui aggiunse seccamente: - Nemmeno io! So soltanto che stanno progettando un altro furto, e hanno scelto Belet perch era un pregiudicato, un fabbro che viveva coi Rinoceronti, che non aveva niente da perdere.
- Qui  gi successo un furto misterioso.
Amerotke guard la porta: - No, Belet ci ha detto che era un posto non sorvegliato, e il furto della Gloria di Anubi non richiedeva un fabbro, ma piuttosto l'astuzia di un serpente.

6.

Mentre attraversavano il mercato, Shufoy cantava una canzone d'amore.
-  per la tua heset?
- Per le donne in generale - rispose il nano. - Esse sono farfalle nel giardino del mio cuore, e ho dedicato loro i migliori anni della mia vita. All'alba le speranze del l'uomo sono fresca acqua di sorgente, ma la sera sono secche come la polvere.
Si asciug una lacrima. Non c'era nulla di pi tetro di uno Shufoy innamorato, e Amerotke controll a fatica il riso.
- Andiamo, a casa ci aspettano un boccale di birra sulla terrazza, una focaccia dolce, frutta fresca e una delle tue canzoni! Perch pensi all'amore? Perch il tuo amico si  sposato?
- Un uomo senza donna  un corpo senz'anima. Prenhoe mi ha avvertito, ha sognato che ero in groppa a una danzatrice, che poi si  immersa nel Nilo ed  diventata un ippopotamo.
Amerotke scoppi a ridere suscitando lo stupore dei venditori che preparavano le merci per il mercato notturno.
- Vieni, mio piccolo Bes! Il giorno  finito. Non essere pi lugubre delle tenebre che ci circondano.
Shufoy cambi rapidamente discorso: - Preferisco non dormire nel tempio,  un posto che non mi piace. Non mi piacciono i mitanni e quelle guardie con l'insegna dello sciacallo. Quel luogo  stregato!
- Stregato?
- Le guardie mi hanno detto che hanno visto Anubi vagare nel suo tempio, coi sandali e il gonnellino nero, e la testa di sciacallo.
- Sogni di ubriachi!
- Cos mi hanno detto, tuttavia.
Nonostante la sera, il mercato era ancora affollato di barbieri che radevano i clienti sotto gli alberi, soldati in libera uscita, gi sbronzi, in cerca di un bordello, che passavano veloci per sfuggire alla polizia che pattugliava le strade, pronta a usare il manganello, mendicanti che si offrivano di cacciar via le mosche al potente giudice, con grande ira di Shufoy, che sentiva usurpato il suo compito. Le bancarelle dei macellai erano vuote, perch la carne putrida e invenduta era gi stata distrutta. Gli abitanti dei bassifondi in riva al fiume sciamavano in citt in cerca di facili colpi: ladri e accattoni, maghi e ciarlatani. Un gruppo di musici sbronzi allietava i passanti con i suoi ritmi sgangherati e dissonanti, senza ottenere altro che beffe. Amerotke strinse la mano al nano perch non fuggisse a guardare i truffatori che offrivano in vendita pozioni miracolose contro tutte le malattie.
- Non vuoi pi fare il medico?
- C' troppa concorrenza in giro. - Shufoy reggeva il parasole come se fosse uno scettro. - Gli dei mi chiamano a un nuovo compito. Far il poeta, e vender anche pozioni d'amore.
Amerotke storse la bocca.
- Non ridete, sono come una sorgente pronta a far sgorgare canzoni che rapiranno il cuore degli amanti.
- Norfret non vorr crederci.
Le porte della citt erano gi chiuse, cos loro dovettero passare da una postierla che dava sul lungofiume di basalto. A destra, il Nilo riluceva sotto la luna, solcato da barche da pesca rapide come scarafaggi. Le grida dei pescatori si univano al gracidare delle rane e ai richiami degli uccelli.
- I pescatori dovrebbero stare attenti a non disturbare gli ippopotami - disse Shufoy. - Dove ci sono pescatori, poi, i coccodrilli non sono lontani.
Amerotke guard le capanne di fango che stavano oltrepassando: - Sono poveri, Shufoy, non possono far altro che andare a pesca per rifornire i mercati diurni.
Superarono i mercanti diretti in citt e i nottambuli che si preparavano a partecipare a qualche banchetto. In strada i ricchi si univano ai poveri: mercanti in portantina o a dorso di mulo, gruppi di accattoni come branchi d'oche. Dopo gli squallidi e labirintici sobborghi di case di fango a un piano, che puzzavano di birra a buon prezzo, di pane acido e di pesce e che la gente chiamava la Valle degli impuri, un quartiere di fortuna costruito dagli operai che venivano in citt a cercar lavoro, la folla si dirad. Oltre il Nilo, si scorgevano le luci della Citt dei morti. Nel silenzio della campagna, Shufoy torn a cantare una canzone d'amore; a un certo punto, batt sulla mano del padrone. Qualcuno li stava seguendo. Amerotke si gir, brandendo la canna e vide quattro o cinque ombre grottesche.
- Che volete da me?
Amerotke trattenne il respiro. Norfret gli diceva sempre di farsi accompagnare a casa da Asural e dai suoi uomini. Se almeno avesse avuto con s una spada! Shufoy aveva estratto dalla bisaccia un coltello cananeo.
- Non vogliamo farvi del male, noi siamo i Figli del Nilo!
- Allora venite avanti - Amerotke si rilass.
Facevano semplicemente parte della corporazione che nutriva i coccodrilli sacri; vivevano in un santuario a sud della citt e veneravano Sekhmet, la leonessa distruttrice. Traevano dal fiume il loro sostentamento, anche se si diceva che a volte attiravano le barche sui banchi di sabbia per depredarle e sacrificare i superstiti alla loro dea spietata. Erano considerati impuri perch vestivano pelli di animali non conciate; i loro elmi avevano la forma di un coccodrillo, di un ibis o di un ippopotamo, di creature del grande fiume. Il grasso capo si tolse l'elmo a forma di scorpione. Aveva un occhio semichiuso, lattiginoso, ed era sfigurato da un'orrenda cicatrice. Puzzava di pesce e di sudore. L'uomo s'inchin, mentre i compagni rimanevano indietro: - Mio signore Amerotke...
- Adesso  notte, potete trovarmi domani al tempio di Ma'at.
- 0 al tempio di Anubi.
- Che ne sai?
- Non arrabbiatevi. - Tent di sorridere, strizzando l'occhio buono.
- Vieni al punto - brontol Shufoy.
- Zitto, nanerottolo, non vogliamo farvi del male! Non vorremmo mai minacciare il potente giudice Amerotke. Noi siamo impuri, non possiamo venire in un luogo sacro, ma dobbiamo darvi delle informazioni.
- Parlate e io far un'offerta al vostro santuario.
- Siamo stati noi a tirar fuori dal fiume Sinuhe. Io lo conoscevo, mi diceva che era stato alle sorgenti del Nilo, al centro della terra. Lui non si curava di vestirsi elegantemente, eppure quel giorno portava gli abiti migliori.
- E poi?
- Uno dei miei compagni ha visto il dio Anubi tra le rovine del tempio di Bes.
- Gli dei non viaggiano tra gli uomini.
- Ma poteva anche essere un sacerdote travestito.
Si mise a parlare con un compagno nella stridula lingua franca della gente del fiume.
- Ho capito - disse Shufoy - lui dice che non era Anubi.
- Nanerottolo, non hai naso ma hai buone orecchie. Hai ragione, il mio compagno  stato all'oasi delle palme e dice che i sacerdoti mitanni sono vestiti cos - sogghign nel buio.
- C' altro?
L'uomo scosse il capo.
- Domani sera avrete la vostra ricompensa. Che Sekhmet vi sia propizia!
Gli strani figuri scomparvero nella notte.
- Quindi, Sinuhe si  vestito elegantemente per incontrarsi con un personaggio importante, forse un nobile mitanno o magari una nobildonna. Ma perch la maschera?
- Per celare il volto, padrone, per far credere di essere un sacerdote di Anubi.
La brezza sferz i loro volti sudati. Amerotke era stanco, e quell'incontro lo aveva lascialo perplesso. Prese Shufoy per mano e s'incamminarono nelle tenebre. Superarono le alte mura di altre ville dai portoni sbarrati per la notte. Era un quartiere elegante, vicino al fiume ma protetto dalle sue piene. Giunti a casa, Shufoy picchi al portone con foga, finch non si apr una porticina laterale e non poterono raggiungere il giardino paradisiaco, pieno di alberi da frutta, arnie e viti.
Mentre Shufoy battibeccava con il portiere, Amerotke controll che le luci fossero accese e che il padiglione fosse chiuso. Erano stati portati dei fiori freschi a Khem, il dio dei giardini. Amerotke segu il viale delle acacie fino al colonnato d'ingresso. Il piancito di legno di cedro era stato lucidato, e negli angoli dell'atrio vi erano vasetti di mirra, incenso e sandalo. A un richiamo di Shufoy, dei servi portarono la bacinella dell'acqua al padrone perch si sciacquasse la faccia e un boccale di vino bianco per rinfrescare la bocca. Una porta in fondo si apr, e comparve Norfret, fremente di piacere. Portava una leggera tunica bianca con uno scialle ricamato, ed era a piedi nudi. Baci il marito sulla fronte con uno scintillio malizioso negli occhi e sorrise: - Ti saluto, mio giudice, tu che sei l'uomo pi saggio di Tebe.
L'uomo le prese il viso tra le mani e la baci sulle labbra: - E tu sei la pi graziosa adulatrice che io conosca.
Ahmose e Curfay entrarono schiamazzando e si portarono via Shufoy, dopo essersi inchinati rispettosamente al padre.
Per un po' ci fu una certa confusione: i servi andavano e venivano mentre Norfret tentava di raccontare al marito che Ahmose stava benissimo, che uno dei cani era caduto nel laghetto dei pesci e che non era riuscita a capire nulla dei conti del fattore. Poi andarono finalmente a cena sulla terrazza. Si distesero sui loro divani a guardare le stelle, perch Norfret era affascinata dal loro movimento arcano. Quella sera, per, era pi interessata ai mitanni. Batteva maliziosamente le ciglia e gli diceva: - Ho sentito dire che le loro sacerdotesse sono esperte nell'arte dell'amore, e che un visitatore di uno dei loro templi  morto di piacere...
- Storie! A me sembrano piuttosto dei guerrieri spietati e assetati di sangue. Se avessero saccheggiato Tebe e ti avessero presa non sarebbe stato piacevole. - Amerotke le carezz una guancia.
Norfret rabbrivid e si strinse nello scialle.
- Non ce l'avrebbero fatta a prendermi! Andiamo, mio giudice, non sei pi in tribunale! Sei perplesso, e vuoi ricorrere al mio intuito femminile?
Amerotke si distese sul divano: - C' la morte al tempio di Anubi!
- Spiegati!
- Prima sono stati avvelenati misteriosamente degli animali, poi una danzatrice  stata trovata morta in un padiglione. Non aveva ingerito nessun veleno, secondo il medico, che  un uomo capace, ma la rigidit dei muscoli rivela che  stata avvelenata, non sappiamo n come n perch. Poi Snefru, uno dei mitanni, si  chiuso in camera, ed  stato trovato morto, con la porta e la finestra chiusa, nella stessa maniera dell'heset, ma anche in questo caso non sappiamo come sia stato avvelenato.
Guard le luci della citt che brillavano attraverso la foschia del fiume.
- E non sai perch li abbiano uccisi?
- No. Conoscevi Sinuhe, il viaggiatore?
- Certo, le sue storie erano famose!
- Pare che sia andato al tempio di Bes, e qualcuno lo ha ucciso e lo ha dato in pasto ai coccodrilli. Sono stati i Figli del Nilo a ripescarlo; Sinuhe aveva un libro in cui descriveva i suoi viaggi e le piste del deserto, un vero tesoro per i nostri mercanti. La Casa d'argento non vede l'ora di poter sfruttare nuove rotte commerciali, e magari mandare una flotta nel Grande Mare Verde per trovare spezie e oro.
- E la divina Hatusu? - chiese sarcasticamente Norfret, che non amava l'usurpatrice del trono d'Egitto, e non gradiva che il marito venisse convocato da lei troppo spesso. - Sar l'incarnazione di Horus, ma  pur sempre una donna, e preferisce usare il suo fascino piuttosto che il potere di Amon.
- Hatusu avrebbe voluto quel volume - sorrise Amerotke - ora che ha sottomesso i sacerdoti e che l'esercito mangia le briciole nella sua mano.
- Gi, cos avrebbe in pugno anche i mercanti. Continua!
- Sinuhe doveva incontrarsi con un personaggio importante, dal momento che si era messo l'abito migliore, lui che non si curava dell'eleganza.
- Per non voleva essere visto con lui, o con lei, se  andato in un posto cos desolato.
-  vero, luce della mia vita - sorrise Amerotke. - Questo personaggio l'ha ucciso, e pare che fosse vestito da Anubi, con la maschera e il gonnellino di cuoio da guerra. Sinuhe era cortese ma deciso, e avrebbe venduto cara la pelle, per  morto e il manoscritto  scomparso.
- Ho sentito parlare anche della Gloria di Anubi...
- Quello  un vero mistero. - Bevve un sorso di vino. - Ahmose e Curfay ne saranno entusiasti. Il gioiello era chiuso in una cappella senza passaggi segreti, con una fonte sacra davanti all'unica porta per impedire a chiunque di entrare. Un sacerdote guardiano si chiude dentro di notte, e un altro sta fuori, servito da un'ancella del dio. Il tempio viene pattugliato dal capitano delle guardie. Il giorno dopo hanno sfondato la porta, ma il sacerdote guardiano era morto e la Gloria di Anubi era scomparsa.
- Tutti i delitti sono collegati?
Amerotke si batt Torlo della coppa contro i denti: - Forse s e forse no.  possibile che siano stati i mitanni, che sono guidati da una donna astuta come una mangusta. Non so se vogliano proprio la pace, pu darsi che qualcuno di loro cerchi di spingere Tushratta a non accettare il trattato. Comunque, non sappiamo chi sia stato, n come e perch l'ha fatto. La morte di Snefru ha una sua logica, ma perch uccidere degli animali, o un'heset? Che pericolo poteva rappresentare per l'assassino una povera danzatrice?
- Guarda le cose da un altro lato. - Norfret spost una giara d'olio per vedere meglio il marito. - Forse i delitti sono legati alla divina Hatusu, che si augura una nuova guerra solo per coprirsi di gloria, e vuole costringere Tushratta a non accettare il trattato.
-  possibile, Hatusu, mi correggo,  molto pi astuta di una mangusta.
- E Senenmut?
- No, lui  un gentiluomo,  acuto e ha il fegato di uccidere, ma vuole veramente la pace,  stato lui a persuadere Hatusu...
- In camera di consiglio, o in camera da letto?
Amerotke sorrise. Un bambino si mise a gridare, ma Shufoy venne a spiegar loro che era solo Curfay che aveva avuto un incubo.
- Pu essere anche stata Hatusu, ma io sospetto invece dei mitanni, che non vedono l'ora di ritirarsi dai negoziati. Per questo hanno rubato la Gloria di Anubi, per insultarci e creare del caos.
Norfret si riemp la coppa: - Sono d'accordo con te, mi hai detto che venerano un dio sciacallo, e l'uomo mascherato poteva essere uno dei loro sacerdoti. Certo bramavano la Gloria di Anubi per il loro tempio e volevano il volume di Sinuhe per aprire nuove vie commerciali, ma come possono essere entrati nella cappella?
Amerotke guard il cielo stellato: era convinto di avere gi incontrato l'assassino di Nemrath. Tetiky, Ita o Khety. Erano stati pagati dai mitanni? Forse era per quello che Sinuhe era andato al tempio di Bes, non voleva che la gente lo vedesse insieme ai mitanni; ecco perch l'uomo era mascherato...
- No, non c' logica. - Si batt la coscia.
Norfret gli si sedette accanto: - Dov'era la chiave della cappella?
- Alla cintola di Nemrath.
Norfret si allung accanto al marito e segu con le dita i contorni del suo volto: - Adesso te ne rimarrai qui a guardare tetramente le stelle finch il tuo volto non sar sfiorato dal respiro di Ra. Ma se vieni nella mia camera di consiglio, troveremo altri argomenti da discutere. - Si pass una mano sulla tunica.
Amerotke la baci sulle labbra.
- Cerchi di corrompermi? Non ce n' bisogno. - Le baci la guancia profumata, e lei batt le ciglia, vezzosa, e si sistem pi comodamente accanto al marito: - Allora la sessione  aperta!
Anche Weni aveva passato una bella serata, con una danzatrice. Ma ora se ne era andata, e Weni aveva ricevuto un messaggio. Si mise un mantello col cappuccio, si bagn il volto accaldato e si guard intorno: la stanza era in disordine, aveva bevuto troppo e si era piuttosto stancato, ma doveva andare. Gli avevano infilato sotto la porta un ramoscello di sicomoro e una foglia di tamarindo, segno inequivocabile di un nuovo appuntamento. Il corno suon il terzo turno di guardia. Il tempio era immerso nel silenzio. Weni usc dall'edificio che ospitava gli araldi e gli scribi della Casa della pace. Aveva aperto la porta di Mareb e aveva controllato che dormisse, con gli abiti sparsi sul pavimento. Il vecchio portiere in fondo alle scale apr gli occhi cisposi: - Uscite, mio signore?
- Non riesco a dormire.
L'aria era fresca e profumava di mirra, di sandalo e di carne arrostita. Un cane ululava in lontananza. Attravers il prato sotto il disco argenteo della luna. Dai laghetti ornamentali proveniva l'incessante gracidio delle rane. Ogni tanto controllava che nessuno lo seguisse; super le vigne e i frutteti e s'inoltr in un boschetto di tamarindi e sicomori. Si sedette ad aspettare. Pass il tempo e divenne impaziente. Stava per alzarsi, quando una pietruzza lo colp.
- Sei qui? - chiese alla cieca, guardando nelle tenebre.
- Certo, c'ero anche prima che tu arrivassi!
- Perch mi hai fatto aspettare?
- Volevo essere sicuro che non ti seguissero. Non mi tradirai, vero, Weni? Gli egiziani sospettano, la Gloria di Anubi  scomparsa, e queste morti...
La voce era camuffata, non si capiva nemmeno se fosse un uomo o una donna, un egiziano o uno straniero.
- Abbiamo fatto un patto, ricordi, Weni? Hai messo al sicuro il libro di Sinuhe?
Weni aveva la lingua secca e deglut.
- A chi vorresti venderlo, mio furbo Weni? - sussurr la voce. - Agli egiziani o ai mitanni? Anche i mercanti libici e nubiani ti pagherebbero bene! Ho ammirato la tua tomba di famiglia, Weni!
- Che centra il sepolcro di mia moglie?
- Non hai messo l il manoscritto? Chi lo cercherebbe in una tomba?
- Non prenderti gioco di me!
- Weni, sei imparentato coi mitanni, vero? Chi ti paga, in realt? Lavori per Tushratta o per la divina Hatusu? Oh, lo so che sei una spia; vuoi sapere un segreto? Io credo che tu lavori solo per te stesso. - Si mise a ridacchiare. - Ma non dimenticare che io ti conosco bene, so di tua moglie, so del cadavere del suo amante nel tempio di Bes, so delle altre morti... E poi, i tuoi rapporti con l'Uomo coccodrillo, i tuoi molti tradimenti... E non dimentichiamo la Gloria di Anubi. Tu sei solo una puttana che va col miglior offerente!
- Avr presto l'ametista, pi presto di quanto tu non creda!
- Ma io non la voglio, per ora! Che cosa ti ha detto il muratore Senenmut? Quali sono le intenzioni degli egiziani? Vogliono la guerra o la pace?
- Non lo so, mi hai confuso le idee. Prima il volume e ora...
- Zitto! Hai sentito?
Weni rimase come paralizzato.
- Io vado - disse, arretrando.
- No, stasera dobbiamo fare un patto. Ma qui non siamo al sicuro. Dobbiamo muoverci! Andiamo alla fossa dei cani, c' un leccio ai margini del terreno incolto, e l potremo accordarci. Mi far vedere al pi presto, vieni!
- E le guardie?
- Non preoccuparti - sussurr la voce - ma non seguirmi prima di aver contato fino a cento.
- E se me ne andassi?
Weni era stanco, atterrito, aveva la testa pesante per le troppe libagioni.
- Non puoi ritirarti, ormai sei coinvolto nel furto della Gloria di Anubi e del manoscritto di Sinuhe, per non parlare di tutte quelle morti. Io posso provare la tua complicit, non dimenticarlo. Se Hatusu non si fider pi di te, cosa farai? E se io dir ai mitanni che razza di uomo sei, non troverai molto aiuto da quella parte. Ti aspetto accanto al leccio, Weni.
Weni rabbrivid e cominci a contare. Ogni tanto si perdeva, ma alla fine si decise a mettersi in cammino; attravers il tempio illuminato da torce. Pi si avvicinava al leccio, pi l'abbaiare dei cani aumentava d'intensit. Tutta quella storia era cominciata solo perch voleva abbellire la sua tomba... Il misterioso visitatore notturno lo aveva avvicinato dopo l'arrivo dei mitanni e lo aveva atterrito facendogli intendere che conosceva tutte le sue imprese oscure. Cos lui non aveva potuto far altro che cedere a quella proposta allettante.
Rabbrivid alla vista dei rami del leccio, simili alle zampe di un ragno gigantesco. Qualcosa si mosse tra i cespugli. Guard il cancello del canile. Gli animali erano stranamente tranquilli. Vide delle pozzanghere scintillare nella notte, eppure non aveva piovuto. Sembrava che qualcuno avesse versato dell'acqua accanto al cancello. Tocc con la mano la pozza, poi annus e sent odore di sangue. Gli ululati delle belve si avvicinarono. Un'ombra ferina comparve alla luce della luna, seguita subito da molte altre. I cani erano liberi, ma dov'erano le guardie? Il capobranco attacc, come in un incubo. Weni si mise a correre e la morte lo insegu.

7.

La strage del tempio sciocc Amerotke. All'alba era stato sveglialo da Prenhoe e Asural, i quali gli avevano detto che i cani erano scappati. Si era vestito rapidamente ed era corso in citt col recalcitrante Shufoy. Il Guardiano di Anubi era atterrito. Il tempio era pieno di abili arcieri dello squadrone del Cobra del reggimento di Iside, comandati da un furioso Senenmut. Il visir trascin Amerotke in un portico.
- Presto ti sembrer che sia tornata la stagione della iena... Guarda!
Sotto un cedro vi era una serie di coipi insanguinati, coperti da sudari. Amerotke rabbrivid alla vista di una mano mozzata. Il giardino era pieno di cani uccisi, terribili anche nella morte, con la gola tagliata, trafitti da frecce, col sangue che sgorgava dalle fauci ormai mute.
- Che Anubi ci protegga!
- Ne troverai in tutto il tempio. Due belve sono persino arrivate in citt, e gli arcieri le stanno inseguendo.
- Cos' successo?
Mareb accorse, avvolto in una tunica legata da una corda. Non si era rasato, e non era pi l'elegante araldo dei giorni precedenti.
- Dove sono i mitanni? - chiese Senenmut.
- Si sono rifugiati nella foresteria, ma vogliono andare subito dal loro re, dicendo che qui non sono al sicuro.
- I cani non li hanno attaccati? - chiese Amerotke.
- No, ma Wanef afferma che era loro abitudine alzarsi all'alba per fare un sacrificio nel boschetto.
- Per non l'hanno fatto.
Mareb sorrise tristemente: - L'incidente  capitato in piena notte, per se ci fossero andati non si sarebbero salvati. Dicono che era questa l'intenzione dell'assassino.
- Questo significa la fine dei negoziati?
- No - Senenmut scosse il capo. - Credo che anche loro non sappiano cosa pensare di questa faccenda. Che tornino pure dal loro re! Mareb, hai parlato col Guardiano di Anubi?
- Lui dice che i cancelli erano chiusi, che tutto era sicuro. Pare che abbiano ucciso la sentinella e le abbiano preso la chiave.
- Come facevano i cani a sapere che la porta era aperta? - chiese Amerotke.
- Semplice, hanno trascinato il cadavere della guardia sulla soglia e hanno sparso del sangue sul terreno. Lo avevano preso dal santuario...
- Quindi i cani non hanno fatto che fiutare l'odore del sangue - disse seccamente il visir.
- Quante persone sono state uccise? - domand Amerotke.
- Due danzatrici che dormivano in un padiglione e hanno avuto la brutta idea di andare a vedere, delle guardie che non sono riuscite a salvarsi in tempo...
Senenmut tolse il sudario a una delle vittime, e Amerotke si scost con una mano sulla bocca. Era il corpo orrendamente dilaniato di Weni! Senenmut torn a coprirlo. Mareb si volt per vomitare.
- Esaminiamo il canile.
Il cancello era chiuso e sorvegliato dagli arcieri. Il Guardiano di Anubi sedeva distrutto sotto il leccio. Si avvicin a loro timidamente e Senenmut gli chiese quanti cani erano stati uccisi.
- Erano trentaquattro, pi i cuccioli; sedici sono stati uccisi e due feriti. Io stesso ho tagliato loro la gola.
- Gli altri sono tranquilli - fece notare Amerotke.
- Ho messo del sonnifero nell'acqua. Sono andati a caccia e ora riposeranno per tutto il giorno. Il tempio dovr essere compensato della perdita, mio signore Senenmut.
- Com' successo?
- Hanno ucciso la guardia, non  rimasto molto del suo corpo.
- Non pu essere stato un suo errore?
- No, era un buon soldato, molto vigile; per non capisco, non  stato trafitto da una freccia, e del resto non si pu colpire un bersaglio di notte, eppure chi poteva avvicinarglisi... Era ben pagato, non era una recluta assonnata!
- Quindi si sarebbe ribellato!
- Continua - disse Senenmut.
- L'assassino gli ha preso la chiave, ha aperto la porta e ha portato il cadavere all'interno - mostr la ghiaia chiazzata di rosso - poi ha fatto una scia di sangue fino al leccio, con una giara presa dal santuario dei sacrifici.
- Non era pericoloso?
- No, ci voleva del tempo prima che i cani fiutassero l'odore del sangue. E poi sono bestie caute, ancorch molto curiose. Prima della caccia fanno una specie di danza rituale, ma quando il capobranco d il segnale sono inarrestabili. Sono sciamati nel tempio. Le urla e i latrati mi hanno svegliato ma c'era ben poco che potessi fare. Abbiamo avvertito la guarnigione pi vicina e sono arrivati gli arcieri e i fanti con le torce. I cani hanno paura solo del fuoco. Il resto lo sapete.
- Capisco che le guardie e le danzatrici siano state sorprese all'aperto, ma Weni... che ci faceva in giro di notte?
- Il portiere mi ha detto che si era sollazzato con una danzatrice - disse Mareb - e forse aveva bevuto troppo e voleva fare una passeggiata per schiarirsi le idee.
- Lo hai sentito uscire?
- S, ma ero semiaddormentato. Ha aperto la porta come se mi cercasse, poi se ne  andato.
- E perch mai?
Mareb scosse il capo. Amerotke e Senenmut si allontanarono. Il sole era gi alto e i servi erano occupati a pulire e a portar via i cadaveri. I canti e i sacrifici mattutini erano stati sospesi, e non si sentiva pi il solito odore d'incenso. Amerotke e Senenmut si sedettero in un fresco corridoio del tempio.
- Tutti saranno furiosi, mio signore Amerotke: la divina Hatusu, Wanef, Tushratta, i sacerdoti. La divina sovrana vorr delle spiegazioni.
- Ma dovr pazientare, mio signore.
- Non hai fatto progressi?
- No, sospetto soltanto che Ita, Khety e Tetiky abbiano a che fare col furto della Gloria di Anubi. Per, perch il colpevole ha fatto fuggire i cani?
- Per creare caos, per spaventare i mitanni.
- E perch Weni era in giardino?
- Forse l'assassino lo ha invitato l per ucciderlo.
- Perch?
- Posso solo pensare al fatto che forse aveva tradito i mitanni, fingendosi un loro uomo, mentre qualcuno deve aver scoperto che non era cos.
- E lo hanno ucciso.
- Lo hanno?
- Non so in quanti siano, per lo hanno attirato presso il canile e hanno liberato i cani per creare confusione.
Wanef, Hunro e Mensu comparvero coi loro abiti pi eleganti, come per far vedere che non erano stati minimamente colpiti dagli avvenimenti notturni. Senenmut e Amerotke si alzarono in piedi. Wanef sorrideva ma i suoi occhi erano duri: - Non voglio discutere ci che  successo, mio signore Senenmut, ma sarete d'accordo con me che non pu continuare cos, noi dobbiamo chiedere il parere del nostro re.
- Volete abbandonare i negoziati?
- No, mio signore, vogliamo solo chiedergli un parere, ma Tushratta vorr avere una prova della buona fede della divina Hatusu.
- E per garantirvi la nostra buona fede, Mareb e Amerotke vi accompagneranno. - Senenmut tocc il braccio del giudice.
Wanef s'inchin leggermente.
- D'accordo. Porgete alla divina Hatusu le nostre pi sentite condoglianze per la morte del suo araldo. Era del nostro stesso sangue e compiangiamo la sua triste fine. Era un ometto sempre indaffarato - sorrise vagamente.
- Che volete dire?
- Ci chiediamo cosa ci facesse un araldo in giro di notte - disse Mensu.
Senenmut scroll le spalle: -  stato un deplorevole incidente. Il canile sar sorvegliato, e non capiter pi.
I mitanni se ne andarono. Amerotke si appoggi a una colonna.
- Io sono un giudice, non un araldo.
- Devi andare all'oasi delle palme, perch Tushratta sa che sei una persona di cui ci fidiamo. E poi hai un occhio acuto e potrai scoprire qualcosa. Ci andrai?
Amerotke sospir e annu.
- I mitanni sono nervosi - spieg Senenmut. - Non vogliono che i nostri squadroni di cani si avvicinino, ma tu sarai al sicuro, essendo un ambasciatore.
- Weni era imparentato con i mitanni?
- S, da parte di madre.
- Abitava al tempio?
- S, ma solitamente stava in citt, dove aveva una casa.
- Non vi far perdere altro tempo, mio signore Senenmut. - S'inchin e se ne and.
I suoi collaboratori lo attendevano all'ombra di una delle colonne all'ingresso del tempio. Chiesero informazioni a un servo e andarono al piccolo edificio che ospitava gli araldi. La porta della stanza di Weni era aperta e Amerotke entr. Shufoy apr la finestra e cominci la perquisizione.
- Cosa stiamo cercando, padrone?
- La verit.
Bussarono alla porta, ed entr Senenmut: - Ci siamo gi parlati, mio signore!
- Certo, Amerotke, ma stavo pensando alla Gloria di Anubi. Devo fare arrestare Khety e gli altri?
- Con quale capo d'imputazione? Non abbiamo prove ed  meglio lasciarli in libert, per ora.
Senenmut se ne and e continuarono le ricerche. Shufoy not una brocca di vino e un braccialetto: - Deve aver bevuto molto, ieri notte. E aveva compagnia!
Prenhoe guard sotto il letto: - Ieri notte ho sognato che un'aquila mi trasportava nel deserto...
- Grazie, Prenhoe. C' altro, oltre alla tua aquila?
Prenhoe estrasse uno scrigno di sicomoro e un fagotto infangato. Nello scrigno c'erano i sigilli dell'araldo e il cartiglio di Hatusu, il lasciapassare che dimostrava la sua autorit. Un altro sigillo era ovale, verde, con uno scorpione su un verso e un serpente sull'altro: - Questo non  egiziano.
Asural lo guard e disse: -  dei mitanni.
Amerotke vuot il cofanetto sul letto e trov anche un pugnale.
- Prenhoe, avverti subito Senenmut, voglio confrontarlo col pugnale che ha ucciso Nemrath.
Nel cofanetto non vi erano altre cose sospette: soltanto anelli, braccialetti e pezzi di papiro. Il pugnale aveva un lama cananea e un manico a forma di cane. Prenhoe torn con l'arma del delitto, e poterono verificare che erano identiche. Amerotke le soppes: - Shufoy, tu conosci i mercati. Pugnali del genere sono venduti a coppie?
- Certo, o anche a gruppi di tre o quattro.
Amerotke li butt sul letto.
- Avevo torto a sospettare degli altri,  chiaro che  stato Weni a rubare la Gloria di Anubi. Questo pugnale  identico a quello che ha ucciso Nemrath.
Apr il fagotto infangato, e trov un paio di sandali da soldato con la suola coperta di fango. Li annus e li pos a terra: - Asural, d un'occhiata e dimmi dove  stato chi li ha indossati.
-  fango del Nilo - disse il capitano dopo averli esaminati.
- Va bene. Shufoy, va' al mercato e cerca il mercante che ha venduto quei pugnali. Puoi portarteli dietro. Asural, Prenhoe, cercate di scoprire dov' la casa di Weni, poi sfondate la porta e perquisitela dalle cantine al sottotetto. Oggi, io e Mareb andremo all'oasi delle palme. Niente domande, Shufoy, tu non puoi venire! Dirai a Norfret dove sono andato, perch non si preoccupi. Ma torna presto!
Quando se ne furono andati, Amerotke tir un sospiro di sollievo e chiuse la porta. Aveva il collo e le gambe indolenzite per la tensione; si sentiva irrequieto e sperava di non avere preso la stessa malattia di Ahmose. Ma forse era solo la sua immaginazione, Norfret diceva sempre che la sua mente errava di albero in albero come un uccellino.
Le cause che lo attendevano in tribunale sarebbero state trasferite a un'altra corte o aggiornate. Amerotke si sforz di non badare al dolore e si mise a cercare un fattore comune a tutti quei misteri. Pareva che Weni non fosse il fedele araldo che affermava di essere...
Si coric sul letto, tentando di dare un senso a quel che era capitato. Che cos'avrebbe detto a Tushratta? Perch Wanef voleva andare a parlargli? Era solamente una mossa diplomatica? Sentiva le palpebre pesanti e presto cadde in un sonno profondo, dal quale lo ridestarono ansiosamente Asural e Prenhoe: - Credevamo che ti fosse successo qualcosa - disse il capitano delle guardie.
Amerotke si strofin gli occhi: - Quanto tempo  passato?
- Almeno due ore, e abbiamo trovato ci che volevi.
Vuot sul pavimento una borsa, contenente una maschera di Anubi, un gonnellino di cuoio e una vecchia bisaccia consunta. All'interno vi era un papiro vecchio ed essiccato, del genere usato dagli scribi per i documenti ufficiali. Tra gli strani simboli, scarabocchi e geroglifici, Amerotke lesse il nome di Sinuhe.
- C' altro?
Asural fece una smorfia: - Non  abbastanza?
- Che ci faceva Weni con una maschera di Anubi? - chiese Prenhoe. - Non hanno visto una figura simile tra le rovine del tempio di Bes?
- S,  possibile che Weni si sia mascherato per uccidere Sinuhe - riflett Amerotke - in modo da non far capire se era un egiziano o uno dei mitanni. Deve aver invitato Sinuhe in quel luogo solitario per ucciderlo. Questa era la borsa del viaggiatore, ma il manoscritto...
- Non l'abbiamo trovato da nessuna parte - disse Asural. - Era uno strano tipo, in casa non c'erano molte cose.
- Era un araldo, e viaggiava in continuazione.
- Un vicino ci ha detto che ieri  venuta a fargli visita una donna straniera - disse Prenhoe. - Non l'ha vista bene, ma aveva una parrucca e uno scialle colorato. Il vicino l'ha salutata e lei gli ha risposto in una strana lingua gutturale.
- Wanef!
-  possibile.
- Quell'uomo era un chiacchierone - disse Asural. - Gli ho chiesto notizie sul conto di Weni e lui ci ha detto che l'araldo parlava solo della bella tomba che aveva fatto costruire per la moglie. Ci andava spesso e non faceva che addobbarla.
Amerotke si alz, con la mente pi fresca.
- Pare quindi che lavorasse per il suo tornaconto personale, e che i mitanni lo abbiano pagato perch rubasse la Gloria di Anubi e il manoscritto di Sinuhe, a giudicare dagli indizi.
Si morse il labbro; sapeva che per quelli come Weni una bella tomba era la massima ambizione: i ricchi mercanti, i generali, i cortigiani sciamavano nella Necropoli e arricchivano i fabbricanti di sarcofaghi e gli imbalsamatori. Le tombe erano un segno importante della propria posizione sociale... Amerotke sorrise.
- Andiamo nella Necropoli, so dove ha nascosto il manoscritto di Sinuhe!
La riva del fiume era affollata quando presero il traghetto per l'altra sponda. I tre marinai li guardarono e si misero a parlare nella lingua franca del fiume.
- Zitti - grid Amerotke. - Non siamo sciocchi e sappiamo cos'avete detto. Non vi daremo pi di una moneta di rame!
I tre fecero una smorfia e li fecero sedere con aria strafottente. Il calore era opprimente, e le rive paludose erano sormontate da sciami di mosconi e zanzare. Ogni tanto si alzava in volo uno stormo multicolore di uccelli. Il fiume era deserto, perch i battellieri sfuggivano il sole di mezzogiorno. L'aria puzzava di pesce salato, di zolfo e di catrame, e, avvicinandosi alla Necropoli, di natron, di colla e di spezie nauseabonde.
- Andate alla vostra tomba? - chiese il timoniere. - Anche a me piacerebbe averne una per me e per mia moglie, un bel sepolcro da far vedere ai parenti nelle festivit. Avete una tomba, padrone?
- Una piccola, per la mia famiglia e per mio fratello - disse Amerotke.
Asural era sorpreso, perch il giudice non parlava mai del fratello maggiore. La sua morie era stata uno scandalo perso nelle nebbie del tempo. Amerotke si volt per non continuare la conversazione. Spesso lui e Norfret discutevano a causa della tomba. Lui credeva nell'estremo viaggio ma non era ossessionato dai riti e dai paramenti funerari: i nobili tebani davano persino delle feste per far ammirare agli amici i loro sarcofaghi. A mano a mano che si avvicinavano alla riva, poteva scorgere meglio il labirinto di botteghe della Necropoli, sormontata dal rosso Picco occidentale dedicato alla dea Meretseger, colei che adora il silenzio e che colpisce all'improvviso. Amerotke sper che non toccasse proprio a lui quel giorno.
La vela fu ammainata e la feluca si avvicin abilmente al molo. I tre pagarono una moneta di rame e sbarcarono davanti al nuovo santuario di Osiride, mormorarono una preghiera e s'inerpicarono lungo la tortuosa strada della Citt dei morti. Anche col sole era una visita impressionante: nelle vie si susseguivano incessanti le botteghe degli imbalsamatori, dei fabbricanti di sarcofaghi e dei pittori funerari. Amerotke scorse le bare appoggiate al muro in esposizione nei negozi dove si potevano scegliere i modelli migliori. Gli apprendisti ne mostravano i modellini in miniatura sui vassoi appesi al collo. L'aria odorava d'incenso, mirra e cassia, le spezie usate per riempire i corpi imbalsamati dopo che erano state estratte le interiora.
Seguirono la strada che portava a un vero e proprio alveare di tombe ricavate nelle pareti di granito della collina. Lasciarono passare un funerale: la bara era adagiata su una portantina trainata da buoi. Le grida delle prefiche coprivano persino le preghiere dei sacerdoti. Arrivarono all'ufficio del sovrintendente delle tombe, un grassone che sedeva sulla soglia, facendosi aria con un ventaglio e salutando i commercianti che passavano in strada.
- Devo vedere la tomba di Weni - disse il giudice.
Il grassone non sollev nemmeno lo sguardo: - Davvero? E chi sarai mai?
- Amerotke, il giudice della sala delle Due Verit. Se non muovi il tuo grasso culo, avrai bisogno presto di una tomba. Siamo qui per ordine del faraone!
Il sovrintendente schizz via come una lucertola alla vista di un falco e s'inginocchi su un tappeto di canna: - Mio signore - ansim, profondendosi in mille sorrisi e riverenze - non vi ho riconosciuto, non avevate le vostre insegne ufficiali...
Alla vista del sigillo della regina, ebbe un colpo, si mise a quattro zampe come un cane e lo baci, e per poco non baci anche i sandali del giudice. Poi corse alla tomba; il percorso era arduo sotto quel sole cocente, e ben presto furono tutti sudati. I sentieri erano deserti.
- Che afa! - ansim il sovrintendente. - Se solo il mio signore Amerotke avesse atteso un'altra ora! Ma naturalmente non poteva aspettare, capisco...
La tomba di Weni era in fondo al viottolo in una piccola nicchia scavata nella roccia, sbarrata da un macigno col sigillo del sovrintendente.
- Le tombe sono sorvegliate? - domand Amerotke mentre l'uomo rompeva il sigillo.
Il sovrintendente prese un fischietto e subito comparvero all'improvviso, emergendo dalle grotte intorno al sepolcro, dei giganteschi nubiani armati di mazze e lance.
- Nessuno pu passare senza essersi fatto riconoscere.
Due nubiani spostarono il macigno e li fecero entrare; era come tutte le altre tombe che Amerotke aveva visitato: una stanza conteneva i sarcofaghi, l'altra gli arredi, i cofani e gli scrigni. Vi erano delle sporgenze per i vasi sulle pareti affrescate, ma i fiori erano ormai secchi. Il sovrintendente prese la torcia che gli porgeva uno dei due nubiani: - Qualcosa non va? Perch Weni non  qui?
- Weni verr presto a stabilirsi in questa tomba, perch  morto.
- Spero che abbia pagato i suoi debiti.
- Temo proprio di s.
Amerotke fischi silenziosamente alla vista delle prove dell'enorme ricchezza di Weni. I vasi e gli arredi erano dorati ed erano dei materiali pi pregiati. La torcia faceva scintillare le numerose gemme.
- Un vero tesoro - comment Asural.
- Il tesoro di un ladrone - disse Prenhoe. - Un araldo non  cos ricco!
Amerotke afferr il sovrintendente: - Come giustificava questo lusso?
- Non lo so!
- Comunque dovr rispondere dei suoi crimini in un'altra vita.
- La vostra saggezza  uguagliata solo dalla vostra generosit - balbett il sovrintendente. - Cosa cercate?
- Weni veniva spesso alla tomba?
- Era il suo unico piacere.
- E l'addobbava?
- Guardate soltanto quei vasi!
- Qualcuno lo accompagnava?
- A volte una danzatrice - sorrise maliziosamente l'altro. - Sapete come succede, un boccale di vino, e poi....
-  venuto qualcuno con lui, recentemente?
Il sovrintendente si port la mano alla bocca: - A volte ci mandava delle cose con delle istruzioni scritte.
- Anche negli ultimi giorni? Cos'era? Uno scrigno?
Il sovrintendente prese un cofano di sandalo lungo un metro, sigillato col segno dell'ibis, come solevano fare i funzionari pubblici. Ignorando lo sconcerto del grassone, Amerotke lo apr e tir fuori un rotolo di papiro. Lo lesse accuratamente e sorrise: - Ti lascio il cofano, io mi prendo questo!
- Ma, mio signore, questa  una tomba, non si pu prendere nulla senza il consenso del proprietario!
- Ma Weni non era il proprietario! Questo manoscritto appartiene alla divina sovrana! Weni ha ucciso per rubarlo, e credo che mi porter via anche il cofano, a ben pensarci; Senenmut sar contento.  stato Weni a portarlo qui?
- No, una donna mandata da lui.
- Descrivicela!
- Mio signore, ci sono cos tanti visitatori! - Allarg le braccia.
Amerotke si sedette su di uno sgabello e guard l'ingresso. Belet gli aveva parlato di un furto in un posto non sorvegliato, e si trattava forse della tomba di Weni... C'era un collegamento tra quegli uomini misteriosi e la morte dell'araldo?
- Hai notato qualcosa di sospetto?
L'uomo era molto imbarazzato, e avrebbe preferito che se ne andassero al pi presto.
- Eccellenza, io mi occupo dei morti, non dei vivi!

8.

Khety e Ita stavano facendo l'amore. L'ancella del dio si era lavata e profumata ed era venuta da lui, si era tolta la veste ed era salita sulla stretta branda. Khety era al settimo cielo, Ita era molto esperta nelle arti dell'amore. Non aveva mai goduto tanto come in quegli incontri furtivi. Si rigirarono sul lettuccio e Khety mormor: - Farei qualunque cosa per te!
Ita sorrise e gli pass le mani sul corpo. Erano cos eccitati che non sentirono la porta aprirsi. Qualcuno tossicchi. I due si voltarono di scatto verso l'oscurit: solo un'unica, alta finestra lasciava entrare un raggio di luce. La camera era nella parte pi vecchia e oscura del tempio, e anche la pi gelida, perch il sole non vi penetrava mai. Ita s'inginocchi sul letto e si affrett a coprirsi. Khety cerc di prendere il pugnale sul tavolo, ma una freccia si piant nel muro sopra di lui e Ita bestemmi.
- Dovevi chiudere la porta - sibil il sacerdote.
- Era troppo eccitata per farlo - fece eco una voce soffocata da una maschera. - Non preoccupatevi, sarete in pericolo solo se cercherete di alzarvi!
Khety strizz gli occhi. La voce era cantilenante, deliberatamente camuffata. A volte era gutturale, a volte acuta e femminea.
- Cosa vuoi?
- Mi piacerebbe vedervi amoreggiare, Ita  cos bella! Spero che non abbiate paura.
- Perch dovremmo avere paura? - disse Khety. - Io non sono sposato, e Ita  un'ancella del dio!
- Ma tu non sei un dio, Khety - rispose seccamente l'altro - anche se forse credi di esserlo.
Un'altra freccia si piant nel muro.
- Questo  perch non dimentichiate che non dovete muovervi. Non avete paura dell'astuto giudice Amerotke?
-  solo uno sciocco, e le sue domande non ci riguardano!
- Certo che vi riguardano. Dov' la Gloria di Anubi?
- Non l'abbiamo presa noi!
- Per lui sospetta di voi.
- Come lo sai?
-  solo una questione di logica: Nemrath aveva la chiave su di s quando  stato ucciso e tu eri di guardia fuori dalla porta.  difficile credere che tu non sia coinvolto. Dev'essere successo qualcosa di molto strano.
- Allora ci avrebbero gi arrestati!
- No, tu sei un sacerdote, non possono torturarti e non hanno ancora la minima prova. Se hai rubato la Gloria di Anubi e cerchi di venderla...
- Non so cosa vuoi dire! Noi...
Khety guard verso il buio. Non riusciva a riconoscere quella voce, che cambiava continuamente intonazione.
- Quindi, ammetti che centrava anche la piccola Ita? - sussurr la voce.
Khety chiuse gli occhi, aveva commesso un errore. Ita era rimasta in silenzio, mentre se fosse stata solo un'amante innocente si sarebbe messa a gridare.
- Siete stati voi, quindi. Ma come avete fatto?
Khety non parl.
-  stata un'idea di Weni?
- E chi ?
- Non dire sciocchezze! Weni  l'araldo che lavorava per noi mitanni.
Ma perch il misterioso visitatore doveva fare quell'ammissione?
- Noi vogliamo la Gloria di Anubi, per il nostro oscuro tempio. Tushratta  gi abbastanza umiliato dal dover baciare i piedi di una regina, cos intende calmare le sue ire con trucchetti del genere. Ogni tanto aprir un cofanetto nel suo tempio e si lustrer gli occhi alla vista dell'ametista sacra. Come si rallegrer al pensiero dell'ira della regina egiziana!
Khety senti un crampo alle gambe. Si mosse sul letto, e un'altra freccia si piant nella parete.
- Ho i crampi - si lament.
- Ma un momento fa facevi lo stallone con la tua giumenta, eh? Come hai rubato la Gloria di Anubi?
- Non posso rispondere.
- Devi essere molto triste dopo la morte di Weni. Tutti ne parlano nei mercati, quindi non  il caso che tu menta. So benissimo chi era Weni. Adesso  nella Duat e dovr rispondere agli dei. Cosa farai ora? Quanto ti aveva offerto?
Ita era irrequieta, ora che si era ripresa dal colpo. Le tremavano le labbra, e Khety la tenne per mano.
- Tu hai la Gloria di Anubi - lo incalz la voce - ma che te ne farai? Non puoi venderla al mercato come una scimmietta o un pappagallo. Devi scegliere. La venderai ai nubiani o ai libici?
Khety scelse con cura le parole: - Ammettiamo che tu abbia ragione. Potresti anche essere stato mandato da Amerotke per incastrarci...
- Guarda!
Nel raggio di luce comparve un piccolo sigillo. Era uno scarabeo, ma non era egiziano. Khety riconobbe le insegne del re Tushratta.
- Puoi averlo rubato.
- Ma non  cos. Guarda ancora.
Gett alla luce un sacchetto tintinnante. Khety lo apr e vide dei minuscoli lingotti d'oro, non pi grandi della sua unghia. Li soppes: erano di metallo purissimo!
- Te ne dar altri, molti di pi di quelli offerti da Weni. Non ora, per, non sarebbe sicuro. Ita ha una collana di corniole con uno scorpione d'oro, vedi che so tutto di voi? Ascoltatemi bene: quando i mitanni se ne andranno da Tebe, Ita si metter la collana e andr al laghetto di fronte alla foresteria. In questa stanza, lascerete lo scrigno della Gloria di Anubi, e non verrete pi qui per tutto il giorno. Quando andrete a dormire, la Gloria di Anubi non ci sar pi e voi sarete ricchi.
- Devo fidarmi?
L'ombra gli gett un'altra borsa d'oro.
- Ne riceverai altre. E ora, canta pure una bella canzone alla tua innamorata e decidete dove andare quando sarete ricchi. Se prenderete la Strada di Horus, Tushratta sar felice di accogliervi. Basta solo che adesso vi sediate sul letto.
Si affrettarono a farlo e un'altra freccia si piant nel muro. La porta si chiuse e i due amanti rimasero a guardare le tenebre.
Un'ora dopo Mareb sal di corsa le scale, tutto sudato, pensando a quello che doveva fare. Si ferm in cima per riprendere fiato. Amerotke se ne era andato, ma un vecchio sacerdote gli aveva detto che voleva vederlo subito. Mareb aveva intravisto il nano aggirarsi nel tempio. Forse Amerotke era tornato. Il corridoio era deserto. I servi avevano lucidato il pavimento di legno e avevano messo dei fiori nei vasetti di rame. Mareb si terse il sudore. Non vedeva l'ora che fosse tutto finito. Ud il lamento funebre di un sacerdote e ripens al povero Weni: forse era per lui... Mareb buss a una porta, ma nessuno rispose.
- Mio signore Amerotke - chiam.
La stanza era buia e le imposte chiuse. Gli occhi si abituarono all'oscurit e lui pot individuare Tornata testiera del letto.
- Mio signore!
Stava per aprire le imposte quando la porta si chiuse alle sue spalle. C'era qualcosa che non andava... Qualcuno lo spinse sul letto. Mareb rimase senza fiato. Gli araldi della regina erano abituati ai tradimenti e agli agguati. Si lanci contro l'ombra minacciosa, ma nella confusione non si era reso conto che era armata: una mazza di cuoio lo colp sulla faccia. Con la testa che gli doleva e il sangue che gli sgorgava dalla bocca, lanci un urlo. Si guard intorno ma non c'era nemmeno un coltello o un vaso da scagliare. L'ombra era silenziosa e incombente.
- Fermo, egiziano!
- Cosa vuoi? - ansim Mareb.
- In ginocchio, con la schiena verso la porta!
Mareb obbed, atterrito. Voleva sgozzarlo?
Cerc di alzarsi, ma una mano possente lo spinse in un angolo. Si udirono dei passi all'esterno.
- Silenzio!
La porta si apr e si vide la sagoma del nano. Shufoy fu gettato contro un mobile come un sacco di patate; si ud un grido di dolore e una bestemmia, mentre l'aggressore si dava alla fuga.
Per un momento, Shufoy si lament, mentre Mareb si massaggiava il viso gonfio e la gamba che gli doleva. Apr le imposte. Shufoy aveva un braccio che gli faceva male e guardava sbalordito tutto quel caos.
- Meno male che sono arrivato, ma chi...
- Non lo so - disse Mareb, piuttosto imitato. - Credevo che il signore Amerotke volesse vedermi, ho aperto la porta, e... - Strinse la mano a Shufoy. - Ma ti ringrazio, senza di te, solo gli dei sanno cosa sarebbe successo.
- Chi vi ha detto che il mio padrone vi aspettava?
- Un vecchio sacerdote semicieco, che sicuramente non sapr riconoscere chi gli ha dato il messaggio per me.
Shufoy corse di sotto. Il piano terra dell'edificio era deserto. Un servo piuttosto ottuso, che stava mettendo dei fiori in un vaso, biascic che non aveva visto nulla. Nonostante l'afa, il nano cerc gli altri servitori e fece portare acqua e unguenti per le sue ferite e quelle dell'araldo.
- Le ragazze non vi guarderanno per un po', ma presto sarete guarito - disse poi.
Mareb lo ringrazi, e Shufoy and a prendere frutta e carne secca. Era anche riuscito a sottrarre in cucina una fiasca di vino, che len il loro dolore.
- Volevo fare il medico - raccont orgoglioso, scrutando il volto dell'altro per cogliervi la minima traccia di derisione. - Conosco le pozioni e riconosco tutti i sintomi, dal gonfiore delle vene...
- Va bene, ma perch sei venuto?
- Il signore Amerotke  andato alla Necropoli - dichiar pomposamente - alla tomba di Weni.
- Non sapevo che ne avesse una. E perch ci  andato?
- Non importa - sorrise il nano. - Gli devo dire dei coltelli.
Mareb era interdetto.
- Ho trovato il venditore, una mia vecchia conoscenza, l'Uomo coccodrillo. - Gonfi il petto come un pavone. - Cos, se il mio padrone non c', dovr occuparmene io stesso.
- L'Uomo coccodrillo?
- Basta domande! Il tempo passa, e guarir le nostre ferite.
Mentre camminavano, Shufoy parl a Mareb dell'Uomo coccodrillo.
- Una volta faceva il pescatore, poi si  messo a cacciare i coccodrilli con la sua barca dal fondo piatto con un porcellino che penzola dalla fiancata. Non fa molti affari a Tebe, perch i coccodrilli sono ritenuti sacri. Il trucco  portare quei bestioni in acque poco profonde per catturarli. Ma se ce ne sono troppi, deve darsela a gambe.
Attraversarono il mercato, sbalordendo i passanti con il loro aspetto male in arnese, ma Shufoy si fece strada agitando il parasole: - Largo al servo del signore Amerotke, largo alla giustizia del faraone!
Incredibilmente, tutti obbedirono, persino gli aggressivi venditori di carne di gazzella, di pozioni contro gli scorpioni e di uccelli canori. Mareb non sapeva se lo facessero per rispetto alla sua carica o perch ricordava nell'aspetto pugnace e grottesco il dio Bes. S'inoltrarono negli squallidi vicoli della riva del fiume, che puzzavano di pesce e di catrame. I moli erano affollati di galee da guerra, barche di mercanti piene di prodotti e feluche di pescatori. Soldati e marinai andavano in cerca di prostitute dal volto dipinto e dalle parrucche ornate con ostentazione. Le tuniche colorate le facevano assomigliare a uno stormo di pappagalli gracchianti. Shufoy port Mareb in una birreria male illuminata accanto a una conceria che sapeva di cuoio e di tannino. Un uomo vestito di pelle di coccodrillo si alz da un tavolino in un angolo. Era un tipo guardingo, dal volto stretto e dalla bocca meschina. Alle braccia coperte di cicatrici portava dei bracciali di cuoio. Mentre servivano la birra, Mareb scrut l'Uomo coccodrillo, sotto gli occhi di Shufoy. L'araldo era sembrato al nano un languido damerino. Era un aristocratico, come tutti i cortigiani. Dopo l'assalto, era certo scosso ma le labbra strette dimostravano tutta la sua furia. Era un buon combattente, che non si faceva intimorire dall'Uomo coccodrillo, il quale era invece solito atterrire tutti quelli che incontrava.
Mareb pos il boccale: - Mi hanno parlato di te, Shufoy dice che sei una vera leggenda del fiume. Pochi sono riusciti a sopravvivere a un assalto di coccodrilli.
- Se sai come trattarli - disse l'uomo - non sono un pericolo!
Il nano non era d'accordo, dopo che la barca su cui si trovava col padrone aveva rischiato di essere affondata da un'orda di coccodrilli. Era un'esperienza che preferiva non ripetere.
- Lasciamo perdere, parliamo piuttosto dei coltelli di Weni.
- Weni era uno strano tipo.
Si gratt il collo sudaticcio e salut una prostituta sulla soglia.
- Non farci perdere tempo - esclam Mareb.
- E voi non fatelo perdere a me! Nulla si muove lungo il Nilo senza che io lo sappia!
- Non fare il fanfarone!
Una strana figura avanz da un'alcova. Era un uomo alto, magro, effeminato, con una barbetta caprina e la testa rapata. Anche lui era vestito di pelli di animali. A Mareb ricord uno dei mercenari che le truppe assumevano come esploratori. L'araldo non sapeva decidersi se fosse una figura comica o spaventosa. Aveva un pugnale alla cintola e un altro appeso al collo. Quel volto giallastro e sottile, quelle labbra femminee, l'unico orecchino e la barba caprina avevano un che di spaventoso.
- E lui chi ?
L'Uomo coccodrillo sorrise: - Non ha nome, tutti lo chiamano l'Ombra. Dove ci sono io, c' anche lui. Non  un bel tipo?
A un gesto del capo, l'Ombra apr la bocca.
- Come Shufoy non ha naso, lui non ha lingua. - Punt un dito contro Mareb. - Dovreste venire molto pi spesso in riva al fiume, ci sono pi cose strane che a Kush!
Mareb ammicc alla guardia del corpo.
- Cerca di essere franco - protest Shufoy. - Hai accettato di vedermi! Che ne sai di Weni?
- Quello che conosco, vale pi di un boccale di birra. Weni  morto, e sappiamo tutti che cos' successo al tempio.
La lingua dell'Uomo coccodrillo andava e veniva come quella di una lucertola.
- Ho sete, Shufoy.
- Allora bevi!
L'Uomo coccodrillo fece un cenno alla guardia del corpo: - Va' a divertirti con quella!
L'Ombra sorrise, vedendo la prostituta sulla soglia. La donna lo accompagn nel retro dell'osteria.
- Tre deben d'argento e vi dir tutto.
- Due deben, e la promessa che il giudice Amerotke non ti considerer complice del delitto.
L'Uomo coccodrillo deglut, come se non avesse valutato quella possibilit.
- D'accordo: per, non mi arresteranno? - chiese con voce roca. - Non verranno a tirarmi fuori da qualche bordello nel cuore della notte?
Shufoy estrasse dalla borsa due piccoli lingotti d'argento.
- Sei libero da ogni accusa, e questi sono tuoi.
- Bene. - Allung la mano, ma Shufoy fu pi veloce: - Pagheremo quando avremo visto la merce.
L'Uomo coccodrillo scroll il capo di fronte a quella mancanza di fiducia, poi vuot sul tavolo la sua borsa. I coltelli tintinnarono; Shufoy esamin gli strani manici d'osso a forma di testa di sciacallo.
- Li ho comprati...
- Li hai rubati!
- Diciamo che me li ha prestati un mercante di Menfi - sogghign l'uomo - che li aveva comprati da un artigiano cananeo. Non potevo venderglieli sotto il naso, e sono venuto a Tebe. Non mi hanno dato una licenza per il mercato, e tratto i miei affari fuori le mura. Weni ne ha comprati due.
- Sei sicuro che fosse lui? - chiese l'araldo.
- Lo conoscevo bene, e non era l'agnellino che credevate che fosse.
- Ma era un araldo della divina sovrana!
- Poteva anche essere un principe di sangue reale, ma nessuno  mai proprio come sembra. Weni ne ha comprati due per uno di questi - indic i lingotti d'argento - e mi ha reso piuttosto felice.
- Bene, hai sentito del furto della Gloria di Anubi? - lo interrog Shufoy, facendo svanire il sorriso dal suo volto.
- Che vuoi dire?
- Nemrath  stato ucciso con uno dei tuoi coltelli.
L'Uomo coccodrillo si copr il volto. Non era pi cos spavaldo. Guard la porta esterna e il retro del locale dal quale provenivano i gemiti della prostituta.
- Non puoi andartene, non hai ancora finito di bere - disse Shufoy.
- Io non lo sapevo - balbett l'Uomo coccodrillo.
- Non hai sentito del furto?
- Tutta Tebe ne parla. I sacerdoti sono dei chiacchieroni - schiocc le dita. - Quindi, era questo che Weni stava combinando?
- Gi - sorrise il nano. - Continua a parlare. Tu mi conosci e io ti conosco. Hai rubato questi coltelli e li hai venduti, come al solito, ma sono sicuro che Weni non ti ha pagato solo per quello.
- S, mi ha detto che mi avrebbe venduto qualcosa di molto prezioso. - Si batt una mano sulla fronte. - Anzi le cose erano due, un libro e un altro oggetto che non mi voleva descrivere.
- Quello di Sinuhe? - chiese Mareb.
- Chi?
- Il viaggiatore.
L'Uomo coccodrillo termin la birra per riprendersi: - Gi, anche lui  finito male. Ha fatto l'ultimo viaggio! Comunque, Weni voleva vendere quelle cose per mio tramite. Io gli ho chiesto a chi dovevo rivolgermi. Dopotutto, i mitanni erano qui a Tebe. Ma Weni ha sorriso e ha scosso il capo, mi ha detto che preferiva dar tutto ai libici o ai nubiani. Io ero piuttosto confuso...
- Come al solito recitavi la tua parte - intervenne Shufoy.
Un ratto fece balzare in piedi il nano, che afferr il boccale vuoto e grid all'oste sonnacchioso e disordinato: - Che razza di posto  mai questo? Non pulisci mai il pavimento?
- Ai ratti ci pensano gi i serpenti - ridacchi l'altro.
Shufoy lo guard di sbieco: - Odio i ratti, anche quelli a due zampe!
- Weni era un ratto molto pi pericoloso di quello che pensate - disse l'Uomo coccodrillo. - Sai bene che io conosco tutti in citt, tutti i mercanti libici e nubiani che vengono qui per spiare.
- Clienti ideali per un ladro come Weni!
- S, sono sempre carichi d'oro e ne possono ottenere dell'altro dai loro ambasciatori in citt. Poi caricano su una barca quello che hanno comprato e lo fanno sparire per sempre. - Fischi tra i denti. - Ma, la Gloria di Anubi...
- Tu cosa gli hai detto? - chiese l'araldo.
L'Uomo coccodrillo fece una smorfia: - Ho fatto delle indagini; gli ho detto che avrei fatto il possibile, ma non sapevo perch avesse comprato quei coltelli. Sinuhe  stato pugnalato? Il mondo  piccolo! Vendo a Weni un coltello e lui lo conficca nella pancia di un viaggiatore e di un grasso sacerdote.
- Ne hai venduti altri? - chiese Shufoy. - Conosci Ita e Khety?
L'Uomo coccodrillo scosse il capo, ascoltando i gemiti della prostituta nel cortile.
- Basta! Non si riesce a riflettere tranquillamente!
Ma i gemiti non cessarono affatto.
- Anche quella puttana conosceva Nemrath. Era come un caprone in calore, e non cera bordello che non frequentasse.
- Torniamo a Weni. Cos, ha comprato i coltelli e ti ha parlato di certi oggetti da vendere. Quanti pugnali hai venduto?
L'Uomo coccodrillo torn a metterli nel sacco: - Lina dozzina.
- A qualcuno che potrebbe interessarci?
L'Uomo coccodrillo scosse il capo.
- Agli ambasciatori dei mitanni?
- Non lo so, a volte ero ubriaco, ricordo solo la faccia di Weni.
- Ma perch Weni lo avrebbe fatto? - chiese Mareb. - Lasciando il pugnale nel corpo di Nemrath, attirava presto o tardi i sospetti su di s!
Shufoy tenne il boccale fresco contro la guancia: - Non ci avevo pensato, ma ci voleva del tempo prima che si arrivasse a chi lo aveva venduto.
- Non crederete che abbia detto a Weni la verit! - disse l'Uomo coccodrillo. - Io gli ho raccontato che li si poteva trovare in qualunque mercato cittadino! E poi, io posso solo dirvi che li ha comprati, non se li ha usati.
Shufoy chiese dell'altra birra.
- Inoltre - continu l'altro - se non fosse morto, io non sarei qui a parlarvi.
- Il signore Amerotke non sar contento - disse cupamente il suo servo. - Se Weni ha comprato il coltello, dev'essere coinvolto nella morte di Nemrath.
- Il ratto vi saluta, mio signore - sghignazz l'oste, portando la birra.
Quando se ne and, il nano gli fece un gestaccio. L'Ombra torn dal suo padrone. La prostituta discinta lo segu, facendo tintinnare i braccialetti. Il nano la ferm: - Conoscevi Nemrath?
La donna indic il boccale, e Shufoy la lasci bere.
- Nano, se mi trovi una prostituta in tutta Tebe che non conosce Nemrath, sar io a pagarti da bere.
- Non mi hai creduto - disse petulante l'Uomo coccodrillo.
- Non ti sei ancora guadagnato il tuo argento. Parlami di Weni.
- Vuoi una notizia sorprendente? Conosci gli Amemet?
- Gli assassini che seguirono l'esercito di Hatusu contro i mitanni e poi scomparvero?
- Come lo sai?
- Continua!
- Sai bene che a Tebe puoi comprare qualunque cosa, da un pugnale a un'ametista sacra. Puoi anche assumere dei sicari, non dei semplici tagliagola del porto, degli uomini che possono svolgere per te certi affarucci... Uno di loro era Weni.
- Un araldo della regina! - esclam Mareb.
- Vi ho gi risposto. Weni ha commesso molti omicidi. Si era sposato con una donna dei mitanni, morta poi in uno strano incidente.
- Vuoi dire che l'ha uccisa?
- Gi, l'ha portata in barca sul fiume, hanno bevuto del vino, lei si  tuffata ed  scomparsa. Quando hanno ripescato il corpo, non c'erano tracce di violenza. Pensava di essere al sicuro, peccato che quel giorno io fossi tra le canne con la mia barca, cos ho visto tutto. L'ha soffocata con un cuscino mentre dormiva e l'ha buttata nel fiume.  stato allora che ci siamo conosciuti.
- Lo hai ricattato? - chiese Shufoy.
- Un semplice accordo d'affari. Gli ho detto che era stato molto astuto, e lui ha accettato la mia proposta. Io gli dicevo i nomi delle vittime, e lui le eliminava; gli piaceva il giardinaggio, soprattutto le erbe velenose. Non era un tipo violento. - Indic la birra del nano. - Come puoi dire che io non abbia ordinato aliaste di metterci del veleno? Lo scoprirai solo quando ti far male il pancino! Sto scherzando, ma con Weni capitava cos, io gli dicevo un nome e lui gli mandava del vino o del cibo in regalo.  singolare quante persone ci siano che vogliono liberarsi dell'amante della moglie, o di un rivale in affari o di un pretendente troppo noioso.
Shufoy era incredulo, ma sapeva che diceva la verit. A Tebe si poteva morire in mille modi: di un colpo di sole, del morso di un serpente, per aver mangiato dei cibi guasti. Spesso il suo padrone guardava gli elenchi dei morti esposti fuori dal tempio e si chiedeva quante di esse fossero naturali.
- Ti potrei fare accusare di omicidio!
- Davvero? E di chi? Dove sono i corpi? Quali sono i nomi?
- Mareb mi  testimone!
- E chi ci creder? Io stavo solo scherzando!
- E allora, perch me lo hai detto?
L'Uomo coccodrillo cont sulle dita tozze: - Primo: voglio la tua parola che sono al sicuro. Ora che abbiamo smosso le acque dello stagno, solo gli dei sanno cosa verr fuori. Secondo: voglio essere pagato. Terzo: voglio andarmene da Tebe prima che Asural mi prenda per la collottola.
- Hai paura?
- Certo, non sto trattando con dei poveracci che vivono in riva al fiume ma con i potenti signori della Casa di un milione di anni. Weni  morto e io non voglio essere crocifisso sulle mura cittadine.
- Credi che Weni abbia rubato l'ametista?
- Pu darsi.
- E che abbia ucciso Sinuhe?
- Forse.
- Per chi lavorava?
L'altro si gratt la guancia e guard la porta, desideroso di andarsene: - Non lo so, era solitario come uno sciacallo. Si faceva chiamare il Giardiniere, e il suo giardino era Tebe. Diceva che aveva il compito di estirpare le erbacce. Per pensava solo alla sua ricca tomba.
- Prima che morisse, era cambiato?
L'Uomo coccodrillo si tocc le fauci acuminate. Mareb lo guardava affascinato. Shufoy si sent a disagio. L'oste sbarr la porta e il nano not delle figure all'esterno.
- Sei al sicuro, Shufoy!
Gli occhi fissi e vitrei dell'Uomo coccodrillo erano come quelli della belva di cui portava il nome.
- Lo spero - mormor il nano, che estrasse un pugnaletto e lo punt contro la gamba del bandito, sotto il tavolo. L'Uomo coccodrillo prese la sua paga: - Weni mi pareva preoccupato, per rispondere alla tua domanda, ma non so perch.
Si alz dal tavolo.
- Il mio padrone vorr delle prove.
- Che le cerchi, allora! Conosci le rovine del tempio di Bes? C' un lastrone all'ingresso di una cappella, e sotto c' un cadavere.
- Di chi?
- Ho seguito Weni per giorni dopo l'assassinio della moglie e l'ho visto uccidere l'amante di quella donna. L'ha invitato tra le rovine del tempio e l'ha colpito con un'ascia. Lo stava seppellendo quando mi sono presentato. Paga tu il dovuto, nano, poi conta fino a cento e potrai andartene tranquillamente. Salutami il tuo padrone!
Il nano lo lasci andare.
- Cosa stai pensando? - chiese Mareb.
- Niente. Quell'uomo  un bandito, lo conosco da anni e non  mai stato tanto loquace.

9.

Il sole stava calando e il calore diminuiva. Una poiana arriv dal deserto. La brezza increspava le acque del fiume e faceva danzare i rovi intorno al tempio di Bes. Gli occhi acuti della poiana in cerca di carogne, con le ali leggermente arretrate, individuarono i due uomini tra le rovine; temendo una freccia o una lancia, la poiana vol pi in alto, delusa. Scorse dei movimenti tra i rovi e vide un uomo mascherato, con un gonnellino da militare. La poiana trovava quei posti troppo pericolosi, quindi cambi direzione verso le rive fangose del Nilo.
L'assassino con la maschera da sciacallo non badava all'uccello, tutto teso a spiare Amerotke e il suo servo che si aggiravano tra le rovine del tempio.
Aveva con s un arco e un pi rapido strumento di morte, ma quelli erano troppo lontani perch li potesse colpire. Se si fossero avvicinati... Non vedeva l'ora di chiudere gli occhi astuti del giudice. Guard il cielo: finora tutto era andato bene, a parte una cosa. Doveva agire adesso, o pi tardi? Scost un cespuglio spinoso per spiare le mosse dei due investigatori. Una freccia poteva anche mancare il bersaglio, era meglio attendere un'altra occasione. L'assassino scivol nell'ombra e scomparve.
Ignaro di tutto ci, Amerotke studiava il pavimento di una delle cappelle.
- Dobbiamo rimuovere quel lastrone? - disse Shufoy.
Il nano si sentiva rabbrividire: erano veramente soli? I rovi che circondavano le rovine erano silenziosi. Il Nilo rifletteva il sole al tramonto. I grilli frinivano nell'erba, tra le canne si udiva il verso stridulo di un uccello. Shufoy non amava quel posto sinistro e desolato.
- Dovevamo far venire Asural e le sue guardie.
Amerotke gli sorrise, tergendosi il sudore: - Siamo al sicuro, Shufoy.
Aveva incontrato il nano e Mareb sulla riva del fiume, e gli avevano detto dell'Uomo coccodrillo.
- Tutto collima con quello che abbiamo scoperto nella Necropoli - aveva commentato Amerotke. - Il nostro Giardiniere era un uomo molto ricco!
- Avevate gi subodorato qualcosa del genere? - gli aveva chiesto Mareb.
- Ci sono stati almeno un paio di casi sospetti. E i rapporti delle guardie del tempio facevano riferimento a un misterioso Giardiniere. Per, l'Uomo coccodrillo pu avervi raccontato delle frottole, e c' un unico modo di scoprire se diceva la verit.
Aveva ringraziato Mareb e lui e Shufoy si erano diretti al tempio di Bes, seguendo lo stesso sentiero solitario che aveva portato Sinuhe alla sua morte. Shufoy era nervoso, non si fidava dell'Ombra e dell'Uomo coccodrillo. E poi voleva tornare dalla sua danzatrice, aveva composto per lei una nuova canzone d'amore. Era cos seducente... Ma Amerotke aveva insistito perch lo accompagnasse. Shufoy invidiava Mareb e gli altri, che erano al sicuro mentre lui doveva recarsi col padrone in quel posto solitario.
"Dobbiamo cercare delle prove gli aveva detto Amerotke. "L'Uomo coccodrillo pu essere stato pagato per raccontarti delle frottole.
Le avete gi le prove: sappiamo che Weni era troppo ricco!
Le prove sono gli anelli di una catena, ne trovi uno alla volta, Shufoy.
Adesso il nano batteva il piede e si lamentava: - Bene, ora che siamo qui, facciamola finita: Norfret vi star aspettando e non dovevate andare all'oasi delle palme?
- Tushratta dovr attendere.
Col coltello di Shufoy, Amerotke cominci a scalzare il lastrone dal fango.
- Non siete un operaio!
- Come uno sterratore devo scavare in cerca della verit. Aiutami, invece di farmi la predica!
Con un bastone appuntito, Shufoy cominci a togliere la terra. Trov un grosso palo portato dall'inondazione e se ne serv per svellere il lastrone; il giorno stava finendo quando finalmente si trovarono di fronte a una mano scheletrica che emergeva dal terriccio sotto il pavimento. Amerotke liber lo scheletro e osserv il cranio.
- Vi sta contaminando - lo avvert Shufoy.
Amerotke osserv il buco sulla nuca, poi si pul le mani sporche di terra.
- L'Uomo coccodrillo non mente, Weni era un assassino. - Si sedette sul basamento di una colonna.
- Quindi, cosa sappiamo?
- Non lo so. - Shufoy era distratto dallo scheletro.
- Dov' il volume di Sinuhe, padrone?
- Asural lo sta portando alla Casa di un milione di anni. Ma che fai?
Shufoy si era messo a scavare come un cagnolino, e alla fine trov un bracciale di rame: - Guardate!
Amerotke tradusse i geroglifici: - Cos si chiamava Hordeth - disse il nano - ne ho gi sentito parlare!
Amerotke si rigir il bracciale tra le dita.
- Anch'io. Era un araldo della Casa degli ambasciatori, scomparso quattro anni fa.
Shufoy scav ancora e trov un papiro impolverato, con una maledizione in inchiostro rosso: I demoni ce l'abbiano con te per l'eternit Ti tolgano la vista e l'udito Nella bilancia di Anubi La tua anima pesi come una roccia Che i Divoratori la facciano a pezzi E tu non veda mai la luce eterna di Ra.
- L'avr scritta Weni per vendicarsi!
Si ud un carro che si avvicinava e il nitrito di un cavallo. Shufoy estrasse il coltello. Sulla riva del fiume c'era una bella biga di vimini e bronzo. I cavalli lattei erano delle scuderie reali. Shufoy vide con sorpresa Mareb smontare dal carro: si era messo dell'olio profumato nei capelli e indossava una tunica fresca con un cinturone d'oro.
- Sembrate un vero araldo - rise il nano.
- La divina Hatusu vuole vedervi.
- Perch? - Amerotke avanz con il bracciale e il papiro e baci il sigillo imperiale.
- La vostra presenza  richiesta alla Casa di un milione di anni dalla divina sovrana, colei...
- Grazie, Mareb, siamo in un tempio abbandonato e nessuno ci sente.
Mareb not il lastrone divelto e la buca nel terreno.
- Cos' successo?
- Rispondi alla mia domanda.
- La divina Hatusu vuole parlarvi, dovevamo accompagnare i mitanni all'oasi delle palme ma  troppo tardi, sono gi partiti.
- Ci andremo all'alba. Devo parlare con Hatusu, ho trovato il cadavere di un araldo.
- Un araldo?
- Da quanto tempo sei membro della Casa degli ambasciatori?
Mareb guard la biga e fece una smorfia.
- Gi, dovresti legare i cavalli, devo farti vedere qualcosa.
Quando torn, Amerotke lo port vicino alla buca. Mareb la guard, disgustato: - Mi sono appena lavato e purificato!
Amerotke not il livido sulla fronte e ricord il racconto di Shufoy.
- Non ci hai spiegato perch mi stavi cercando quando ti hanno assalito.
- Per nessun motivo, era una trappola. Mi hanno detto che mi cercavate e l'assassino era in agguato e mi aspettava. - Rise nervosamente guardando la fossa.
-  stato fortunato che io sia arrivato - disse Shufoy.
- Te ne sar grato eternamente, ma ne riparleremo davanti alla divina. Dite che era un araldo?
Amerotke gli mostr la maledizione e il bracciale.
- Conoscevi Hordeth?
Mareb fece un gesto scaramantico, piazzando il pollice tra i due indici: - Certo. Era scomparso, e dicono che sia annegato nel fiume. Oppure...
- Oppure?
- Era un donnaiolo...
- Lo conoscevi bene?
Mareb scosse il capo.
- E Weni?
- Era un collega, e un amico... Era innamoratissimo della moglie, una donna dei mitanni, e si diceva che fosse annegata. Poi ho sentito cosa ha detto l'Uomo coccodrillo... Dopo, non  pi stato lo stesso, credevo che fosse il dolore, invece era il senso di colpa. A quanto pare, l'aveva uccisa e aveva invitato qui Hordeth.
- Gi. Lo ha colpito alla testa e lo ha sepolto sotto un lastrone con una maledizione, perch la sua anima non raggiungesse l'estremo orizzonte.
- Hordeth se lo  meritato. Ero amico di Weni, scoprire che la moglie lo tradiva deve averlo fatto impazzire! Per, anche Hordeth meritava di meglio. Seppellito senza sacerdoti, senza funerali! State scoprendo molte cose, mio signore. - Sorrise con i neri occhi lucenti. - Niente  ci che appare. Ma la divina ci attende. - Guard il cielo.
Mareb spieg poi che toccava alla Casa degli ambasciatori occuparsi dei resti di Hordeth e portarli nella Necropoli. Aiut il giudice e il suo servo a coprirli di nuovo col lastrone.
- Cos mi devi accompagnare all'oasi delle palme? - disse Amerotke, mentre andavano verso il carro.
- Preferirei di no, non amo i mitanni. Mio padre e mio fratello sono morti in quella grande battaglia a settentrione.
Shufoy si guard indietro. Il tempio di Bes, che cominciava a essere avvolto dalle tenebre, era ora la casa del rosso assassino Seth.
Amerotke fu introdotto nel bagno privato di Hatusu. I raggi rossastri del sole morente venivano riflessi dagli splendidi marmi. Era una sala sontuosa, dalle grandi finestre e le pareti lucenti ed eburnee, decorate con le immagini delle dee, che assomigliavano tutte alla regina. L'aria profumava di sandalo e incenso e il pavimento rifletteva la luce delle lampade nei vasi d'alabastro. La piscina era sovrastata da Horus, il falco dalle ali spiegate. Nell'acqua azzurra danzavano i fiori di loto.
Hatusu, che di solito adorava il lusso, era in un angolo su di una sedia imbottita. Portava una parrucca con fili d'argento intrecciati e una collana di corniole a forma di piccoli fiori.
La tunica diafana aveva una cintura d'oro e i piedi erano posati su di un poggiapiedi.
Senenmut le sedeva accanto con un papiro sulle ginocchia. Hatusu si guardava le unghie col capo leggermente inclinato, ma sollev gli occhi quando un capitano nubiano introdusse Amerotke e chiuse silenziosamente la porta. La voce della regina era dura e stridula: - Guarda, Senenmut, il nostro giudice, che ignora i nostri ordini e fa invece il giro delle taverne del porto! E non s'inginocchia nemmeno alla sua sovrana!
Amerotke si sentiva stanco e a disagio in quegli ambienti sfarzosi. S'inginocchi su di un cuscino pericolosamente vicino alla piscina e premette la fronte contro le piastrelle umide. Si aspettava che la regina gli dicesse di rialzarsi, ma dovette attendere a lungo. Sospir e fece il saluto ufficiale.
- Il mio cuore  pieno di gioia alla vista del tuo volto, o divina!
- Sono la tua regina, baciami i piedi!
Amerotke le baci le unghie verdi e le dita dei piedi che portavano piccoli anelli d'oro.
- Ora puoi inginocchiarti.
Amerotke si sedette sui talloni e vide che Hatusu celava la sua collera dietro una maschera d'oro e d'argento.
- Sei troppo presuntuoso, Amerotke.
- Non  vero.
Senenmut emise un sibilo e per un momento Amerotke temette che la regina lo prendesse a ceffoni. Invece Hatusu lo carezz delicatamente. Si tolse la maschera e gli si accoccol accanto.
Era veramente bella con quella pelle ramata, le labbra sensuali, il volto perfetto e profumato. La tunica aperta rivelava un capezzolo tinto d'oro. La donna sorrise: - Ho ispezionato le guardie del palazzo con questo vestito, perch piace molto agli uomini. Due sono quasi svenuti! Non lo far pi,  troppo rischioso! Non sono bella?
- Si, come la stella del mattino, e sei mutevole come la luna.
Il sorriso svan di fronte a quella frase sarcastica.
- Mi desideri?
- No, mia signora.
- Perch no? - chiese petulante la regina.
- Posso desiderare mia moglie, non una dea.
Lei gli sfior la punta del naso: - Anche da bambino avevi sempre la risposta pronta. Non  una meraviglia, Senenmut? Ma voi uomini siete fatti cos. A volte mi chiedo se Amerotke, che  sempre cos serio, cos affezionato alla bella moglie...  proprio vero che desideri soltanto lei - si lecc le labbra. - Di che cosa hai paura, Amerotke?
- Dell'ignoto, dell'insuccesso.
- E dei cani, no?
Lo aiut ad alzarsi, poi si tolse i sandali e lasci cadere la veste. Sollev le braccia, e Amerotke arross. Senenmut era assorto nella lettura della pergamena. Hatusu si tuff e il suo corpo dorato attravers la vasca con la leggerezza di un pesce. Poi riemerse, si rimise a posto la parrucca: - Vieni a prendermi, Amerotke?
- Mia signora - disse seccamente Senenmut - Amerotke  stanco e non si  ancora purificato. Contaminerebbe l'acqua.
- Sei geloso, Senenmut?
Hatusu si arrampic sul bordo e Senenmut si affrett a rimetterle il vestito. La regina and a un tavolinetto d'acacia e prese una coppa di vino bianco, poi disse ad Amerotke di sedersi accanto a lei. Non era pi cos allegra. Bevve un sorso di vino e si sistem meglio il vestilo.
- I mitanni sono partiti e tu devi seguirli. Mareb ti accompagner. Devi assicurare a Tushratta che noi non siamo responsabili di ci che  successo al tempio, ripetergli che vogliamo la pace e scoprire quali sono le sue reali intenzioni, se sa qualcosa del furto della Gloria di Anubi e del volume di Sinuhe, se ha messo mano a tutte queste infamie. Non  il caso che ti dica cosa devi fare, scopri quello che puoi e ritorna!
- L'accampamento di Tushratta  all'oasi delle palme - disse Senenmut. - Abbiamo creato una sorta di confine artificiale, di terra di nessuno dell'ampiezza di dieci miglia tra l'oasi e i nostri squadroni di carri. Vi accompagneranno all'altopiano roccioso di Makra, e dovrete proseguire da soli. I mitanni vi verranno incontro per portami all'accampamento. - Il volto duro di Senenmut era segnato dall'insonnia. - Vi tratteranno bene, ma tieni d'occhio Mareb, a loro non piace. Ma ne riparleremo. State attenti a cosa mangiate e bevete, poi a sera tornerete a Makra, dove vi attender lo squadrone. Cosa hai scoperto, mio signore?
- La Gloria di Anubi? - lo incalz la regina.
-  ancora un mistero. - Il giudice ignor la sua aria seccata. - La porta era chiusa, eppure Nemrath  stato ucciso.
- Lo so. Ma chi  l'assassino?
- O Khety o Ita, o il capitano delle guardie.
- Che siano impalati!
- Non possiamo farlo senza prove, mia divina - intervenne Senenmut. - I sacerdoti di Anubi sono potenti! Per non potranno lasciare il tempio e saranno sorvegliati. - Guard Amerotke, speranzoso, ma lui scosse il capo: - Non sappiamo come  avvenuto l'omicidio. La danzatrice e Snefru sono stati avvelenati, non so come. E mi chiedo perch Weni sia stato ucciso proprio in quel modo.
- Spiegati - disse Hatusu.
- Potevano strangolarlo, avvelenarlo, tirargli una freccia, ma perch scatenargli contro i cani?  stata una morte orribile, come se l'assassino avesse voluto distruggere anche la sua anima, oltre che il corpo.
- Perch non fosse imbalsamato?
- Proprio cos, mio signore Senenmut. L'assassino voleva vendicarsi di qualcosa, come se avesse un motivo personale.
Amerotke disse cosa aveva saputo dall'Uomo coccodrillo e Hatusu s'infuri: - Che almeno lui sia impalato!
- Se ne  gi andato da Tebe. E poi, Shufoy ha bisogno di lui per avere informazioni utili.
- Se ho capito bene, Weni era un araldo, ma anche un assassino professionista - disse Senenmut.
- Pare di s. Ha ucciso la moglie e il suo amante, l'araldo Hordeth, e l'ha sepolto nel tempio di Bes, poi, incoraggiato dall'Uomo coccodrillo, ci ha preso gusto e ha commesso molti delitti. Ha comprato due dei coltelli dell'Uomo coccodrillo per uccidere Nemrath, quindi ha partecipato al furto dell'ametista. Poi ha invitato Sinuhe al tempio in cui aveva gi ucciso Hordeth, e pare che per eliminarlo abbia indossato una maschera di Anubi. Ha rubato il manoscritto e lo ha nascosto nella sua tomba. Weni pu aver organizzato tutto ci che  successo al tempio di Anubi, ma perch doveva uccidere una danzatrice, o le pecore e i pesci? Chi ha aggredito Mareb? Sappiamo solo che un vicino ha visto una straniera andare a casa di Weni.
- Una mitanna?
- Vorrei che fosse cos, per... No, Weni voleva vendere il volume ai libici, e solo Anubi sa dov' finita la sua ametista sacra. E poi, perch ha ucciso Snefru? - Amerotke si appoggi alla parete e sospir. - Questo  tutto!
- Noi possiamo dirti di pi. Faglielo vedere, Senenmut.
Il visir gli pass il papiro, scritto cos affrettatamente che Amerotke non riusc a leggerlo.
-  la scrittura dei mitanni.  una comunicazione del re ai suoi inviati. Naturalmente i messaggeri erano due, uno ufficiale e uno segreto. La Casa dei segreti ha scoperto che utilizzava un nomade del deserto come corriere ufficioso. L'abbiamo fermato alle porte della citt con la scusa che non poteva vendere la sua merce nel mercato, cos l'abbiamo perquisito e abbiamo trovato questo papiro in fondo a un cesto. I nostri scribi l'hanno copiato e tradotto: "Tushratta alla sua beneamata sorella Wanef. Ti consigliamo caldamente di firmare e di condurre in porto i negoziati, ma siamo lieti che ci che luccica e ci che insegna possano essere presto nelle nostre mani....
- Il manoscritto di Sinuhe e la Gloria di Anubi!
- Certo. Quindi Tushratta ha organizzato i furti e i delitti.
- Non  detto, magari ha saputo che sono successi e spera di poterne approfittare.
- Pu darsi. "Cerca di ricorrere ai servigi del Giardiniere...
- Weni! - si adir Hatusu.
- "... e di trattare con gli sciacalli che ti azzannano le caviglie.
- Saremmo noi? - chiese Amerotke. - Per  strano, non si parla della famosa Iena.
- "Per state attenti, ne va della vostra salvezza. Se necessario, venite a consultarci all'oasi delle palme. Bisogna firmare il trattalo di pace, i nostri interessi collimano in questo con quelli dell'Egitto. Sta' attenta a Mareb, ha dei buoni motivi per odiarci.
-  vero - disse la regina - suo padre e suo fratello sono stati uccisi in battaglia, in un'imboscata, e i loro corpi sono stati abbandonati nel deserto.
- "Non fidarti del Giardiniere n di Senenmut, sai cosa pensiamo di loro. Ecco,  tutto. - Pos in terra il papiro.
- Quindi - disse Amerotke - al centro di tutto cera Weni, che di giorno era un araldo e di notte un assassino. Faceva la spia per noi ma anche per i mitanni, e pare che in realt non lavorasse che per se stesso.
Hatusu batt un piede: - Noi pensiamo che Weni fosse stato assoldato dai mitanni, forse a causa del suo matrimonio. Forse avevano saputo di lui dai libici o dall'Uomo coccodrillo, o da un altro di questi spioni pronti a vendere informazioni a dritta e a manca. I mitanni volevano il manoscritto per le sue preziose mappe e la Gloria di Anubi per beffarci. Ma Weni non era affidabile, e l'hanno ucciso.
Amerotke indic la bisaccia di pelle in un angolo del bagno: - Questo papiro pone pi domande che risposte. Posso esaminare il manoscritto di Sinuhe?
- Certo - sorrise la regina - ma custodiscilo bene. Devi partire all'alba.
Amerotke stava per inchinarsi ma la regina lo baci sulle guance, poi gli pizzic il polso: - Gli amici della sovrana non devono inchinarsi.
Shufoy e Prenhoe aspettavano con ansia nell'anticamera.
- Un messaggio da parte della signora Norfret - disse il nano.
- Non ora, domani  un altro giorno. - Amerotke si volt verso la finestra, dietro la quale si addensava l'oscurit. Poi usc dalla Casa di un milione di anni e si diresse verso il tempio di Anubi, ignaro della figura incappucciata che lo seguiva.

10.

Il carro da guerra era di acacia, olmo e betulla, rinforzato di rame ed elettro, adatto per scontrarsi velocemente con le fanterie nemiche. Era uno dei pi belli dello squadrone, coi suoi interni di pelle rossa, il mancorrente di bronzo e le ruote a sei raggi protette da una striscia di cuoio. Amerotke si teneva al mancorrente, mormorando la preghiera del mattino, rivolto a nord, verso il respiro di Amon.
I cavalli erano due splendide giumente saure delle scuderie reali, note come l'Orgoglio di Hathor e lo Splendore di Iside. Avevano un elegante giogo di olmo e le lunghe redini erano tenute dall'abile Mareb.
Lasciato lo squadrone di scorta, correvano come il vento nel magico panorama del deserto. I primi raggi del sole donavano al cielo, alle rocce grigie e ai secchi wadi vivaci colori di sogno. Amerotke adorava vedere sorgere il sole nel deserto. La sabbia si faceva di porpora, le rocce divenivano rosate e i cespugli di rovi neri e sinistri. Mareb schivava con disinvoltura massi e avvallamenti del terreno.
Amerotke chiuse gli occhi come quando, da piccolo, il padre lo portava a venerare il sole sorgente: - Mi sento come un falco che vola nel deserto.
-  un pensiero inebriante, mio signore. Ascoltate la musica del carro, che fa cantare il sangue nelle vene!
Amerotke strinse il mancorrente, mentre la pariglia galoppava a spron battuto per la pista nel deserto. L'araldo era un ottimo auriga e conosceva perfettamente il terreno. Le ruote danzavano a un ritmo guerresco; Hathor e Iside battevano il tempo della carica con gli zoccoli, agitando le piume nere che avevano tra le orecchie. Quando i raggi del sole si fecero pi accecanti, Mareb rallent: - Volete pregare, mio signore?
Tir le redini, chiamando i cavalli con voce carezzevole "le mie splendide fanciulle. Si fermarono all'ombra delle rocce. Amerotke scese cautamente dal cocchio, seguito dall'agile auriga. Dopo una simile corsa, era normale avere il capogiro. Mareb inumid le froge delle giumente e diede loro da mangiare dal sacco dell'avena. Amerotke controll le ruote e i mozzi. Mareb aveva scelto uno dei pi bei carri delle scuderie reali, con quelle incisioni ai fianchi che rappresentavano bellicosi soldati. Nella faretra dorata vi erano le lance, le frecce, un'ascia da combattimento, un arco e una spada. Amerotke butt a terra il manto, poi lui e l'araldo mangiarono della carne secca e s'inchinarono verso il sole sorgente per intonare la preghiera del mattino con la fronte sulla sabbia.
Amerotke si domand se Mareb credesse negli dei o se avesse dei dubbi come lui. Silenziosamente, implor l'aiuto della dea Ma'at, l'unica che venerasse veramente.
- Tra un'ora saremo arrivati. - Mareb si alz in piedi. Nell'abito verde da auriga sembrava pi giovane; aveva il volto arrossato dallo sforzo e i capelli neri erano legati dal nastro bianco dei messi imperiali. Alla cintola teneva il bastone della sua carica con l'aquila dorata dalle ali spiegate.
- Temi un agguato?
Mareb sal sul carro e guard il deserto. Il silenzio era rotto dalle grida stridule degli uccelli e dal ruggito lontano di un leone.
- Mi preoccupo piuttosto dei pericoli del deserto. Avete sentito il leone? Non fatevi ingannare da quest'apparente solitudine,  infestato da iene, scorpioni, sciacalli, serpenti... Sarebbe terribile morire qui; ieri ho avuto un incubo, di rimanere solo di notte nelle Terre Rosse, circondato da assassini.
Amerotke rabbrivid: - Non ami i mitanni?
- No, mio padre e mio fratello sono morti in guerra e non ho nemmeno potuto seppellirli.
- E Weni?
- Vi ho gi detto che era un tipo strano. - Sciolse le briglie.
- Come lo trattavano i mitanni?
- A volte si faceva cupo, scontroso. Non parlava mai di s. Chiacchieravamo solo dei nostri colleghi, di chi saliva e chi scendeva nei favori della regina. Sapevo che era imparentato coi mitanni e aveva sposato una loro donna, quindi tenevo per me le mie opinioni sul loro conto. Ho sempre subodorato che ci fosse qualcosa tra lui e Wanef, anche se la principessa non  di certo una bella donna. Per capite cosa voglio dire. - Si mise a ridere.
- Pensi che lo tenesse in pugno?
- Tutto  possibile con una prostituta come Weni. Il denaro era il suo dio e si dava al miglior offerente.
- L'assassino lo odiava molto per farlo divorare dai cani.
- Possono essere stati i mitanni.
Mareb schiocc la lingua e il carro si mosse lentamente: - Tra un'ora ci saremo. Non voglio che i mitanni mi vedano tutto sudato e impolverato.
Amerotke si tenne al mancorrente mentre Mareb spronava i cavalli. Non era pi stato da anni all'oasi delle palme ma quando si avvicinarono ricord quell'isola verde circondata dagli sterpi. Videro luccicare il bronzo dei carri che venivano loro incontro. Erano pi grandi e ingombranti di quelli egiziani: a quattro ruote, tirati da cavalli pi pesanti, portavano tre soldati ciascuno.
- Tushratta ci sta mostrando i suoi muscoli - disse Mareb.
I soldati avevano corazze di rame, gonnellini di pelle ed elmi di bronzo dai fastosi pennacchi. Mareb li ignor e rallent i cavalli. I carri li circondarono e Amerotke lev il braccio in segno di pace. Il comandante rispose al suo gesto. Il volto era seminascosto dall'elmo, dalla barba e dalle sopracciglia cespugliose. Grid a Mareb di seguirli, in un lampo di denti bianchissimi. I carri dei mitanni li condussero all'oasi, che era piena di gente.
Era larga quattro miglia, affollata di cavalli, bancarelle di mercanti e tende variopinte. L'aria sapeva di legna bruciata, di spezie profumale, di carne alla brace. L'accampamento era ordinato e protetto dai carri da guerra.
Vi erano mercenari cananei dalle esotiche armature, nubiani, libici, guerrieri di Kush, delle isole del Grande Mare Verde; le donne erano radunate intorno ai fuochi, i bambini scorrazzavano nudi, i cani, abbaiando, correvano incontro ai nuovi venuti. Nessun altro not il loro arrivo, a parte qualche cupa sentinella. La tenda del re era al centro dell'oasi, accanto allo specchio d'acqua, all'ombra di palme e sicomori. Era lussuosa e coloratissima, sorvegliata da mercenari cananei con la corazza e le gambiere di bronzo e il gonnellino bianco. I mozzi di stalla portarono via i cavalli.
-  un piacere rivedervi, mio signore Amerotke. - La principessa Wanef arriv sorridendo; portava una veste verde e uno scialle azzurro. - Spero che abbiate viaggiato bene.
Amerotke s'inchin: - Spero che viaggeremo altrettanto bene al nostro ritorno. Perch sono qui, mia signora?
- A causa di ci che  successo. Re Tushratta  molto preoccupato dalla morte del suo consigliere - scelse accuratamente le parole - e vuole essere certo che non capiti altro. - Alla vista di Mareb il suo sorriso scomparve. - Ora venite a parlargli.
Le guardie li fecero passare nella tenda oscura e fresca. A terra vi erano tappeti e cuscini multicolori intorno ai tavolini pieni di oggetti preziosi: statuette, brocche, coppe, bruciaprofumi che sapevano d'incenso. Le guardie e i servi coi flabelli profumati erano silenziosi come statue.
Ma questa era solo l'anticamera. Tushratta stava in una stanza ancora pi ricca, seduto sui cuscini con Hunro e Mensu alla sua sinistra. Wanef si sedette alla sua destra. Il sovrano aveva una veste bianca con una cintura purpurea. Era alto, muscoloso, con un viso crudele, sopracciglia cespugliose e capelli unti che gli ricadevano sulle spalle. La barba profumata gli arrivava fin sul petto, ma non aveva baffi. Non guard Amerotke, e rimase a grattarsi il naso carnoso a capo chino. Portava degli orecchini di madreperla, una gorgiera ingemmata e degli anelli preziosissimi alle dita tozze e grassocce.
- Capisco la vostra lingua.
Senza sollevare lo sguardo li fece sedere e fece servire datteri zuccherati e vino bianco. Amerotke non accett i primi, ma il re afferr il piatto e inizi a masticarli rumorosamente in segno di disprezzo, poi rutt e si pul la bocca.
- Siete venuti a spiegare i delitti del tempio?
- Non possiamo spiegare nulla, dal momento che l'Egitto non ha nessuna responsabilit.
- Uno dei miei inviati  morto.
- Come uno dei nostri araldi.
Tushratta sorrise e si pul i denti: - Allora perch non sei rimasto nella tua corte, giudice?  vero, volevamo che venissi a rassicurarci, ma che altro ci hai portato?
- L'Egitto vuole la pace, non la guerra, ma alle condizioni dettate dalla divina Hatusu, che incarna il volere di Amon-Ra.
Tushratta aveva smesso di sorridere. Amerotke, che seguiva scrupolosamente i consigli di Senenmut, sostenne lo sguardo.
- La pace sar duratura se seguirete ci che lei ha deciso. L'Egitto non  responsabile della morte del signore Snefru, e io ve lo posso garantire, come mi avete chiesto di fare.
Ignor le proteste dei due ambasciatori mitanni. Wanef era impassibile.
- Vorresti insinuare che  stato qualcun altro? - ironizz Tushratta.
- Tutto  possibile, signore. E poi c' la morte di Sinuhe, il furto della Gloria di Anubi...
Il volto butterato di Tushratta era rosso di collera: - Noi non siamo qui per rubare!
- E non ne sapete nulla?
Tushratta scosse il capo. Wanef si schiar la voce e sollev la coppa in un tinnire di braccialetti, chiaramente per trattenere l'ira del fratello: - C' stata anche la morte di Weni... - mormor.
- Era un traditore che voleva vendere al miglior offerente ci che aveva rubato. Forse anche a voi, mia signora.
- Weni era una spia - sorrise lei mestamente. - Diceva che era dalla nostra parte, ma  cos che fanno i traditori. Sono sicura che Senenmut ha le sue spie nel nostro campo, ce lo hanno detto...
- Le vostre spie a Tebe?
- Siete molto astuto, mio signore. Ci hanno detto che Weni ha ucciso Sinuhe e ha nascosto un certo manoscritto nella sua tomba. Ha rubato anche la Gloria di Anubi ma non l'ha offerta a noi.
- Come ci  riuscito? Avete visto la cappella?
- Secondo me, era nascosto dentro quando  entrato Nemrath. Lo ha ucciso e si  unito agli altri quando il crimine  stato scoperto.
Amerotke era interdetto. Mareb stava per parlare ma Wanef sollev una mano senza nemmeno guardarlo: - Amerotke parla a nome della regina, tu sei solo la sua scorta! Noi non vogliamo pi avere a che fare con gli araldi, ma  volont del sovrano che domani ritorniamo a Tebe per i negoziati. Firmeremo il trattato e onoreremo il matrimonio a due condizioni: che Mareb non partecipi pi alle trattative e se ne vada dal tempio e che ci venga restituito il sarcofago della sorella di Tushratta.
Amerotke era impaziente di ritornare al delitto di Weni.
- Il suo corpo non pu riposare accanto al faraone, suo marito?
Mareb s'irrigid.
- E non dovreste obiettare alla presenza di un araldo della divina Hatusu.
- Le nostre richieste sono ragionevoli - disse lentamente il re. - La mia sorella prediletta era solo una bambina quando spos il faraone, e voglio che riposi accanto a me, nella mia tomba, quando sar il momento. - Il suo volto crudele si addolc.
Amerotke s'inchin: - Me ne occuper personalmente. E il nostro araldo?
Tushratta non degn Mareb di uno sguardo.
- Come molti egiziani, ha perso dei congiunti nella grande battaglia che si  svolta a settentrione. Dovrebbe nascondere meglio i suoi sentimenti, il suo ghigno astuto e sprezzante. Noi crediamo che sia anche una spia.
Amerotke prese l'araldo per un braccio per farlo star zitto e abbandon la questione. Non gli piaceva il sorrisetto di Wanef. L'atmosfera era impercettibilmente cambiata. Hatusu aveva il coltello dalla parte del manico eppure i mitanni ridevano di lei.
- Perch non ci avete detto subito quello che sapevate di Weni?
- Qui  molto pi sicuro - disse Wanef e poi sono solo voci che abbiamo sentito prima di andarcene.
Sullo stendardo dietro alle spalle di Tushratta vi era il loro dio sciacallo, una mezzaluna e un cielo stellato. Improvvisamente entr un ciambellano, che si appoggi al bastone onorifico e introdusse dei servi con vassoi di quaglie e antilope arrosto, fichi e altra frutta. I servi erano neri e non pi grandi di Shufoy. Sembravano dei bambini, ma si muovevano con particolare leggiadria. Portavano solo dei gonnellini di pelle decorati e degli orecchini d'oro al naso e ai lobi. Una serva sorrise al giudice, che annu soddisfatto: - Squisito.
Aveva spesso sentito raccontare dei pigmei delle giungle meridionali, ma non li aveva mai visti.
- Ti piace il nostro piccolo popolo, giudice? - chiese Tushratta. - Sono dodici, un tributo del loro re alla nostra potenza.
Era una minaccia velata, voleva significare che anche lui aveva degli alleati. Educatamente, sbocconcell qualcosa, mentre Mareb rimaneva in silenzio senza mangiare nulla.
Amerotke ripens a cosa aveva detto Wanef. Effettivamente era possibile che durante il cambio della guardia qualcuno si fosse nascosto in uno degli anditi oscuri della cappella e fosse poi fuggito durante la confusione che era seguita al ritrovamento del corpo. Ma come era entrato? Aveva dei complici?
- Mio signore Amerotke - il giudice sollev il capo e Tushratta prosegu - abbiamo la tua assicurazione che i nostri ambasciatori sono al sicuro. Stasera ve ne andrete e direte ufficialmente alla divina Hatusu che i negoziati riprenderanno domani e che tra cinque giorni il trattato verr firmato.
Tushratta si gir verso la sorella per indicare che l'incontro era finito. Amerotke sospir. Era stata una missione ardua ma necessaria. I mitanni avevano accettato le sue assicurazioni che non sarebbe successo nulla di male agli altri ambasciatori.
Mareb e Amerotke s'inchinarono e lasciarono la tenda. Il piccolo popolo era radunato intorno a un ciambellano che offriva datteri; vedendoli, vennero a toccare con curiosit i loro gioielli e il pettorale di Ma'at. Gli uomini si tenevano discosti, mentre le donne chiacchieravamo amabilmente con voce acuta. Amerotke not che alcuni di loro avevano dei piccoli tubi alla cintola e dei sacchetti di pelle d'antilope al collo. Voleva interpellarli ma il ciambellano intervenne per portarli a una piccola tenda in fondo all'accampamento, arredata con cuscini e tappeti. L erano stati preparati vassoi coperti di cibo e una brocca screpolata di vino fresco.
Mareb era furioso: - Sono dei barbari, ci vogliono beffare, non ci hanno permesso nemmeno di lavarci le mani prima di mangiare.
- Lasciali lare, i mitanni hanno perso, e Tushratta pu fare il gradasso, chiedere questo e quello, ma ormai  stato sconfitto e dovr accettare le condizioni di Hatusu. Pu anche aver organizzato l'assassinio di Sinuhe e il furto della Gloria di Anubi, potr anche cercare di ottenere il sarcofago di Benia, ma alla regina interessa solo che si sottometta e che dia libero accesso alle nostre truppe, alle nostre navi e ai nostri mercanti.
- Per potevate anche opporli, io sono un araldo della divina sovrana!
- Detto tra noi, non hai forse adottato con loro un atteggiamento sprezzante e beffardo?
Mareb chin il capo: -  stato un compito difficile per me, mio padre e mio fratello sono stati uccisi, e il loro assassino banchetta nella sua tenda da quel barbaro che ! - Sollev il capo, con gli occhi accesi dall'ira.
- Vorrei che Hatusu avesse marciato sulla loro capitale, l'avesse bruciata e avesse impalato Tushratta come un monito a tutti i barbari!
Amerotke sent dei movimenti fuori dalla tenda e Io zitt. Un ciambellano introdusse la principessa Wanef:
- Siete comodi?
- Certo, ma non resteremo a lungo.
- I vostri cavalli sono gi stati sfamati e ho fatto controllare il carro perch tutto fosse a posto.
- Non dovevate toccarlo - disse Mareb.
Wanef lo guard di sbieco.
- La vostra missione ha avuto successo, mio signore Amerotke. Avete calmato le it e del mio sovrano, ma ora  meglio che ve ne andiate.
Usc seguita dal ciambellano.
Amerotke si distese sui cuscini e sui sacchi di lana che fungevano da divano.
- Riposiamoci, Mareb, partiremo al tramonto.  meglio che tu rimanga con me.
Mareb gett a terra un piatto di cibi prelibati e si distese a sua volta. Amerotke preg per la moglie e i figli per calmare la sua ansia. Quella missione era necessaria? Perch i mitanni erano cos divertiti? Tushratta li stava solo stuzzicando? Perch non avevano chiesto un risarcimento per la morte di Snefru? Per, se l'Egitto non era responsabile, perch avrebbero dovuto pagare? E Weni? Aveva agito da solo? Amerotke si addorment desiderando la presenza di Shufoy. Quando Mareb lo svegli, il giorno stava finendo.
- Il sole sta tramontando; sono andato a vedere, e i cavalli e il cocchio sono a posto.
Amerotke si lav, poi mangiarono e bevvero un sorso di vino. Sentirono avvicinarsi un carro e corsero fuori. L'araldo controll le ruote, il giogo e le briglie, ignorando gli ufficiali che li circondavano: - Vi scorteremo fino ai margini dell'accampamento - dichiararono questi.
Salirono sul carro; il sole era rosso sangue e l'aria si era fatta pi fresca. Nel campo fervevano i preparativi per la notte, mentre le ombre si allungavano. Scortati dai mitanni, partirono al passo; quando si separarono, non si scambiarono alcun saluto e Mareb sput in segno di disprezzo, poi spron i cavalli, prendendo Amerotke di sorpresa.
- Che Amon sia ringraziato! Siamo liberi dal loro puzzo e ci troviamo all'aria aperta!
Era da tempo che Amerotke non percorreva il deserto di sera, in quell'ora magica in cui le rocce e la sabbia cambiano colore e aspetto. Mareb era di nuovo entusiasta: gridava ai cavalli e sfogava cos la sua ira. S'inoltrarono nel deserto, scorgendo dei leoni in agguato tra i rovi. Mareb spron i cavalli, poi tir le redini e guard le ruote.
- Cosa c'?
- Il passo non  regolare.
Amerotke si tenne al mancorrente. Mareb aveva ragione, c'era una leggera vibrazione.
- Non so se sia il carro o i cavalli.
Si fermarono per esaminare le ruote. Il sole rosso era scomparso dietro l'orizzonte. L'aria fredda fece rabbrividire il giudice. Cosa sarebbe successo se qualcosa fosse andato storto? Erano lontani dai loro squadroni? Deglut alla vista dei leoni sulle dune che venivano a vedere cosa succedeva. Mareb era inginocchiato accanto alla ruota destra.
- Non c' nulla di rotto. Controllate i cavalli.
Amerotke gli accarezz i garretti mentre Mareb bofonchiava qualcosa accanto all'altra ruota. Sollev le gambe di Hathor ma non vide alcuna ferita; anche Iside pareva non avere n lividi n rigonfiamenti. Stava per girare intorno al cocchio quando Hathor arretr scalciando. Mareb corse a calmarla, prendendola per la cavezza.
- Dev'essere stato un serpente, il carro  a posto.
Mareb si tolse il bastone da araldo e risal, seguito dal giudice. Il carro part lentamente, per permettere all'auriga di studiare i cavalli. Amerotke stava per dire che non c'era nulla di strano quando Hathor torn a scalciare, colpendo Iside, che si sedette sulle zampe posteriori. Hathor non stava bene, si era calmata ma tremava ed era evidentemente irrequieta.
Saltarono dal cocchio, e il cavallo sollev la testa, scopr i denti e si accasci. Mareb fece quello che veniva insegnato a tutti gli aurighi, la liber dai finimenti, tagliandoli col coltello. Hathor cadde di fianco e agit le zampe. Mareb grid ad Amerotke di allontanare Iside, un compito difficile, perch il carro senza un cavallo era diventato d'ingombro. Il giudice liber Iside e riusc a calmarla mentre il compagno sgozzava l'altra giumenta. Il cavallo giaceva sul fianco in un mare di sangue, e aveva perso tutto il suo splendore. Mareb indic il ventre dilatato.
- Un incidente? - chiese Amerotke.
- Veleno. Che Amon ci protegga!
Iside stava zoppicando, trascinando i finimenti. Aveva un garretto insanguinato, dove era stata colpita dall'altro cavallo. Mareb la prese per le briglie e la fece andare un po' in giro al passo per calmarla, parlandole dolcemente. Il magnifico animale zoppicava malamente, e non c'era altra scelta che ucciderlo.
- Non  un livido, le ha rotto l'osso - disse Mareb, e le tagli la gola, mentre Amerotke distoglieva lo sguardo e mormorava una bestemmia. Gli avvoltoi avevano fiutato il sangue e stavano volando sulle loro teste, nonostante fosse gi scuro. Le ombre sulle dune erano aumentate. Il branco si era radunato, notando i cavalli in difficolt e l'odore del sangue.
- Presto saranno qui tutte le belve del deserto - disse Mareb.
Amerotke stacc la faretra di cuoio: - In questo caso, sar meglio andarsene.
Iniziarono ad allontanarsi, ma i leoni non avevano pi paura di loro e le ombre sinistre si avvicinavano alla pozza di sangue. La notte cadde come una cortina scura sugli uomini in fuga. Faceva sempre pi freddo; il deserto, un calderone ribollente, di notte diventava gelido. Amerotke cerc di ricordare le istruzioni avute sotto le armi: - Non possiamo andarcene a piedi.
- Perch?
- Abbiamo poco cibo nella tua bisaccia. Se i mitanni hanno avvelenato i cavalli, io mi guarderei bene dal bere o mangiare ci che ci hanno dato.
- Siete d'accordo che Hathor  stata avvelenata?
Amerotke pos la faretra: - Non so, non potrei accusarli di nulla. Hathor  stata male dopo parecchio tempo e i cavalli possono anche ammalarsi. Domani non rester molto da esaminare, comunque.
La brezza port i ruggiti dei leoni e le risate aspre delle iene, che erano ancora pi pericolose.
- Non possiamo proseguire senza cibo, e il sangue aumenter i loro appetiti. Di notte saremo pi vulnerabili delle antilopi. - Indic una collinetta circondata dai rovi. - L'unica cosa che li terr lontani  il fuoco. Abbiamo delle pietre focaie e la corda dell'arco.
Corsero nel buio, e Mareb inciamp e cadde in ginocchio. Riprese la corsa zoppicando e bestemmiando. Amerotke lo aiut a salire sulla collina e ad attraversare i rovi che ferivano le gambe con le loro spine, per trovare rifugio contro i tenibili predatori.

11.

Coi rami secchi, tagliati con l'ascia del carro, accesero un fuoco. Dall'oscurit provenivano le grida del deserto notturno.
- Due bei cavalli - mormor Amerotke, fissando le tenebre.
Mareb si scaldava al fuoco: - Non avevamo scelta, mio signore, Hathor era stata avvelenata e Iside azzoppata. Meglio cos che morire sbranate.
- Quando l'avranno avvelenata?
- Non abbiamo prove, probabilmente prima di partire. I mitanni diranno che  stato un incidente. Un bel piano, farci rimanere soli nel deserto!
- Ma perch?
- Sanno che voi state indagando, e siete noto per cercare assiduamente la verit. - Sorrise alla luce delle fiamme. - Siete uno dei migliori consiglieri della divina Hatusu, e avrebbero sempre potuto dire che si era trattato di un tragico incidente. Dopotutto, eravamo sani e salvi, quando abbiamo lasciato il campo!
Un leone rugg e Amerotke si alz in piedi: - Adesso non possiamo dire altrettanto!
Le stelle erano gemme posate su un cuscino purpureo, cos vicine che le si poteva quasi afferrare. La luna era piena, e un vento freddo agitava i loro mantelli e gelava la loro pelle sudata. I leoni ruggivano tra i rovi e il fuoco illuminava i loro occhi d'ambra.
- State attento, mio signore - disse Mareb, scoccando una freccia.
- Dammi quell'arco - disse Amerotke, che si sentiva a disagio.
Mareb glielo diede e Amerotke strapp un lembo del mantello e lo arrotol sulla punta del dardo, poi gli diede fuoco e scagli la freccia nella notte.
Il dardo sput scintille tra i sassi e cre per un momento una chiazza luminosa; Amerotke era sempre pi atterrito, non aveva immaginato che i leoni fossero cos tanti. Ricord quando era stato addestrato come recluta a marciare di notte nel deserto. L'istruttore li aveva avvertiti che quando i leoni e le iene fiutavano il sangue diventavano assassini inarrestabili.
Un'ombra avanz nel buio. Amerotke allontan Mareb e scagli un altro dardo di fuoco. La leonessa rugg per la delusione e scomparve di nuovo tra i rovi.
- I cavalli hanno solo stuzzicato loro l'appetito, ci hanno seguito e non saranno soddisfatti finch non si saranno sfamati.
Mareb afferr una lancia, tutto sudato, poi si mise a urlare imprecazioni. La situazione era disperata. La notte era piena di ruggiti e di striduli latrati. Amerotke accese un altro fuoco. La leonessa, che era chiaramente il capobranco, torn ad avanzare ma fu ricacciata da un altro dardo. A un rumore, Amerotke si gir e vide il lungo collo di una iena dal muso tozzo e dal corpo striato. Allontan la belva. Mareb era atterrito e continuava a insultare i mitanni. All'alba sarebbero stati in salvo, ma ci volevano ore prima che il cielo si schiarisse. Per fortuna i rovi li circondavano, costituendo una fitta barriera difficile da superare, ma per quanto tempo il fuoco avrebbe respinto gli assalitori? Avevano acceso tre piccoli fal, ma dovevano allontanarsi per cercare nuovi sterpi per alimentarli e non sapevano quanto fossero vicine quelle belve. A volte la brezza portava il loro puzzo ferino.
Mareb era troppo spaventato per lasciare il fal, ed era Amerotke ad andare a prendere gli sterpi, tenendo d'occhio le ombre delle belve. La leonessa tent di attraversare i rovi con una compagna, e Amerotke dovette gridare a Mareb di scagliare una freccia per farle allontanare.
- Dobbiamo fare qualcosa - mormor Amerotke. Prese la bisaccia dei viveri e un'anfora d'olio.
- Non abbiamo scelta, non possiamo andare in cerca di altri sterpi.
- Che cosa fare, allora?
Amerotke fece a pezzi il mantello per fare altre frecce infuocate; immersero i cenci nell'olio e li avvolsero ai dardi, poi li scagliarono tra i rovi secchi. All'inizio sembr che non avessero sortito alcun effetto, ma poi il fuoco divamp tra gli sterpi.
- Abbiamo un'unica possibilit, dar fuoco ai rovi. - Prese Mareb per un braccio. - Non possiamo attendere che i fal si spengano. I nostri nemici si fanno sempre pi arditi.
Mareb si calm e lo aiut a dar fuoco ai rovi con lance e frecce. La stagione era secca e non fu difficile incendiarli. La brezza attizz le fiamme e le innalz fino al cielo. Il fumo bruci loro gli occhi, poi si diresse verso il deserto. Le fiamme illuminavano le belve, atterrendo Amerotke. Il sangue aveva attratto almeno tre branchi di leoni, seguiti dalle agili ombre delle iene.
-  chiaro - spieg - i mitanni hanno cacciato tutte le antilopi per servirle alla tavola di Tushratta, riducendo la selvaggina.  per questo che si sono radunate tutte quelle belve. I cavalli sono stati per loro un dono degli dei.
L'araldo si era ormai ripreso. Amerotke si sedette davanti al fuoco, maledicendo la sfortuna. Si calm ricordando il bel volto di Norfret, Shufoy che inseguiva i suoi figli, Asural in divisa da parata e i buffi sogni di Prenhoe. Non riusciva ad addormentarsi. Erano protetti da un anello di fuoco, e l'unico problema era il fumo soffocante. Promise alla dea Ma'at che se fosse riuscito a tornare a Tebe le avrebbe fatto un sacrificio speciale. Mareb batteva i denti accanto a lui, Amerotke non sapeva se per la paura o per il freddo. Tutti e due guardavano a oriente, non vedendo l'ora di scorgere i raggi del primo sole. Ma la notte era lunga e il fumo soffocava le fiamme.
- E se ci assaltano?
- Hanno paura del fuoco, e anche i pi affamati non amano la terra che scotta. Speriamo che venga l'alba e che qualcuno veda il fumo.
Alla fine Amerotke si sfreg gli occhi e vide i primi raggi del sole. L'oscurit cominci a diminuire.
Amerotke amava vedere l'alba dal terrazzo della sua villa, ma non l'aveva mai accolta con tanta gioia. Era lo strano momento in cui giorno e notte si uniscono. I rovi, il fumo, la sabbia presero stranissime sfumature di colore, mentre il sole si alzava. Il freddo scomparve d'incanto. I due sopravvissuti s'inginocchiarono per mormorare una preghiera di ringraziamento. Amerotke si avventur cautamente accanto al roveto e vide con terrore che il branco si era solo allontanato. Sopra una sporgenza rocciosa sul fianco della collina si vedeva ancora la sagoma di un leone.
- Non si sono arresi!
Cel la sua disperazione alla vista dei rovi ridotti in cenere. Il fuoco bruciava ancora e il terreno era ardente. Si gir e vide che Mareb guardava a occidente, con la mano sugli occhi. Non ci vedeva bene come l'araldo e il sole dava fastidio alla vista. Quando scorse il bagliore di un'armatura credette che fosse un miraggio.
- Uno squadrone ha notato il fumo - grid Mareb, prendendolo per un braccio. - Mio signore, siamo salvi!
Amerotke si godeva il fresco della sera nei giardini imperiali del Palazzo d'argento, sulla riva occidentale del Nilo, a sud della Necropoli. Era ospite di Hatusu e gli avevano offerto del vino fresco. Il palazzo era stato costruito dal padre della regina ed era un vero paradiso. Il portico in cui si trovavano dava su una terrazza che arrivava fino alle mura. Poteva vedere i piloni dorati e intarsiati di preziose figure in rame e in pietra che portavano nelle vigne e nei frutteti. Nei padiglioni di canne, decorati di fiori di loto, i cortigiani si rifugiavano dall'afa per banchettare e amoreggiare. Le piante d'incenso importate da Punt profumavano l'aria. Nei laghetti erano allevati pesci e uccelli esotici dallo splendido piumaggio variopinto; tra gli alberi occhieggiavano delle statue, mentre le antilopi e gli ibici brucavano tranquillamente l'erba.
- Qui  molto diverso dal deserto, mio signore - disse Senenmut, riempiendogli di nuovo la coppa.
Hatusu era maestosa con quello scialle ingemmato, i sandali tempestati di pietre preziose e la cintura d'oro sulla veste di lino finissimo. I capelli erano tenuti da un cerchio con un cobra in posizione d'attacco; dita e polsi rilucevano d'oro e d'argento. Era stata lei a mandare lo squadrone in loro soccorso. Amerotke era stato portato a palazzo, rifocillato e massaggiato dai servi, e Hatusu gli aveva donato un sigillo d'oro e perle. I domestici gli avevano spiegato che doveva attendere l'arrivo della regina, la quale era arrivata poi con Senenmut sulla barca reale, al suono del sistro, dei cembali e dei tamburi. Scesa dalla portantina dorata, aveva ringraziato il ciambellano e il capitano delle guardie, ma a porte chiuse aveva dato sfogo alla sua collera, si era messa a prendere a calci i mobili e a gridare oscenit da caserma. Aveva dato un pugno nella schiena a Senenmut e gli aveva gridato: "Dovevamo mandare altri carri,  stato un errore. Amerotke poteva anche morire! E allora, a che ci sarebbe servito?. Soffocando le lacrime, aveva infilato le unghie nel braccio del giudice. "Se tu morivi, chi avrei potuto stuzzicare? Di chi potevo ancora beffarmi? Chi mi avrebbe detto la verit? Chi mi avrebbe guardata di brutto come un fratello maggiore? Di chi avrei potuto fidarmi?
Aveva battuto il piede e aveva paragonato Tushratta allo sterco di un cammello. Poi si era appoggiata alla porta e aveva agitato il pugno, in un tinnire di braccialetti: "Gli mander contro migliaia di carri, brucer l'oasi delle palme! Gliela do io la pace! Dovr pagare quintali d'oro, lo metter tra le condizioni del trattato! Dovr baciarmi i piedi finch non gli si spezzer la schiena, e poi far impalare Wanef... ''.
Senenmut aveva scosso il capo impercettibilmente a uno sguardo di Amerotke, rimanendo perfettamente impassibile. Hatusu si era sfogata, ma Senenmut aveva avuto cura di allontanarla dalla porta perch i servi non sentissero. Finalmente si era calmata e si era seduta sul trono, ansimando, col volto chiazzato dalla collera.
Cosa faremo in realt? aveva chiesto con voce stridula.
"Che prove abbiamo? " aveva detto Senenmut con voce suadente.
Hatusu aveva battuto con impazienza i sandali dorati: "Avete ragione, non abbiamo prove contro Tushratta. Il cavallo pu anche essere stato morso da uno scorpione o da un serpente, o aver mangiato qualcosa che non gli ha fatto bene".
"Pu essere stato soltanto un incidente. Non possiamo dire che la colpa  di Tushratta. Oppure, pu essere stata la vendetta personale di uno dei mitanni.  vero che ci sono dei veleni i quali agiscono dopo ore, e persino giorni, quindi Hathor pu anche essere stata avvelenata a Tebe.
"La prossima volta che andr nel deserto... " aveva scherzato Amerotke.
"Andr personalmente a cacciare quei leoni, organizzer una battuta e dar loro una lezione! Anche loro proveranno la collera del faraone! aveva gridato Hatusu, poi aveva abbracciato Amerotke e lo aveva baciato sulle labbra, ignorando il suo imbarazzo.
Lo so che vuoi vedere la tua Norfret lo aveva minacciato col dito scherzosamente ma domani andremo con le mie guardie e un gruppo di scribi della Casa dei segreti nella Valle dei Re a prendere il sarcofago di Benia nell'ultima dimora di mio padre.
Ora era molto pi lieta. Aveva battuto le mani per organizzare una serata per Amerotke che fosse in totale contrasto con la precedente. Si erano trasferiti nel portico ombroso e si era divertita ad ascoltare il racconto del giudice, soprattutto la parte riguardante le accuse di Wanef.
- Pensi che sia stato Weni a rubare la Gloria di Anubi?
- Non lo so, devo tornare al tempio.
- Non ora, dobbiamo restituire la mummia di Benia a Tushratta, in pegno della nostra amicizia. Partiremo all'alba, in segreto. La tomba di mio padre  ben nascosta.
Tutti sapevano che il tirannico Tutmosi I aveva voluto una splendida tomba nella Valle dei Re, progettata dal grande architetto Ineni. Centinaia di schiavi, prigionieri di guerra e detenuti erano andati nella valle, circondata dalle migliori unit di fanteria. Nessuno di loro era tornato. Quando Tutmosi era morto, il funerale era stato seguito solo da un piccolo gruppo di servi e sacerdoti muti. Ineni aveva dichiarato che nessuno avrebbe mai visto n potuto immaginare il luogo in cui Tutmosi era sepolto.
- Perch Tushratta vuole il sarcofago? - chiese Senenmut.
Hatusu si mise a parlare cos piano che non poterono sentire la sua risposta.
- Mia signora?
Resasi conto che nessuno li poteva sentire, mormor: - Da bambina ho sentito dire che mio padre era cos innamorato di Benia che la strangol quando la sorprese con un cortigiano. Altri dicono che labbia sepolta viva, ma nessuno ha mai conosciuto la verit. Forse Tushratta vuole sapere cos'era successo. Domani vedremo.
All'alba, erano giunti all'ingresso nella Valle dei Re. Erano scortati da uno squadrone di carri leggeri e da un carro a quattro ruote, tirato da buoi, carico di arcieri. I soldati si fermarono l, mentre il cocchio della regina, Amerotke e Senenmut s'inoltrava lungo il tortuoso sentiero della Valle dei Re. Hatusu portava un gonnellino di pelle, gambiere di cuoio e sandali da soldato, si era avvolta in un bianco mantello. Non portava gioielli, ma si era messa dei pesanti guanti; aveva ignorato le proteste dei due accompagnatori e li aveva fatti indossare anche a loro.
- Vedrete - aveva detto misteriosamente.
Alla cintola teneva un cilindro di rame come se fosse un pugnale. Conteneva la mappa della tomba fatta da Ineni, con l'esatta descrizione di tutti i pericoli.
- Pericoli? - aveva chiesto Senenmut.
- Mio padre era astuto come un ghepardo e perfido come un serpente. Non voleva che il suo riposo fosse disturbato. Ma vedrete...
Ora era aggrappata al mancorrente e guardava la valle. Era un luogo stregato e solitario, protetto da rupi che il sole sorgente colorava. Il sentiero era sassoso, rocce e rovi si estendevano a perdita d'occhio. Pi si inoltravano nella valle, pi il silenzio diventava opprimente. Le ombre dei cespugli spinosi si allungavano e venivano a sbarrare loro il passo. Ogni tanto il silenzio era rotto dalle grida di qualche uccello che allargava le ali per prendere il calore del sole, e Amerotke sper che non fossero invece i lamenti di coloro che erano stati assassinati in quel luogo desolato. I servitori muti li seguivano a una certa distanza dalla polvere sollevata dalle loro ruote. Sapevano che se avessero rivelato in qualche modo ci che avevano visto, avrebbero cavato loro gli occhi e sarebbero stati decapitati, cos da non poter mai ottenere la pace eterna. Avevano il cranio rasato, sandali pesanti e bianchi mantelli per proteggersi dal sole. Alcuni portavano l'occorrente per scrivere, altri dei bastoni. Avrebbero portato via il sarcofago per farlo recapitare all'oasi delle palme.
Si trattava di un'avventura spettrale. Il cigolio delle ruote, Hatusu e il suo amante persi nei loro pensieri, la processione silenziosa che li seguiva. Oltrepassarono l'accampamento degli schiavi che avevano costruito la tomba.
- Siete gi stata qui, mia regina? - chiese Senenmut.
- Una volta. Mio padre mi ha portata a vedere l'ingresso, pensando che volessi essere sepolta con lui. Invece, io avr la mia tomba, e viaggeremo insieme fino all'estremo orizzonte. - Pos una mano sulle spalle di Senenmut.
Senenmut tenne le redini con una sola mano e con l'altra prese sottobraccio Hatusu per la quale ora non era il suo ministro, ma il suo uomo.
Si addentrarono nella valle per il sentiero sassoso. Sulle rupi non vi era la minima traccia dell'ingresso di una tomba cos meravigliosa. Hatusu fece fermare il carro e studi la mappa nel cilindro di rame. Indic un sentiero da capre che s'inerpicava sul bastione roccioso.
La regina si arrampic abilmente, seguita da Senenmut e Amerotke, che ancora si chiedevano a cosa servissero i guanti.
Le rocce acuminate sembravano messe apposta per ferire; il calore emesso dalle pareti rocciose era insopportabile e la polvere bruciava la gola e gli occhi. Un serpente, risvegliato dal loro arrivo, schizz fuori da una crepa, poi scomparve. Anche sulla rupe non vi era la minima traccia di una tomba.
Amerotke era tutto sudato. Ma all'improvviso Hatusu scomparve, come se fosse stata rapita da una mano invisibile. Corsero a vedere e una voce li chiam da una fenditura a sinistra. Anche un'abile guida l'avrebbe ritenuta una semplice ombra sulla parete rocciosa. La seguirono all'interno, insieme ai sacerdoti e agli scribi muti. Due di loro caddero e si fermarono a lenire i lividi. Senenmut schiocc le dita e fece accendere le torce. La caverna era stata scavata dalla mano dell'uomo e s'inoltrava nell'oscurit. Hatusu prese il bastone di uno degli scribi, e due servi con le fiaccole la precedettero.
- Andate piano e non lasciatemi sola. Capito? Quando ve lo dir vi fermerete immediatamente. Se mi obbedirete, non ci saranno problemi.
Gli schiavi annuirono atterriti.
La processione s'inoltr come nelle profondit della Duat. Sulle pareti dello stretto corridoio erano dipinti gli orribili Divoratori dell'oltretomba, con la testa di coccodrillo e il corpo di ippopotamo o il corpo di babbuino e il volto di pantera. Uno dei servi corse alla porta all'altra estremit. Hatusu gli disse di fermarsi ma era troppo tardi, il terreno cedette e l'uomo scomparve in un turbine di massi. Amerotke prese una fiaccola e avanz cautamente. Uno degli scribi arriv con un bastone, ma il giudice lo fece rimanere indietro. Butt la torcia nel trabocchetto, ma nell'oscurit non si vedevano tracce del servo.
- Non pu essere sopravvissuto a una simile caduta - disse Hatusu. - C' solo uno stretto passaggio tra i due pozzi.
Col bastone, Amerotke individu l'altro trabocchetto e il passaggio di solida roccia. Avanz verso la porta dai sigilli a testa di sciacallo. Amerotke li rimosse e apr la porta con l'aiuto di uno scriba: un sistema di leve permetteva una facile apertura.
- Non andate avanti - grid Hatusu.
La luce delle torce rivel che il pavimento sprofondava all'improvviso. Chi fosse entrato nella stanza con passo deciso sarebbe inevitabilmente precipitato. Amerotke vide una stretta scala e scese cautamente, seguito dagli altri. Ai piedi delle scale vi era un mucchio di scheletri.
- Gli operai che hanno costruito la caverna sono stati uccisi qui - mormor Senenmut.
Amerotke segu lo stretto sentiero che si inoltrava in quel luogo di morte. Atterrito, cercava di non guardare i mucchi di scheletri su entrambi i lati. I morti dovevano essere centinaia.
Amerotke esamin uno scheletro ma non vide alcun segno di violenza: - Li hanno chiusi qui e sono morti di fame! Poi, prima di sigillare la tomba, hanno ammonticchiato ai lati del sentiero gli scheletri.
Alla fine della caverna, Hatusu li fece fermare; due scribi avanzarono, sondando il soffitto coi bastoni. Sentito uno schiocco, si gettarono indietro mentre precipitava un torrente di rocce e pietrisco. La polvere fece tossicchiare la divina Hatusu: - Ineni era molto abile, ma questo  l'ultimo trabocchetto.
Passarono in una lunga galleria dalle pareti splendidamente affrescate. L'anticamera del mausoleo funerario contrastava singolarmente con gli orrori precedenti. I suoi dipinti meravigliosi rappresentavano le vittorie di Tutmosi, ed era piena di tesori: vasi d'argento e di alabastro pieni di fiori ormai secchi, cofani ingemmati, tabernacoli dorati con le statue degli dei, letti e poltrone coi poggiapiedi scolpiti, un trono d'oro e d'argento, coppe a forma di fiore di loto, divani dai braccioli a testa di leone, statue del re in varie posizioni e abbigliamenti. All'ingresso della camera funeraria vi erano due gigantesche effigi di pietra del sovrano in abito militare. Senenmut ruppe i sigilli e poterono entrare.
Le pareti erano affrescate con scene della vita di Tutmosi, corredate di abbondanti didascalie esplicative. La stanza era dominata da un gigantesco sarcofago d'oro e argento, attorniato da altre bare minori, cofani e canopi. Hatusu e Senenmut celavano bene il timore di disturbare il sonno del faraone. La regina si comportava come se dovesse sbrigare un qualunque affare: un sacerdote le diede un sacchetto di chiavi per aprire i vari cofani.
- E non toccate nulla, cercate piuttosto la bara di Benia!
Il sarcofago, intarsiato d'oro, era molto pi piccolo e stretto di quello che dominava la camera funeraria. Con una chiave speciale, Hatusu lo apr e sospir soddisfatta alla vista della mummia profumata.
- Almeno non  stata sepolta viva!
Un medico della Casa della vita rimosse cautamente le bende. Ci volle del tempo, perch gli scribi maneggiavano molto cautamente la mummia per non danneggiarla.
- Si decomporr - disse Senenmut.
- No,  ben conservata - osserv la regina.
Aspettarono pazientemente che il volto ormai decomposto e sfigurato dal tempo venisse liberato dalle bende. - No, le leggende erano false - e Hatusu lo fece di nuovo bendare, facendosi aria con un ventaglio. - Tushratta non potr accusare mio padre di omicidio. Porteremo la mummia alla Casa della vita per farla di nuovo bendare e per tornare a sigillare il sarcofago. Se Tushratta vuole disturbare il suo sonno, che si dia da fare!
Amerotke si rilass. Stavano per prendere la strada del ritorno e la calma di Hatusu aveva dissipato i loro terrori. Comunque, durante l'esame uno dei sacerdoti si era accucciato per leggere il Libro dei morti, un chiaro segno che non intendevano commettere un sacrilegio. Amerotke aveva dato un'occhiata agli affreschi, con quella miriade di scene della vita di Tutmosi, dipinte mentre Ineni faceva costruire la tomba. Hatusu gli aveva mostrato l'immagine di lei stessa bambina, inginocchiata accanto al padre, e il cartiglio col suo nome, ma non pareva presa dalla nostalgia nei confronti del terribile genitore. Amerotke aveva anche trovato un suo ritratto da ragazzino, una figuretta con la testa rasata, la ciocca di capelli da un lato, il collare ingemmato e la tunica bianca dei membri della corte. E poi, Tutmosi che decorava i soldati coraggiosi e mostrava la sua generosit a scribi, medici e insegnanti, Tutmosi che carezzava benevolo i paggi reali, una lunga fila di figure con nome, di cui due si tenevano per mano. Il giudice aveva riletto pi volte il loro nome e, per essere sicuro di non sbagliare, poi era andato dall'altra parte della stanza, dove troneggiava Tutmosi, con la duplice corona e il manto regale, che accettava i tributi degli alleati e dei vassalli. C'era anche un gruppetto di quei pigmei che aveva visto da Tushratta. Erano inginocchiati davanti al faraone e invocavano a mani tese la sua benevolenza. Amerotke aveva studiato i gonnellini di pelle, i copricapi piumati e le strane armi, e aveva quasi dimenticato dove si trovava. Al posto degli affreschi vedeva la danzatrice morta nel padiglione, Snefru disteso sul letto, Weni inseguito dai cani.
- Tutto bene, Amerotke?
Il giudice aveva scosso il capo e si era inchinato: - S, mia regina,  soltanto il passato.
Per il momento non voleva dire che cos'aveva scoperto.

12.

Gli assassini erano pronti. Si erano radunati al tramonto in un palmizio, avvolti nei loro barracani e col volto coperto. Erano armati di spade e pugnali, archi e frecce. Avevano controllato il grosso carro e ingrassato gli assali. I due robusti tori non sarebbero serviti solo a portar via i prigionieri ma anche per i delitti successivi. Il capo li radun e fece spegnere il fuoco di sterco di cammello. Gli assassini rabbrividirono per il freddo. Il capo era ansioso che nulla andasse storto.
- Ricordate di non fare vedere il vostro volto, le vostre mutilazioni sono troppo evidenti. Ai prigionieri non deve essere fatto del male, per ora! - Sorrise spiacevolmente. - Tu rimani col carro, e fai in modo che sia tutto pronto per la fuga!
Il luogotenente annu, mentre il capo controllava ancora le maschere e i sandali dei suoi uomini.
- Ci saranno dei servi? - chiese uno di loro.
- Non lo so, comunque assaggeranno i nostri coltelli. Seguite il piano e domani sarete ricchi come principi.
- Perch non ci dite che cosa dobbiamo fare esattamente?
- Vi ho gi detto abbastanza, avete solo da eseguire gli ordini! Adesso basta, ho ancora delle faccende da sbrigare.
Chiam il luogotenente a un'estremit del palmeto. Un nomade che era appoggiato sotto un albero si alz di scatto. Era piccolo e raggrinzito e puzzava di sudore e di cuoio.
- Hai fatto quello che ti ho detto?
- S, padrone.
- Hai la mappa?
- Conosco la strada come il palmo della mia mano.  facile da seguire. - Gli diede una rustica piantina e il capo la infil nella cintola: - Ne sei sicuro?
- Potrei individuare una mosca nel deserto, padrone. Non ci saranno problemi, anche se  un compito pericoloso.
- Perch mai? Non ci sar nessuna guardia!
Il capo sogghign e gli batt sulla spalla: - Verrai con noi per rassicurarci che la mappa sia esatta. E poi sarai ricco!
- Dove dovremo incontrarci?
- All'oasi di Riyah. Sai dov'? Anche tu sarai pagato a lavoro finito.
Il nomade annu e il capo stava per andarsene, ma l'uomo lo ferm: - Se non verrete, posso sempre andare dai sacerdoti.
Il capo chiuse gli occhi e si volt di scatto: - Cos'hai detto?
- Niente, stavo solo scherzando - balbett il nomade. - Comunque io ci sar.
- Bene. - Il capo prese il luogotenente per un braccio. - Quando tutto sar finito gli taglierai la gola. - Poi studi la mappa. - Sembra a posto. Lo ucciderei subito, ma  meglio che venga con noi per essere sicuri. - Guard ancora il percorso che portava alla sala del tesoro.
Raggiunti gli altri, mormor ancora degli ordini, poi tutti iniziarono a scivolare nei vicoli come ombre, pronti ad appiattarsi contro i muri al minimo segnale d'allarme. Un cane abbai e un gatto inarc la schiena e soffi da un mucchio di rifiuti. Attraversarono l'incrocio uno alla volta. Finalmente raggiunsero la casa della vittima: - Siamo sul retro, dove c' un piccolo giardino.
Aiut un uomo a scavalcare il muro, poi imprec quando un cane si mise ad abbaiare. Ud il colpo di una mazza e una bestemmia. Tutti balzarono nel giardino, non prestando la minima attenzione al cane con la testa spaccata. Il prato era ben tenuto. Alla debole luce notturna superarono il laghetto ornamentale; la casa era a due piani, con un piccolo portico sul retro. La porta posteriore era chiusa. Il capo ud una voce e si nascose. L'uscio si apr e una vecchia dai capelli grigi sporse la testa, sfregandosi gli occhi. Prov a chiamare il cane, ma il capo le copr la bocca con una mano e in un batter d'occhio le tagli la gola. Butt il cadavere a terra e fece un segno a due dei suoi uomini: - Lavate il sangue e seppellite lei e il cane in giardino, svelti!
Gli altri entrarono in casa, oltrepassarono le stufe di terracotta della piccola cucina e salirono le scale. Nel corridoio di legno lucidato c'erano tre stanze. Una era vuota e con la porta aperta, un'altra aveva un'inferriata e doveva essere un magazzino. Il capo degli assassini apr la porta della terza, la camera da letto dei padroni di casa. Il battente si mosse silenziosamente. Il capo sorrise. Il fabbro stava attento che i cardini lavorassero perfettamente, senza cigolare. I banditi si divisero in due gruppi ai lati del letto matrimoniale. La ragazza era bocconi, col capo rivolto dall'altra parte. L'uomo era chiaramente Belet.
- Persino quando dorme  brutto - sogghign il capo.
Si stava per chiedere ironicamente come facesse a russare se non aveva naso, ma poi ricord che i suoi uomini erano nelle stesse condizioni. La donna si gir e il capo pot ammirarne la linea elegante del collo, lo splendido petto e la vita sottile. Tolse la zanzariera e quella apr gli occhi. L'uomo le mise una mano sulla bocca e le punt il pugnale contro l'angolo dell'occhio.
- Zitta, piccola!
Belet si svegli ma non riusc a urlare. I due sposi furono costretti a sedersi.
- Se cercate di gridare o di scappare, dar tua moglie ai miei uomini prima di tagliarle la gola, intesi? Fate un cenno col capo, prima che vi tolga la mano dalla bocca.
Belet annu, atterrito.
- Dov' Aiya?
-  la tua serva?
- S, dorme di sotto. Il cane  suo.
- Il cane ha avuto un piccolo incidente.
- E Aiya?
- Anche lei!
Seli voleva gridare ma il capo le punt il coltello contro il mento e le mise una mano sul petto. Belet volle ribellarsi ma uno degli assassini torn a sbatterlo sul letto.
-  fresca come una susina. Ma bando agli scherzi, voi venite con noi!
Belet era ormai completamente sveglio: - Ti conosco, ti ho visto al Posto delle iene!
- Hai rifiutato il mio invito, e adesso non hai pi scelta.
- Perch? Sono solo un povero fabbro!
- Vestitevi, venite con noi e vedrete!
I banditi mormorarono qualche ribaldo apprezzamento alla giovane donna, ma il capo li fece stare zitti. Seli e Belet si vestirono in gran fretta. In cucina, gli assassini riempirono rapidamente un fagotto di pane, frutta e carne essiccata, e un otre d'acqua del pozzo. Intanto, il capo controllava il lavoro degli uomini che aveva lasciato in giardino. Il sangue era stato lavato e i corpi della vecchia e del cane erano scomparsi.
- Concimeranno il giardino - sghignazz uno dei due.
Il capo torn in casa a coprire ogni traccia, poi and nel laboratorio del fabbro a prendere i suoi utensili e a metterli in un sacco.
- Abbiamo tutto quello che volevamo!
Belet dovette aprire il cancello, e i prigionieri, legati, furono trascinati nel vicolo. Nel palmeto, ignorando le loro proteste, li imbavagliarono, li caricarono sul carro e li coprirono con un telo. Guardandosi atterriti negli occhi, dovettero sopportare i sobbalzi del mezzo sulla carreggiata sconnessa. Il carro si ferm e il capo ordin ai suoi uomini di stare zitti.
- Siamo arrivati alle porte della citt, non fatevi notare o moriremo tutti!
Il viaggio da incubo continu. Belet non riusciva a respirare ed era solo lieto che la moglie fosse svenuta. Il gelo della notte penetrava nei loro corpi sudati. La vita matrimoniale e il perdono della regina avevano fatto dimenticare al fabbro la sua brutta avventura. Pianse la morte di Aiya e pens al sacerdote che era venuto a trovarlo. Questo era il castigo di Anubi per aver accettato la sua proposta. I banditi lo udirono singhiozzare e gli diedero un colpo sulla spalla per farlo star zitto. Seli gemette sotto il bavaglio.
Il carro si ferm e finalmente li liberarono. Ora avevano solo le mani legate. Li fecero bere mentre la notte terminava. Erano ai margini del deserto, e la luna illuminava i palmizi e le rocce di quell'immensit desolata. Furono di nuovo sbattuti sul carro e dovettero sopportare la tortura di un'altra ora di viaggio. Quando furono fatti scendere erano pieni di lividi sul corpo e sulle labbra. Seli s'inginocchi e i capelli le ricaddero sulle spalle come un velo nero. Il marito le venne vicino e l'abbracci, fulminando con lo sguardo i rapitori. Cerc di schermarsi gli occhi con la mano ma non pat vedere altro che un paio di occhi crudeli e beffardi in un volto celato dal barracano.
Belet mormor alla moglie qualche parola di conforto. L'oasi in cui si trovavano era piccola e fertile, ricca di palme e cespugli. I banditi si dissetavano alla sorgente. Belet riconobbe le voci di alcuni Rinoceronti della colonia penale, gente spietata, invidiosa della sua fortuna. Il viso rigato di lacrime di Seli e le sue braccia soffici erano sporche e piene di lividi. Il capo era un uomo alto e robusto. S'inginocchi e ordin loro di guardarlo.
- Dove siamo? - chiese il fabbro.
Il capo gli diede un ceffone e palp il seno della ragazza. Poi tenne un pugnale alla nuca del recalcitrante prigioniero e sghignazz divertito: - Devi eseguire i nostri ordini. Siamo all'oasi di Riyah, Belet!
Belet chiuse gli occhi e gemette. Erano nelle Terre Rosse, ben lontani dalle piste carovaniere. Si trovavano in un deserto inospitale e rovente, adatto solo agli sciacalli a due o a quattro zampe, rifugio di predoni, mercenari e briganti.
Il capo parl a un uomo alle loro spalle, che butt un sacco davanti al fabbro.
- Aprilo!
Belet riconobbe i suoi attrezzi e quelli del padre: chiavi, pinze e complessi grimaldelli di rame.
- Li abbiamo presi nel tuo laboratorio.
- A cosa vi serviranno?
Un altro ceffone. Belet si carezz la guancia offesa.
- Siamo a Riyah, non potete fuggire. Tanto riusciremmo comunque a riprendervi, oppure vi troverebbero prima di noi le iene e i leoni!
Guard il cielo attraverso i rami delle palme.
- Per non parlare dei serpenti e degli scorpioni! E poi, non avreste l'acqua! Invece qui avrete datteri, fichi e formaggio della vostra cucina, e l'acqua del vostro pozzo: potrete fare le tortorelle innamorate fino a sera.
Belet prefer stare zitto, mentre il capo indicava la cicatrice al posto del suo naso: - Impari in fretta, sei un buon allievo, Belet! Da te vogliamo risposte, non domande. A sera arriveranno degli altri, che porteranno dromedari e bestie da soma. Col favore delle tenebre torneremo a Tebe e voi eseguirete i nostri ordini. - Torn a palpare il seno della ragazza e a estrarre il pugnale in un rapido arco di luce. - Non vorrai che sbucciamo la tua pesca, vero? I miei uomini la trovano splendida, non vedono l'ora di divertirsi con lei. Farai come ti diremo?
Belet chiuse gli occhi e annu.
- So quello che stai pensando, ti chiedi di cosa si tratta e dove andremo. Non appagheremo per ora la tua curiosit, servir a tenerti sveglio dopo questa notte insonne - disse in tono mellifluo. - Se collabori, avrai il tuo premio e ti lasceremo andare.
Belet era atterrito, sapeva che si stava preparando qualcosa di tremendo. Non li avrebbero lasciati vivi! L'uomo lesse nei suoi pensieri: - La vita  un gioco d'azzardo. Prima hai vinto tu, ora tocca a noi. Non hai scelta! Nella tua cucina ho preso del cibo e del pane fresco, aspettavate ospiti?
- S, i nostri amici Shufoy e Prenhoe.
Il capo smise di ridere.
- Il nano?
- S, il suo padrone  via, al servizio della divina Hatusu!
- Conosco bene quel piccolo escremento di cane. - Il capo and alla sorgente. - Quando verranno?
- Nel pomeriggio.
Il capo chiam due dei suoi uomini e sussurr loro qualcosa, agitando freneticamente le braccia. I due corsero via, e Belet chiuse gli occhi. Sarebbero andati a casa sua in attesa di Prenhoe e Shufoy!
- Per favore, Shufoy non vi ha fatto niente!
Questa volta il ceffone fu pi violento. Seli protest e il capo la strinse alla gola finch Belet non li preg di smettere. Il capo la gett a terra e rovesci il sacco. Era stato cos abile da prendere solo gli attrezzi che servivano ad aprire le serrature. Belet cerc di confortare la moglie, che era atterrita, abbracciandola gentilmente; il capo gli diede una pacca sulla testa: - Ti lasceremo solo con lei e potrai confortarla. Ma prima dobbiamo parlare di serrature...
- Non sono un grande esperto di chiavi. Dopo la mia condanna...
Negli occhi del capo ci fu di nuovo uno scintillio malizioso: - Gi, dopo che hai perso il naso! Tuttavia io non parlo di te, ma di tuo padre. Su, sono tutto orecchi.
- Stanotte ho fatto proprio un sogno singolare - disse Prenhoe, cacciando via un Uomo scorpione che offriva a lui e a Shufoy un vassoio di scarabei sacri.
Cercava di distrarre il nano, che era preoccupato per l'assenza del padrone, dopo che un auriga gli aveva detto di un terribile incidente nel deserto. Finalmente, aveva saputo che era al sicuro a palazzo reale, dove doveva conferire con la divina Hatusu, tuttavia...
La pancia gli rumoreggiava e non vedeva l'ora di arrivare da Belet. A Shufoy non piaceva che fosse stato invitato anche Prenhoe, le sue ciance lo infastidivano. L'Uomo scorpione torn all'assalto e il nano lo dovette ricacciare indietro col parasole.
Si fermarono davanti a una bancarella dove una gazzella cuoceva su una stufa mobile. Shufoy aveva una fame! Tra la folla riconobbe due arcieri nubiani del palazzo reale e si chiese ancora cosa stesse facendo il suo padrone. Un moscone si pos sulla carne alla brace e a Shufoy pass l'appetito.
- Va bene, dimmi cos'hai sognato.
- Amoreggiavo con una bellissima ragazza in riva al Nilo, e se ti dicessi cosa sapeva fare con le labbra! Ma il sole se ne  andato e sono apparse nel buio strane luci rosse.
- E la ragazza  scomparsa, come al solito!
- Gi, e sono arrivate invece delle terribili creature con la testa di lucertola, che mi sono sembrati i Divoratori dell'oltretomba. Ma tu sei arrivato su un carro...
- Che volava per aria!
- Proprio cos, e aveva dei cavalli grigi con gli occhi come carboni ardenti, che soffiavano incenso dalle froge. Cos mi hai preso e mi hai portato in un luogo luminoso...
- Ma la ragazza non c'era pi - disse tristemente il nano. -- Non puoi mandarla nei miei sogni?
Oltrepassata la grande Via delle sfingi, s'inoltrarono nei vicoli e arrivarono finalmente a una casetta a due piani all'angolo di un piccolo e squallido mercato.
- Prima che mi tagliassero il naso, venivo a comprare dei filtri d'amore, degli amuleti... conoscevo una ragazza che era svelta come un'anguilla, allora.
Buss alla porta ma nessuno rispose. Prov di nuovo col parasole e i colpi riecheggiarono in tutta la casa.
- Sei sicuro dell'invito, Shufoy?
- Belet mantiene sempre la parola. Vuole ringraziarmi per l'aiuto che gli ho dato.
- Ma  un buon giorno per una visita?  il giorno in cui Thoth ripristin la maest di Aton allo stagno delle Due Verit, o  il giorno in cui Seth attacc Horus? A volte mi confondo. Domani  il giorno in cui Sekhmet la distruttrice si tolse il velo dagli occhi e scaten un grande flagello sull'umanit...
- Ah,  quando sei nato tu?
Shufoy guard una meridiana su un piedistallo di pietra.
- Quattro ore prima del tramonto, non siamo in ritardo. Belet mi ha detto che se berremo troppo potremo fermarci a dormire da loro.
- Per non  qui ad accoglierci con ghirlande di fiori e il profumo da spargere sulla testa - disse cupamente l'altro.
Shufoy non lo ascolt. Si tocc la barbetta incolta e and al cancello posteriore. Sul muro vi era una piccola stele di rame col disco dorato di Horus. Si sentiva a disagio: Belet era molto ospitale, ma non era l ad accoglierli.
- Dove l'hai conosciuto?
- Nel villaggio dei Rinoceronti.  di buona famiglia, ma suo padre, che era molto ricco, si ubriacava, aveva dei terribili incubi, quasi come i tuoi! Beveva da mattina a sera e non si radeva pi il capo. Cos dissip tutti i loro soldi...
- Anche un mio parente era un tipo del genere.
Shufoy non lo ascolt ed entr nel giardino.
- Qui hanno scavato - disse Prenhoe.
Il nano era sempre pi a disagio. Quell'orto era la passione di Belet, ma gli ortaggi erano sparsi sulla terra rimossa di fresco. Apr la porta posteriore nel fresco colonnato e chiam: - Belet, Seli, Aiya!
Qualcosa non andava.
- Annusa, Prenhoe!
- Non sento niente.
- E questo  male, se hanno preparato un banchetto! E dove sono Aiya e il suo cagnaccio?
In cucina era tutto a posto, ma il carbone nella stufa non era stato acceso, dei panni erano stati rimossi e mancavano tutto il pane e tutto il formaggio. Allarmati, sguainarono i pugnali, e Shufoy corse di sopra. Le zanzariere del letto, dalla testiera a forma di leone ruggente, erano state tirate via. Il pavimento era sporco, mentre il fabbro era un uomo molto pulito. Il cuore gli batteva in petto e la sua gola era secca. Insieme, i due uomini frugarono i bauli della stanza.
Stavano per uscire, quando il nano colse un movimento alla sua destra, e rapidamente colp l'avversario allo stomaco, mentre Prenhoe gridava e si metteva a lottare con un altro uomo mascherato. L'avversario di Shufoy sguain il coltello e lo assal, ma il nano schiv il colpo e gli diede una gomitata nella pancia. Prenhoe gridava come un guerriero, perch non era solo uno scriba che credeva nei sogni, ma anche un buon soldato. Invece, il suo nemico era goffo, non sapeva maneggiare il pugnale. Usando il parasole come una lancia, il nano spinse l'avversario gi dalle scale, dopo avergli assestato una coltellata. Per schivarla, l'uomo arretr e precipit, fino a sbattere la testa contro il muro di sotto. Anche dal piano di sopra, si ud il mortale schiocco di un collo spezzato. Shufoy si precipit ad aiutare il suo amico. Preso dal panico, l'avversario gett il coltello e corse verso una finestra, apr le imposte e cerc di scavalcare, ma il rapido Prenhoe, ormai preso dalla foga della battaglia, lo afferr e gli piant il pugnale nel collo, prima che Shufoy potesse fermarlo. Tossicchiando, l'assassino tolse la maschera per respirare meglio, ma dalla bocca usc un fiotto di sangue e lui precipit al suolo. Shufoy e Prenhoe erano senza fiato. Lo scriba si appoggi alla parete, tenendosi il ventre: - Il mio sogno aveva ragione, hanno proprio testa di lucertola e corpo...
- Oh, sta' zitto!
L'uomo presso la finestra era in un lago di sangue. Shufoy gli tolse il barracano: il volto orribile era sfigurato da una cicatrice sulla guancia destra. Shufoy perquis il cadavere: - Nulla,  un assassino professionista.
Scese le scale per esaminare il secondo cadavere. Il volto era sporco e non rasato. L'unico occhio buono era semichiuso, l'altro era una cavit oscura.
- Una bella coppia di colombelle!
Anche in questo caso la perquisizione non diede risultato.
- Hai fatto un buon lavoro, Prenhoe. Il mio era guercio, ecco perch non ha visto il mio parasole.
Lo scriba si era ripreso e continuava a paragonare la vicenda al suo sogno. Ma Shufoy alz una mano: - Ho fame e ho sete!
In cucina trovarono della birra e un po' di pane.
- Metti tutto sul tavolo, io controllo che la casa sia vuota.
Ma a parte i due cadaveri e le tracce della lotta, non trov altro. Anche nel laboratorio tutto era a posto. Vide il prezioso cofanetto di sandalo in cui Belet teneva i suoi attrezzi. Lo aveva accompagnato a prendere possesso della nuova casa e sapeva bene quanto tenesse ai suoi utensili, che erano il suo vero tesoro. Ma adesso era vuoto!
Grattandosi il capo, and in cucina e si mise a mangiare e a bere in silenzio.
- Belet e Seli sono scomparsi, e hanno rubato del cibo e gli arnesi del fabbro! Seli non vorrebbe mai che il marito tornasse sulla cattiva strada, quindi sono stati rapiti da quelli che aveva incontrato nel Posto delle iene. Presto succeder un grosso furto!
- Possono avergli chiusa la bocca, e poi avergli rubati gli attrezzi.
- E allora dove sono i cadaveri?
Atterrito, Shufoy corse in giardino. Scavarono nell'orto e trovarono il corpo insanguinato di Aiya e il cane col cranio spaccato. Prenhoe si sent male e il nano rabbrivid. Temeva ormai di non rivedere pi i suoi amici. Batt sulla spalla dello scriba e lo riport in casa.
-  un peccato che abbiamo ucciso quelle colombelle. Credo che vengano dal villaggio dei Rinoceronti. Hanno ammazzato la serva e hanno rapito Belet e Seli. Hanno anche rubato gli arnesi che possono servire a scassinare qualche cofano o qualche casa. Le stufe sono fredde, la casa  sporca, e credo che sia successo tutto stanotte.
- Ma perch quei due uomini sono rimasti qui?
- Devono avere capito che Belet aspettava ospiti, e dovevano occuparsi di noi.  molto interessante, quindi il furto deve avvenire presto, forse stanotte, altrimenti non sarebbe cos importante che non si scopra il rapimento. Anzi, dopo il colpo la scomparsa di Belet sarebbe sembrata una fuga! - Bevve un sorso di birra.
- Ma perch solo due?
Shufoy si tocc la cicatrice al posto del naso.
- Perch sorridi?
- Perch anch'io sono un Rinoceronte come loro, gli assassini vengono dalla colonia penale!
- Asural non dovrebbe perquisirla?
- Sarebbe una perdita di tempo, nessuno sapr dove sono andati i Rinoceronti mancanti all'appello. Hanno lasciato solo due uomini, perch dev'essere una piccola banda. Credevano che uno sciocco scriba e un nano non creassero molti problemi.
- E si sono sbagliati!
- Adesso va' a chiamare Asural e le sue guardie. Aiya deve essere sepolta con un funerale regolare. Io rester qui.
Prenhoe non vedeva l'ora di andarsene da quel luogo di morte. Rimasto solo, il nano perquis la casa ma trov solo uno scrigno sotto il letto, che conteneva delle lettere d'amore e un vecchio papiro ingiallito scritto da Lakhet, il padre di Belet, con grafia quasi illeggibile. Era una preghiera di ringraziamento, di quelle in voga tra i cortigiani e i funzionari pubblici: Ti ringrazio, Osiride Tu che porti la sacra corona Per aver scelto me, Lakhet, tuo umile servo.
Mi hai toccato con la tua gloria, o faraone Ho lavorato per il grande architetto Ineni Ho forgiato serrature per gli dei La mia opera  stata benedetta.
Lakhet voleva, con quell'inno, vantare i suoi successi. Shufoy sospir e sospinse il cofanetto sotto il letto. In un angolo, su un bel tavolino d'acacia, c'era una statuetta di Anubi. Shufoy rabbrivid. S'inginocchi a pregare con gli occhi chiusi. Sapeva che in quella casa era successo qualcosa di terribile. Belet e Seli erano stati rapiti ed erano in grave pericolo. Ma quale strano furto si stava preparando?

13.

Amerotke era seduto sul terrazzo di casa. Erano rientrati a Tebe nel primo pomeriggio col sarcofago e lui aveva avuto il permesso di andare dai suoi. I mitanni erano appena tornati e gli incontri non erano ancora ricominciati. Gli affreschi gli avevano rivelato la verit, e voleva riflettere su tutte le possibilit di quella nuova teoria. Hatusu era soddisfatta dello stato della mummia e aveva acconsentito, con aria assente, alla richiesta di Amerotke di avere un po' di riposo, ma Senenmut aveva insistito perch il giorno dopo tornasse al tempio di Anubi.
Shufoy lo aspettava sulla porta di casa e aveva subito capito che qualcosa non andava.
- Non voglio che la signora Norfret lo sappia, ma Belet e Seli sono stati rapiti, la loro serva  stata uccisa e sepolta in giardino; io e Prenhoe siamo stati aggrediti!
Amerotke lo aveva fatto sedere sotto un tamarindo, lo aveva calmato e si era fatto dire tutto.
- Hai fatto bene ad aspettarmi, Norfret ha paura di essere rapinata in casa e non le piacerebbe sapere che dei nostri conoscenti hanno subito quella sorte. Non so bene cosa, ma certo presto qualcosa succeder. Belet  stato rapito perch  un fabbro, e Seli perch potr servire come ostaggio per minacciarlo. Ma dove sono? - Amerotke si era massaggiato la guancia. - Conosco migliaia di posti adatti per un furto: ricche case e magazzini di mercanti, di cambiavalute, di bottegai... e altri ancora che non mi vengono in mente.
- Seli e Belet sono in pericolo? - Shufoy aveva chiuso gli occhi.
- I briganti non sono dei giudici, per loro la vita di due persone non conta nulla.
- Cosa possiamo fare? Asural sta passando tutta la citt al pettine fitto.
- Non trover nulla. Comunque, non fame parola in casa.
Shufoy aveva visto i tagli sulle braccia e sulle gambe del giudice: - Cosa vi  successo?
Amerotke aveva sorriso: -  un'altra cosa di cui non si deve parlare. Abbiamo un sacco di problemi di cui mia moglie non deve assolutamente essere messa al corrente. Anzi, non facciamoci vedere qui!
Norfret e i bambini erano stati felici di vederlo e gli avevano fatto un mucchio di domande. Shufoy era andato al tempio a fare certe indagini e i coniugi si erano ritirati in camera da letto a discutere pi intimamente. Avevano fatto l'amore, poi Norfret gli aveva rivolto altre domande, alle quali Amerotke aveva risposto evasivamente. Ma Norfret sarebbe ben presto ritornata sulla questione, aveva gi sentito certi accenni di Shufoy su quello che aveva saputo al mercato e aveva notato i tagli sulle braccia. Comunque, non aveva insistito, e adesso era di sotto a discutere coi giardinieri sul raccolto degli alberi da frutta. I bambini erano nel cortile, dove un carpentiere stava costruendo loro un carrettino.
Amerotke si godeva la brezza della sera mentre scriveva tutto ci che aveva scoperto. Il tavolo d'olmo era pieno di stili e calamai. Aveva la mano che gli faceva male, a forza di scrivere, e si mise a esaminare il volume di Sinuhe. Si interess particolarmente al racconto delle trib che vivevano nella giungla, a migliaia di miglia a sud della terza cateratta. Ora capiva perch tutti volevano quel libro. Sinuhe era un buon narratore e sapeva molle cose. Descriveva dettagliatamente le piste, le oasi, le zone infestate dai predoni, come bisognava trattare con le varie trib... Solitamente, questi racconti erano pieni di fantasie su mostri in laghi ghiacciati, ma quelli di Sinuhe sembravano veritieri. Vi erano anche delle mappe, precise ancorch rozze. Rilesse ancora il passo che trattava delle armi da guerra dei pigmei della Nubia. Poi torn a scrivere, incurante degli strilli dei bambini, inseguiti da Shufoy, che fingeva di essere un babbuino. Quando comparve, il nano era ancora rattristato. Non aveva gradito il compito datogli dal padrone, avrebbe preferito sapere dov'erano i suoi amici o come avrebbe potuto conquistare la bella danzatrice. Amerotke si vers della birra. Shufoy disse cupamente.
- Le mie canzoni d'amore non hanno avuto successo, eppure ascoltate questa: La voce dell'oca selvatica mi chiama Mi chiama e poi mi chiama ancora Ma io son troppo preso nella pania del tuo amore.
- Splendida! Ma adesso...
- Non ho trovato n Prenhoe n Asural. Cosa sar successo a Belet? Perch hanno rubato i suoi attrezzi?
- Non lo so, so soltanto che progettano un furto. Al momento, non possiamo far altro che tenere allerta le guardie di Asural.
- Non mi volete dire che cosa sta succedendo - piagnucol il nano, con gli occhi brillanti d'eccitazione. - Ho sentito dire... Se la signora Norfret sapesse...
- Se la signora Norfret sapesse tu non sentiresti solo il richiamo dell'oca selvatica. Ne parliamo pi tardi.
- Eravate in pericolo - prosegu imperterrito il nano. - Proprio come nel sogno di Prenhoe: era insieme a una bellissima donna...
- La solita di tutti i sogni, o un'altra?
Shufoy batt il piede seccato.
- Cos'hai trovato al tempio?
Shufoy sospir e il padrone lo prese per il polso: - Cos'hai trovato, Shufoy?
- Ho interrogato il sacerdote a cui Nemrath aveva dato il cambio, e dice che non  possibile che qualcuno si sia nascosto nella cappella, e che Weni si sia introdotto senza essere visto. Sarebbe dovuto essere molto silenzioso, perch se Nemrath avesse visto un estraneo armato di pugnale gli sarebbe balzato addosso e avrebbe dato l'allarme.
- Gi, quindi Wanef non ha ragione.
- Ho visto i mitanni; Hunro e Mensu erano cupi come al solito, ma lei sembrava un gatto che avesse appena mangiato un topo. Ha chiesto di voi, ha detto che tornando a Tebe hanno visto i resti di un carro e hanno notato tracce di un incendio sulle dune.
Amerotke lo zitt, sentendo avvicinarsi Norfret. La donna sorrise provocante: - Altri segreti? Stavo ripensando al messaggio che ti avevo mandato.
- Quale messaggio?
- Riguardava quella chiave...
- Gliel'ho riferito - disse Shufoy - ma come al solito il grande giudice era troppo occupato per starmi ad ascoltare.
- Ditemi tutto!
- Mi hai detto che quando Nemrath  stato ucciso aveva la chiave alla cintola, no? - Norfret si sedette accanto a Shufoy e si tocc la cordicella che aveva al collo. - Bene, sono andata nella nostra stanza, se ricordi ancora dove si trova. Dovevo aprire il baule ma ho preso la chiave sbagliata, e sono dovuta tornare di sotto a prendere quella giusta.
- Non capisco...
- Io s. - Il nano balz in piedi entusiasta.
- Noi non sappiamo se la chiave alla cintola del sacerdote fosse proprio quella giusta - prosegu la moglie di Amerotke.
- Ma  una chiave speciale, praticamente impossibile da copiare. E poi sarebbe troppo difficile prendere un calco senza insospettire qualcuno.
Norfret era eccitatissima: - No, no! In una chiave non  importante l'anello o il cannello, ma l'ingegno.  per quello che occorre il talento di un fabbro. Una chiave deve adattarsi alla serratura per girare, no? E se qualcuno avesse rubato l'ametista e avesse lasciato alla cintola di Nemrath una chiave qualunque, una copia malfatta, uscendo poi con quella vera?
-  possibile, ma allora Nemrath dev'essere complice degli assassini, deve aver loro aperto la porta!
-  giusto - grid Shufoy. - Non ricordate cos'ha detto l'Uomo coccodrillo? Era un sacerdote lussurioso, che amava le belle ragazze!
- Ita! Ma il medico ha detto che non era stato con una donna.
- Pu darsi che non abbia avuto il tempo di toccarla!
-  vero, Shufoy, ma la copia della chiave...
-  semplice, basta fare un disegno e darlo a un fabbro, o a un qualunque artigiano del rame, se non deve funzionare...
- Giusto! - Baci la moglie. - Se avessi bisogno di un altro giudice...
Ma Norfret non stava sorridendo: - No, grazie, non voglio trovarmi nel deserto, inseguita dai leoni! La verit, mio signore!
- Hai ragione,  il momento di cercarla. - Si allacci i sandali.
- Dove vai?
- Grazie a te so come  morto Nemrath. Il tempo stringe, i mitanni se ne andranno, una volta firmato il trattato, e temo che si porteranno via l'ametista. Shufoy mi accompagner, ci sono abbastanza guardie al tempio e non  il caso di disturbare Asural.
Rassicur Norfret che non avrebbero fatto tardi, baci i bambini, poi lui e Shufoy corsero al tempio. Le porte della citt erano chiuse ma la guardia li fece passare da una postierla. Il tempio era deserto. Amerotke chiese di vedere il gran sacerdote. Al prelato ordin di chiamare immediatamente Ita e Khety nella cappella della sacra ametista. Gli occhi acuti del gran sacerdote brillavano d'eccitazione: - Sapete dove si trova?
- So come  stata rubata, sapere dove si trova  un altro paio di maniche. Chiamate anche Tetiky.
Un novizio port Amerotke nella cappella, che non era pi stata spazzata n pulita, e non sarebbe pi stata consacrata fino al ritrovamento della Gloria di Anubi. Il giovane accese i lumi e se ne and, mentre Amerotke tornava a esaminarla per rendersi conto di persona che Weni non vi si sarebbe potuto nascondere. Insieme a Shufoy dispose tre sgabelli, poi si sedette sulla sedia del sacerdote. I tre sospettati entrarono, molto preoccupati. Le guardie chiusero la porta e rimasero di fazione all'esterno.
- Che succede? - protest Tetiky. - Mi avete fatto venire qui come un criminale!
- Non so ancora se sei innocente, ma loro due sono sicuramente colpevoli!
- Non  vero - grid Khety.
Ita sedeva curva, con le mani in grembo.
- Sono stanco di questi sospetti - piagnucol il sacerdote. - Solo perch mi trovavo fuori da quella porta, non significa che sia stato io!
- E questa  la tua difesa: non ci sono prove che tu abbia partecipato al furto. Cos nessuno ti potr condannare e tu potrai fare la parte dell'innocente.  ci che speri, vero?
- Dove sono le prove? - grid Ita.
- Sono io che vi chiedo chi era Weni.
- Un araldo, no? - Khety scosse il capo. - Non l'hanno ucciso i cani?
- Gi,  quello che vi ha offerto una bella cifra per rubare la Gloria di Anubi - continu implacabile Amerotke.
- E come avrebbe potuto pagare?
- I mitanni non vedevano l'ora di beffare la regina. Weni era un traditore, e vi ha spiegato il suo piano. So tutto della chiave, ormai.
Khety impallid e Ita distolse lo sguardo.
- Voi due vi siete coalizzati per rubare la Gloria di Anubi, per poi darla a Weni, che vi avrebbe lautamente pagati. Dopo due o tre mesi, quando si fossero calmate le acque, avreste lasciato il tempio, non sareste stati i primi sacerdoti a farlo.
- E Nemrath? Ve ne siete dimenticato?
- No, non me ne sono dimenticato, stanno per seppellirlo ma il suo Ka  rimasto ad attendere che giustizia sia fatta. Vedete come danza la sua ombra alla luce delle candele? - Afferr il sacerdote per le spalle. - Guarda la statua di Anubi, presto dovrai subire il suo giudizio e dovrai confessare agli dei il tuo sacrilegio!
- Ma dove sono le prove? - Khety si liber dalla stretta.
- Sai qual  la punizione per un delitto sacrilego? Sarete torturati e portati nel deserto, e le guardie si divertiranno con la piccola Ita. Dopo la sentenza non sarete che oggetti di propriet della divina Hatusu, e finirete sepolti vivi nelle Terre Rosse dopo ogni genere di maltrattamenti.
Ita era tutta sudata, perch non aveva mai pensato di poter essere scoperta. Era lei la pi debole dei due.
- Vi seppelliranno vivi, sotto delle rocce, e non riuscirete nemmeno a muovervi per liberarvi. La sabbia vi riempir il naso, gli occhi e la gola. Di giorno, brucerete dal caldo, di notte gelerete. Se riuscirete a liberarvi sarete deboli. Sei mai stata nel deserto, Ita? I leoni hanno fame perch i mitanni hanno ucciso tutta la selvaggina. Fiuteranno la vostra paura e forse saranno loro a scavare nella vostra fossa per farvi uscire.
Ita rabbrivid.
- I leoni possono stare giorni e giorni davanti alla tana di un facocero.
Khety balz in piedi: - Basta, non avete il diritto!
- Dove vuoi andare? Io ho tutti i diritti!
Guard Tetiky, che era immobile come una statua; era atterrito, ma chiaramente non era stato loro complice.
- Tu puoi andare, Tetiky. Ma non allontanarti, se questi due tenteranno di fuggire, dovrai ucciderli immediatamente. - Gli fece vedere l'anello col sigillo. - Prima per dimmi se eri di guardia la notte del delitto, e se Khety ha lasciato il suo posto in qualche momento.
- Mai, mio signore.
- E Ita gli ha portato da bere?
- S, l'ho vista andare e venire.
- Quando  tornata in cucina aveva una brocca?
- Si.
- Vedo che ci stai arrivando da solo: non doveva lasciarla a Khety?
Tetiky annu.
- Le tue guardie hanno visto Anubi aggirarsi nel tempio. Tu ci credi?
Il soldato sorrise e scosse il capo.
- Sar stato un sacerdote con la maschera sacra.
- Chiedi alle tue guardie di descriverti quella figura, soprattutto le sue mani.
Quando se ne fu andato, Amerotke chiese: - Devo provare la vostra colpevolezza. Tu sei una mandorla zuccherata quando sei a letto con un uomo, vero Ita?
- Voi mi insultate, sono una sacerdotessa!
- Potresti anche essere la figlia del faraone, ma sei anche un'assassina. Weni era una spia che doveva rubare la Gloria di Anubi, i nemici dell'Egitto lo avrebbero ricompensato lautamente se avesse fornito loro l'occasione di beffarsi di Hatusu. Weni vi ha portato un pugnale che non potesse essere facilmente rintracciato e vi ha detto il suo astuto piano: Nemrath era un sacerdote lussurioso che bramava la piccola Ita, e lei si rifiutava castamente, dicendo di essere promessa a Khety. C'era un'unica soluzione:  normale nei templi che due sacerdoti dividano la stessa donna; Khety accett l'accordo, ma pretese che non lo sapesse nessuno, non voleva che Nemrath si vantasse della sua nuova conquista. Forse ti ha persino pagato, vero, Khety? Devo parlarne con il gran sacerdote. I sacerdoti non affidano tutti i loro averi alla Casa d'argento, sotto il controllo contabile degli scribi, che sanno sempre quanto  stato prelevato? Ho fatto un errore, dovevo controllare subito. Ma sar facile dimostrare che Nemrath aveva prelevato una cifra consistente e trovare il cambiavalute al quale l'avete affidata.
I due accusati erano molto irrequieti.
- Bene, stiamo facendo dei progressi! Ora che Khety era stato pagato, Nemrath poteva godersi la piccola Ita, ma dove e quando? Ed ecco che Khety ha un'idea: Nemrath  il sacerdote guardiano, e anche lui, di notte,  di fazione fuori della cappella. Ita gli porter da bere; baster bussare discretamente alla porta, quando non ci saranno guardie nei dintorni, e Nemrath, fuori di s dalla gioia e dalla lussuria, verr ad aprire. Di fronte a una notte d'amore, chi si preoccuperebbe di un sacrilegio? La passerella viene disposta sulla fonte sacra, Ita entra, Nemrath chiude la porta, ma non sa che la ragazza ha un coltello e non ha alcuna intenzione di darsi al grasso sacerdote.
Il volto di Ita era una maschera di sudore. Si asciug il collo, mentre Khety la folgorava con lo sguardo.
- Non fare sciocchezze, o ti uccideremo sul posto - lo minacci Amerotke.
- Oh, non credo che ne far - disse Shufoy, estraendo il pugnale, quasi incredulo di fronte alla dolce innocenza della ragazza dagli occhi di daino.
- Io voglio le prove! - grid Khety.
- Ci arriveremo, non preoccuparti. Ne abbiamo un mucchio. - Amerotke rimprover se stesso per quella menzogna. - Nemrath ne aveva parlato con qualcuno, sapete?
- Non  possibile, aveva giurato... - Ita chiuse gli occhi.
- Stupida puttana - sibil Khety.
- Come vi ho detto - prosegu tranquillamente Amerotke - Nemrath era dentro con Ita, aveva preparato i cuscini per giacere con lei, ma lei lo colp dritto al cuore. Nemrath mor all'istante, poi Ita rub la Gloria di Anubi e buss alla porta per chiamare Khety.
- E la chiave? E poi, non  stata trovata nessuna passerella!
- Oh, Ita ti ha aperto, tu sei entrato con la chiave falsa, che aveva l'aspetto di quella della cappella, l'hai lasciata sul cadavere, poi avete tolto la passerella e avete chiuso dall'esterno con la vera chiave. Avete lasciato la passerella come al solito nel corridoio e Ita ha portato via l'ametista nella brocca di birra. Tu sei tornato di guardia, in attesa della parte pi pericolosa del piano. Al mattino, viene sfondata la porta, e il delitto e il furto sacrilego causano una grande eccitazione. Nessuno si preoccupa della chiave, dal momento che  ancora alla cintola di Nemrath. La serratura  rotta e nessuno potrebbe comunque provarla. Nella confusione, Khety la sostituisce con l'originale e il gioco  fatto.
- Ma io ero di guardia, sarei comunque stato sospettato!
- Gi, ma come avresti potuto entrare? Tetiky non aveva notato nulla di sospetto, quindi nessuno poteva accusarti. Non avevi la Gloria di Anubi e a chi avresti potuto venderla? Potevano anche sospettare di te, ma non ci sarebbe stata la minima prova. Invece, ora sarete processati e Shufoy vi perquisir. - Imit col gesto i piatti di una bilancia. - Troveremo altre prove, e alla fine sarete condannati a morte. Avete ora un breve momento per potervi parlare.
- E di cosa dovremmo parlare, se intendete condannarci a morte?
Ita era atterrita.
Amerotke le sorrise: - Sei fortunata, la divina Hatusu vuole solo la Gloria di Anubi; Nemrath ha causato la sua stessa morte, e se mi restituirete la gemma, potrete lasciare la citt, con un'arma, delle provviste e un otre d'acqua. L'importante  che non torniate mai pi, siete banditi da Tebe e da qualunque tempio dell'Alto e del Basso Egitto. Pensateci, sar meglio che essere sepolti vivi.
Lui e Shufoy lasciarono la cappella, sorvegliata da Tetiky e dalle sue guardie. Il giudice not l'andito oscuro dove veniva riposta di solito la passerella. Tetiky era molto nervoso: - Sono innocente!
Amerotke gli mise una mano sulla spalla: - Lo so.
- Sono stati loro? - chiese interdetto.
- Colpevoli come il dio Seth. Ti spiegheremo tutto pi tardi.
- E la Gloria di Anubi?
- Spero per loro che la restituiranno. Ora parlami di coloro che hanno visto il dio Anubi.
Tetiky chiam una giovane recluta dal viso dolce: - Racconta al giudice Amerotke quel che mi hai detto.
- Non ho visto nulla - balbett il giovane -  stata solo un'allucinazione!
Guard nervosamente i compagni e Amerotke sorrise: - Capitano, questo soldato sar ricompensato per la sua vigile guardia. Non volevi parlare perch avevi paura delle loro beffe, vero? Scommetto, per, che l'hanno visto anche delle altre sentinelle, e dei servi. Dimmi la verit.
La recluta guard nervosamente Tetiky. Amerotke not dalla porta semiaperta che Khety e Ita confabulavano sottovoce.
- Due notti prima della morte della danzatrice - disse meccanicamente il soldato, in tono ufficiale - ero di guardia nell'area tra le Porte di madreperla e il giardino. Ho udito un rumore sospetto e ho scorto per un attimo una figura vestita come il dio Anubi. Di chiunque si trattasse, portava una maschera da sciacallo, mantello sulle spalle, sandali da guerra e gonnellino militare di cuoio.
- Era un uomo o una donna?
- Probabilmente una donna, mio signore, a giudicare dalla figura elegante, ma non saprei.
- Ricordi se portava qualcosa?
La recluta chiuse gli occhi.
- Direi una corta lancia, o un oggetto similare, mio signore.
- Grazie.
Amerotke torn nella cappella e riprese posto sullo scranno: Allora?
- Giurate di lasciarci andare? - chiese Khety.
- Solo se mi darete la Gloria di Anubi e renderete piena confessione.
Khety fece un cenno a Ita.
- Vado a prendere una cosa - disse la ragazza, poi ritorn con una sacca coperta di terra.
- L'avevate sepolta nel parco?
La ragazza estrasse un'ametista grossa come un uovo. Shufoy emise un fischio alla vista della splendida pietra; rigirandola alla luce delle torce, il giudice not che, al suo centro, sembrava ci fosse la testa di uno sciacallo. L'ametista non aveva una pecca. Amerotke la depose accanto alla sedia.
- E la vostra confessione?
- Eravamo felici qui, io guadagnavo bene, con le preghiere per i defunti. Nemrath continuava a molestare Ita. - Si sfreg stancamente gli occhi. - Ma la nostra vita era tranquilla, finch l'ombra non  entrata nella mia camera.
- Quando  successo?
- Dieci o quattordici giorni fa, prima dell'arrivo dei mitanni. Non so chi fosse, diceva di chiamarsi Weni, o Mensu...
- Mensu! L'ambasciatore dei mitanni!
- Io non so nemmeno se fosse un uomo o una donna. Aveva una voce camuffata, a volte stridula, a volte bassa e profonda. - Si gratt la testa. - Io credevo che fosse Weni, ma quando  stato ucciso  venuta da me un'altra ombra che sapeva tutto, e mi chiedo se in realt l'araldo sia mai entrato nella mia stanza. Comunque, il primo visitatore misterioso diceva che sarei diventato ricco se avessi rubato la Gloria di Anubi, io gli ho risposto che era una follia, che era impossibile farlo, e lui mi ha promesso una quantit d'oro al di l delle mie pi rosee speranze. Ho detto che ne avrei parlato con Ita, e dopo un po' di discussioni il visitatore ha accettato. Quando ci siamo rivisti, gli ho spiegato che saremmo riusciti nell'impresa solo con la complicit di Nemrath e Tetiky, ma lui mi ha risposto che ero uno sciocco!
Ita intervenne con aria di sfida: - Abbiamo la vostra parola, mio signore? L'idea  stata mia, Nemrath era solo un caprone in amore, mi sussurrava cose licenziose ma aveva paura di Khety. Io gli ho detto che al mio amante non importava se fossi andata a letto con lui, anzi, che l'idea gli piaceva. Quello stupido grassone ci ha creduto, e non ha mai pensato che centrasse la Gloria di Anubi. Il resto lo sapete. Nemrath ha pagato per i suoi peccati!
- Non avevate paura delle guardie?
- Tetiky  un metodico, non cambia mai le sue abitudini. Le sue ronde sono sempre uguali. Avevo solo paura dell'ombra del dio che  stata vista aggirarsi nel tempio. Abbiamo persino pensato che fosse venuto proprio lui in persona a ordinarci di sottrarre la sua stessa gemma. Era come una missione divina, in un certo senso.
- Ma tu ci hai creduto?
Ita fece una smorfia: - L'idea era di Khety, io non penso che gli dei possano scendere tra gli uomini, e, forse, in realt non credo nemmeno agli dei; quando si vive sempre a contatto coi sacerdoti... Per quella figura aveva un aspetto inquietante, non si capiva se fosse un uomo o una donna, forse davvero non era umana! Comunque, mi ha ordinato di uccidere Nemrath, che meritava di morire per le sue molestie, e io l'ho ucciso e ho rubato l'ametista.
- Perch non l'avete subito consegnata?
- Il nostro visitatore ci disse di tenerla, per il momento - rispose Khety. - Dopo la morte di Weni  tornato e non ci abbiamo pi capito niente. Penso volesse che la pietra fosse consegnata ai mitanni, ma per ora dovevamo custodirla noi, in caso qualcosa fosse andato storto.
- Cos, non credi che fosse Weni neanche il primo visitatore?
- Poteva essere chiunque, non so nemmeno se fosse un uomo o una donna.
- Non hai altro da dirmi?
Guard Ita, che rispose: - Mio signore, dobbiamo essere cacciati come criminali?
-  quello che siete - disse Shufoy.
- Non vi basta restare in vita ed essere liberi? - tuon Amerotke.
Ita chin il capo e giunse le mani: - Non potremmo portarci un po' di denaro? Ho delle informazioni importanti sull'assassinio della danzatrice.
- Avrete la possibilit di tenere qualche deben d'argento, se non mentirete.
- La conoscevo vagamente, e il pomeriggio prima di morire mi disse che uno dei mitanni la voleva per la notte.
- Uno dei mitanni?
-  quello che mi ha detto.
Amerotke soppes la gemma: - Domani a mezzogiorno lascerete la citt. Portate con voi quello che volete, ma se tornerete verrete condannati a morte!
Shufoy chiuse la porta alle loro spalle: - Avete l'astuzia di una mangusta, mio signore.
Amerotke guard all'interno della gemma: - No, Shufoy, per domani mattina avr catturato l'assassino. Che Ma'at mi protegga, non ho pi prove di quante ne avevo contro Ita e Khety!

14.

Il servo di Hunro, Toreb, era molto preoccupato. Aveva visto arrivare al tempio il giudice Amerotke, e, da quel delatore che era, come tutti i servi, non vedeva l'ora d'informare il padrone: Amerotke era andato nella cappella dell'ametista, ma le guardie non si erano lasciate corrompere e non avevano permesso a Toreb di spiare, anzi, lo avevano cacciato con male parole. Ma Toreb era soddisfatto, perch Hunro lo avrebbe pagato bene.
Hunro voleva le informazioni per se stesso, perch non amava la signora Wanef, e si consultava solo con Mensu. A volte gli diceva, quando aveva bevuto troppo: "Non mi piace stare qui, preferirei che le mie labbra si riempissero di vesciche piuttosto di dover baciare i piedi della puttana egiziana! ".
Toreb sospir nel corridoio vuoto. Cos andava il mondo, i generali volevano la guerra, e invece il re dava loro la pace! Ma non si poteva tornare indietro, gli ambasciatori avevano l'ordine di firmare il trattato. Il sarcofago di Benia era pronto per essere restituito e l'accordo era stato onorato. Chiss se il suo padrone e Wanef erano responsabili del furto dell'ametista? Quando erano soli, i mitanni si beffavano dello scacco subito dalla regina, ma le risa venivano soffocate dal pensiero di quanto fosse pericoloso il giudice Amerotke. Avevano litigato riguardo a ci che era capitato nel deserto, e Wanef era molto delusa che lo spione egiziano fosse sopravvissuto all'incidente.
Toreb si ferm davanti alla grande statua del dio sciacallo. Nell'oscurit, le torce rendevano ogni cosa pi spettrale, la loro luce tremula dava vita alle ombre e agli affreschi bellicosi sulle pareti. L'argentea luna contribuiva a rendere inquieta l'atmosfera. Quei corridoi non gli piacevano. Attravers il giardino, una delle poche cose che gli egiziani sapevano far bene. I cipressi e i sicomori ombrosi, la fragranza delle viti... I pochi cani superstiti abbaiavano alla luna. Toreb rabbrivid e sper che non scappassero di nuovo. Hunro e Mensu adoravano quel giardino, soprattutto il laghetto ornamentale circondato da canneti, sul quale galleggiavano i fiori di loto. Toreb vi si diresse nell'oscurit. Sulla sponda erano stati accesi tre bracieri. Qualcuno era stato l, perch sull'erba vi erano due coppe e una brocca.
- Mio signore - chiam.
Qualcosa non andava. Guard lo stagno e vide con on ore i cadaveri di Hunro e Mensu che galleggiavano tra i fiori di loto. L'acqua gonfiava le loro vesti, e i loro volti erano rigidi. Il silenzio di morte fu rotto dal lugubre richiamo dei caprimulghi, che chiamavano le loro anime. Toreb corse via urlando.
Amerotke e Shufoy stavano per andarsene quando fu dato l'allarme. Un servo assonnato li ferm alla porta del tempio: - Il grande sacerdote vi desidera, mio signore; devo anche chiamare il signore Senenmut.
Shufoy fu sbalordito dalla reazione del padrone, che sospir: - Lo immaginavo. Cos deve essere.
- Padrone...
- Non importa, andiamo a vedere la nuova strage.
Attorno al laghetto si erano radunati i sacerdoti, le guardie e i servi armati di torce. I due cadaveri giacevano ora sulla sponda come pesce appena pescato. Il medico li stava gi esaminando. Wanef osservava inorridita la scena, circondata dai suoi servitori.
-  cos che l'Egitto tratta i nostri ambasciatori?
Amerotke la guard.
- Ebbene?
Il giudice si tocc il pettorale: - Questo  il nostro simbolo della verit, mia signora.
Poi apr una bisaccia e le fece vedere l'ametista rubata. Wanef rimase a bocca aperta, sconfitta.
- Non siete felice che la verit trionfi?
Il gran sacerdote accorse, ancora assonnato: - Allora, cosa  successo?  vero che avete ritrovato la Gloria di Anubi?
- Certo, e i ladri sono stati smascherati. Ma prima devo informare la divina Hatusu e la cappella dev'essere riconsacrata. - Guard con aria astuta Wanef. - La divina Hatusu dimostrer pubblicamente che gode del favore degli dei, perch solo la sua saggezza e la sua devozione hanno permesso questo ritrovamento. Sar lei stessa a restituirla alla statua del dio.
Il gran sacerdote prefer non discutere. Pur desiderando ardentemente rivedere la sacra gemma, si arrese e si limit ad annuire.
- Va bene, ma queste morti...
Wanef stava per aggredire il giudice con i suoi strali, ma Amerotke s'inginocchi accanto al medico.
- Sono morti come gli altri?
- Come gli altri. Nessun segno di violenza, e nelle coppe e nella brocca non cera alcun veleno. Nessuna causa di morte apparente.
Amerotke guard le stelle; il tempo stava passando, e ordin a un servo di avvertire sua moglie.
- Non torneremo a casa stanotte. Voglio che i corpi siano esaminati attentamente per cercare una minuscola puntura. Credo che sia sempre nello stesso punto, in ogni cadavere. - Indic al medico la panca sulla sponda. - Erano seduti qui, e l'assassino doveva essere dietro a quei cespugli, quindi la puntura deve essere in alto, sul collo, non pi in basso delle scapole. Sono stati colpiti mentre erano seduti, e poi sono caduti in avanti. Vedete quei graffi sulla loro faccia? Poi l'assassino li ha buttati in acqua.
- E perch?
- Per non far capire la causa della loro morte - sussurr al medico. - Spogliate i cadaveri e troverete come la puntura di uno spillo.
- Sapete come sono stati uccisi?
- S, ma devo ancora catturare l'assassino.
Accompagnato dal perplesso Shufoy, Amerotke chiese una stanza al gran sacerdote. Non appena dentro, corse a chiudere le imposte e a sbarrare la porta col catenaccio e con una pila di mobili.
- Che succede, padrone?
- Siamo in pericolo, Shufoy, e l'assassino vorr eliminare tutti i possibili ostacoli e completare il suo piano.
Si distese sul lettino, e Shufoy gli chiese: - Non mi volete spiegare nulla?
- Sono troppo stanco e potrei anche sbagliarmi. Svegliami prima dell'alba, devo andare alla Casa di un milione di anni.
Si gir dall'altra parte e si addorment. La notte pass senza incidenti, e all'alba se ne andarono dal tempio in silenzio, come se avessero paura di un pericolo in agguato. Incontrarono uno squadrone di soldati e si fecero scortare al palazzo della regina sulla riva del Nilo. Quando furono al sicuro nel parco, Amerotke si rilass, e disse a Shufoy che doveva recarsi in citt. Il nano protest: - Ho fame, padrone, e non ho dormito bene perch ero preoccupato per Belet.
Amerotke sorrise e gli si inginocchi accanto: - Mangerai qualcosa al mercato. Devi fare qualche indagine tra i tuoi amici, gli erboristi, gli Uomini scorpione. Io ti aspetter nell'anticamera o nello spiazzo dei carri. Non dire a Prenhoe cos' successo, se lo incontri, non voglio ascoltare un altro lungo elenco di sogni minacciosi.
Quando il nano se ne fu andato, si rec nelle scuderie dei cani, che fervevano d'attivit: i palafrenieri davano da mangiare ai cavalli e li agganciavano alle bighe, pronte a partire. I soldati e gli aurighi rompevano il digiuno prima delle loro missioni. Uno stalliere si avvicin: - Mio signore?
- Ti mancano molto Hathor e Iside?
- Erano due splendidi cavalli, mio signore.
- Quei carri sono pronti a partire?
- Devono pattugliare il deserto, perch i mercanti si lamentano delle aggressioni dei briganti libici.
Lo stalliere vide stupito il giudice salire e scendere da un carro, e controllare i garretti dei cavalli e le loro briglie. Poi lo ringrazi con aria assente ed entr nel palazzo. Ciambellani e servitori si affollavano verso la Casa dell'adorazione, gli appartamenti privati della divina sovrana.
Amerotke chiese udienza, ma dovette aspettare per un'ora, guardando il continuo andirivieni dei servitori che portavano bracciate di vestiti, gioielli e amuleti. Il Custode delle regie pantofole, i parrucchieri, i massaggiatori, il Custode del regio ventaglio, il Custode del regio profumo... Hatusu passava in un batter d'occhio dalla sbarazzina freschezza di una ragazza alla durezza di una sboccata virago, alla maest di un'imperatrice. A volte adorava le adulazioni e l'etichetta, a volte se ne beffava. Era mutevole come la luna.
L'anticamera divenne silenziosa. Un'unit di soldati dello squadrone dell'Avvoltoio prese posizione fuori dalle porte al comando di un ufficiale in alta uniforme. Erano i Nakhtuaa, i veterani del faraone, che vivevano e morivano per il loro re e baciavano la terra su cui passava Hatusu. Amerotke stava per addormentarsi quando usc Senenmut.
- La divina Hatusu  in una divina collera.
Amerotke strinse la bisaccia e Senenmut sorrise:
- Ma scommetto che tu riuscirai a calmarla.
Amerotke fu cos ammesso allo spettacolo della collera di una regina. Era seduta sul trono dei leoni coi piedi sullo sgabello, e le sue mani stringevano nervosamente i braccioli.
- Ci sono state altre morti al tempio di Anubi, mio signore!
Amerotke s'inchin fino a toccar terra colla fronte, lasciando cadere dalla bisaccia l'ametista, che rotol ai piedi della regina. Hatusu sobbalz e venne a pizzicargli scherzosamente un braccio.
- Alzati!
Sollev la Gloria di Anubi come un campione di lotta mostra al pubblico la coppa vinta in un duro incontro.
- Sono la prima a saperlo?
Amerotke le raccont tutto, mentre lei passeggiava avanti e indietro, sorridendo. Non se la prese nemmeno coi colpevoli: - Meraviglioso! Andr al tempio di Anubi col gioiello tra le mani e far vedere ai sacerdoti e a tutta Tebe che gli dei sono con me!
Si sedette sul trono, stringendo al seno la preziosa ametista.
- Siamo contenti di te, mio signore Amerotke. E il volume di Sinuhe?
-  al sicuro a casa mia.
- E l'assassino?
- Credo di sapere chi .
- Siediti su quello sgabello e racconta!
Hatusu gli si sistem ai piedi e ordin a Senenmut di fare altrettanto.
- Siamo qui come fossimo allievi di fronte al loro maestro.
Senenmut si batteva una mano sulle ginocchia, compiaciuto. Amerotke allontan lo sgabello e si sedette a terra con loro.
- Avete ricevuto il mio messaggio?
- S, e la risposta  che Tushratta vuole la pace, a differenza dei suoi consiglieri.
- E l'altra questione?
- Un ciambellano sta indagando.
- Il confronto avverr qui. Mandatelo a chiamare, ma assicuratevi che non sia armato.
Hatusu era diventata pi severa, e si mordeva il labbro, come faceva quando era adirata. Un ciambellano annunci l'arrivo di Mareb. L'araldo fu stupito di vederli seduti in terra, ma Hatusu lo chiam con un gesto imperioso.
- Che il capitano delle guardie lo perquisisca prima di ammetterlo alla mia presenza!
Quando ricomparve, col volto fresco e appena rasato, Amerotke non ebbe alcuna compassione, ripensando a cos'era successo nelle Terre Rosse. Mareb era un assassino, e aveva ucciso molle persone. L'araldo si dondolava irrequieto.
- Siediti con noi, completiamo il circolo - ordin Hatusu.
Mareb obbed nervosamente, combattuto tra l'etichetta e il desiderio di compiacerla.
- Mia signora?
- Mia signora un corno!  stato il signore Amerotke a convocarti!
- Ho il volume di Sinuhe - cominci il giudice, indicando poi l'ametista sul trono. L'araldo era costernato.
- Ita e Khety sono stati esiliati.
- Ne sono lieto.
- Niente affatto, sei preoccupato e atterrito, e a ragione! Tu sei l'assassino del tempio, colui che portava la maschera di Anubi. Tu hai ucciso la danzatrice, Weni, Sinuhe e i tre mitanni. Hai cercato di assassinarmi nel deserto ma hai fallito!
Mareb stava per alzarsi ma Amerotke lo tenne per un gomito.
- Tu sei alla presenza di una dea, e ora la divina Hatusu far giustizia!
Mareb apr la bocca.
- Cominciamo dall'inizio. Tu, Weni e Hordeth eravate paggi di Tutmosi I, e Hordeth era tuo amico; poi siete entrati nella Casa degli ambasciatori. Eri orgoglioso della tua posizione, come del resto i tuoi famigliari: avevi studiato le lingue e le usanze dei popoli stranieri, e sei diventato un araldo come i tuoi amici.  costume egiziano inviare sempre due araldi alle corti straniere, e tu facesti diverse missioni con Hordeth e con Weni.
- Ma se Hordeth lo conoscevo appena!
- Questa  la bugia che ha smascherato tutte le altre menzogne. Nella tomba di Tutmosi sono affrescati i paggi del re, e tu e Hordeth vi tenete per mano, sono sicuro che presto scopriremo che era un tuo grande amico. Poi Weni ha sposato una donna dei mitanni, e lei si  innamorata di Hordeth. Folle d'ira, Weni la soffoc durante una gita in barca e assassin Hordeth nel tempio di Bes.
Mareb era sempre pi agitato.
- Aveva ucciso il tuo migliore amico, vero?
- S, ma...
- Weni aveva scoperto che uccidere era facile, ma fu visto per caso dall'Uomo coccodrillo, uno dei relitti del grande fiume. Per farla breve, l'Uomo coccodrillo lo costrinse a diventare l'assassino professionista noto come il Giardiniere. Oltre a essere ricattato, Weni era preso dal rimorso e voleva costruire per la moglie una splendida tomba.
- Ma tu sapevi che aveva ucciso il tuo amico? - chiese Senenmut.
- Pu darsi - rispose per lui Amerotke - per tenne per s i suoi sospetti. Weni e Mareb furono mandati tra i mitanni, e Wanef e Tushratta si accorsero ben presto della venalit del Giardiniere. Weni divenne una spia dei mitanni, che per non si fidavano di lui. Avevano bisogno di qualcun altro... Wanef scopr che cosa aveva combinato Weni in passato e, durante la battaglia dell'anno scorso, fece prendere prigionieri tuo padre e tuo fratello. Non erano morti, vero? Fu cos che ti ebbe in pugno.
Le labbra di Mareb stavano tremando.
- Ti ha offerto le loro vite in cambio della tua cooperazione; li avrebbe fatti crocifiggere se non collaboravi, vero? Ma ti ha offerto anche dell'oro e ti ha detto che Weni aveva ucciso il tuo amico. Weni era un traditore che si vendeva al miglior offerente, tu sei un caso diverso.
-  vero? - chiese Senenmut. - Sono ancora vivi?
- Per me  come se fossero morti - sussurr Mareb, che aveva perso la sua arroganza.
- I mitanni dovevano firmare l'armistizio e venire in Egitto a implorare la pace, nonostante la loro alterigia. Per celare la sua vergogna, Tushratta voleva beffarsi in qualche modo della regina egiziana: chiese che gli fosse restituita la mummia della sorella, in caso fosse stata uccisa da Tutmosi, e cerc di procurarsi il volume di Sinuhe per i suoi mercanti, e soprattutto la Gloria di Anubi. Quando ti hanno avvicinato, quando sei arrivato alla loro corte? Weni doveva fungere da capro espiatorio, mentre eri tu la vera spia, la Iena. Hai avvicinato di nascosto il Giardiniere, senza fargli sapere che eri tu; ti sei fatto passare per uno dei mitanni, l'hai ricattato e corrotto, minacciando di smascherarlo. Weni avrebbe dovuto comprare dei coltelli sottobanco, per poi passarteli. Tu li hai dati a Ita e Khety, quei due avidi pesciolini che hanno subito abboccato aliamo. Hanno ucciso Nemrath e hanno rubato la Gloria di Anubi, secondo il tuo piano. Dopo la morte di Weni, ti sei fatto passare con loro per un'altra persona e gli hai lasciato per il momento l'ametista, in attesa che si calmassero le acque. L'avresti data ai mitanni solo quando fossero tornati nel loro regno. Ma adesso  in mano nostra.
Mareb cerc di riprendersi: - Ma io ne sono lieto, mio signore...
- Con Sinuhe  stato diverso: tu sei un maestro del travestimento, con le tue lunghe gambe sottili e il tuo viso femmineo non ti era difficile farti passare per una donna dei mitanni, per imbrogliare le acque; hai fatto vedere a Sinuhe il sigillo di Tushratta e gli hai offerto una cifra incalcolabile. Lo hai invitato al tempio di Bes, lontano dagli occhi dei curiosi e lo hai ucciso proprio dove mor il tuo amico.
- Sono stato cos felice quando avete scoperto i suoi resti che non sapevo cosa dire - sorrise Mareb.
- Quando  arrivato Sinuhe, tu eri mascherato da Anubi, lo stesso travestimento che usavi per aggirarti nel tempio. Dopo l'omicidio, hai rubato il volume e lo hai dato da tenere a Weni. L'avido araldo non vedeva l'ora di averlo tra le mani. Gli hai ordinato di nasconderlo nella sua splendida tomba. Eri molto felice, avevi la Gloria di Anubi e il volume di Sinuhe. Hatusu sospettava l'esistenza della Iena, ma non aveva prove. Weni era il capro espiatorio ideale, se Khety e Ita venivano arrestati o torturati potevano solo fare il suo nome.
- Mio signore, vi ho ascoltato e la vostra teoria  logica - Mareb fece una smorfia - ma se quello che dite  vero, perch avrei ucciso Weni? E come avrei fatto a commettere i delitti del tempio?
- Tu odiavi Weni, che aveva privato il tuo amico di una degna sepoltura. Lo sorvegliavi da tempo come un serpente sorveglia un ratto. I mitanni ti avevano detto che aveva ucciso Hordeth ma ti avevano ordinato di aspettare. Per Weni era avido d'oro e argento e faceva quello che voleva, aveva aperto trattative anche coi libici, i nubiani e gli abitanti della terra di Kush per vendere l'ametista e le mappe di Sinuhe al miglior offerente. Era il momento di fargli pagare i suoi crimini e i suoi numerosi tradimenti. Per lui, non doveva esserci una degna sepoltura e una morte rapida, doveva morire come Hordeth, come Hordeth non doveva raggiungere l'estremo orizzonte. L'hai invitato nel parco...
- Posso dimostrarvi che quella notte dormivo...
Amerotke scosse il capo: - Tu sei un uomo energico, l'ho visto durante la nostra avventura nel deserto. Eri a letto vestito e pronto ad alzarti, sei scivolato fuori dalla finestra quando Weni se ne  andato, poi lo hai attirato presso il canile. Hai ucciso la guardia, hai aperto i cancelli e stuzzicato i cani con una traccia di sangue: nei templi, con tutti i sacrifici, c' pi sangue che vino. La morte di Weni  stata orrenda, Hordeth  stato vendicato e un'avida spia ha cessato di tradire. Il delitto non ti ha creato problemi, e l'ametista e il volume erano al sicuro. Bastava che tu andassi alla tomba di Weni a pregare per riprenderti il manoscritto.
Amerotke batt sul ginocchio dell'araldo: - Cos'avresti fatto? Saresti rimasto qui o saresti fuggito dai mitanni?
Ignorando il protocollo, Amerotke si alz e and alla finestra.
- Se tutto avesse funzionato secondo i piani, io non sarei qui, vero? Le mie ossa sarebbero rimaste nel deserto. E qui veniamo a un'altra prova.
- E quale?
Mareb stava per alzarsi ma Senenmut lo costrinse a rimanere seduto. Rendendosi conto della situazione pericolosa, Hatusu si sedette sul trono, ma non sembrava una regina, bens una ragazza qualunque che ascoltava una storia interessante. Quando, per, fosse stata certa della colpevolezza di Mareb avrebbe dato sfogo alla sua collera, quella collera che persino Senenmut temeva.
- Mi stavi sorvegliando.  stata una tua idea che i mitanni tornassero all'oasi delle palme? In realt, non avevano alcun motivo di consultarsi col sovrano, qualunque cosa succedesse avrebbero comunque dovuto firmare la pace.  stato solo un pretesto per ricevere l'ordine di attirarmi in trappola.
- E come avrei fatto a sapere che sareste venuto anche voi?
- Silenzio, mentitore! - Hatusu si raddrizz sul trono. - I mitanni avevano esplicitamente chiesto la tua presenza, mio signore Amerotke, e quella di Mareb. Dicevano che Tushratta sarebbe stato onorato di vederti. E la famosa lettera...
- Naturalmente era stata scritta per essere intercettata, perch noi credessimo che Weni era l'unica spia e che loro non amavano Mareb. Anche all'oasi delle palme mi hanno fatto assistere a una piacevole commedia, ma il loro scopo era quello di uccidermi. Quanti inganni, quante menzogne! Wanef ti ha anche fatto aggredire da un servo, probabilmente dall'equivoco Toreb, per allontanare i miei sospetti. Scommetto che non te l'ha detto, per questo ti sei cos spaventato! Ma era solo l'antipasto di ci che sarebbe successo all'oasi delle palme.
Mareb era agitatissimo: -  ridicolo!
- All'oasi ho visto quei nani che Tushratta ha al suo servizio, il suo piccolo popolo. Anche loro sono stati affrescati nella tomba di Tutmosi, che aveva avuto con loro qualche contatto, e il pittore ha raffigurato le mortali cerbottane, di cui parla anche Sinuhe nel suo libro. Shufoy sta facendo delle indagini al mercato per scoprire notizie. I mitanni ti avevano dato una cerbottana per i tuoi delitti, vero? Sinuhe scrive che le frecce fanno ferite pi piccole di una puntura di spillo, ma il veleno  mortale: paralizza e uccide in pochi istanti.
Mareb sbianc. Era in trappola, e Amerotke prov piet per lui, nonostante tutto.
- Io dovevo morire nelle Terre Rosse. I cavalli non avevano nulla che non andasse, ma un abile auriga come te poteva fare in modo che io lo credessi. Mentre controllavo i cavalli tu hai preso la cerbottana, che hai camuffato come un bastone da araldo. Credo che sia cavo e che contenga la cerbottana, oppure  quello stesso a lanciare i dardi velenosi, non lo so. Sinuhe scrive che i guerrieri possono scagliare una freccetta in un batter d'occhio. Io ero inginocchiato e non badavo a quello che facevi. Mentre esaminavo gli zoccoli di Hathor tu hai cercato di colpirmi, ma eri nervoso e hai centrato invece il fianco della giumenta, che si  dimenata e ha ferito anche Iside. Due splendidi cavalli uccisi per tua colpa!
- Ma voi mi avreste visto!
Amerotke soffi con le mani, imitando il gesto di chi usa una cerbottana: - Sinuhe scrive che  una questione di un momento e che da vicino non  difficile colpire il bersaglio. Dopo la mia morte avresti tolto la freccia e saresti tornato a Tebe con qualche frottola da raccontare.
- Avreste visto la puntura sul cavallo.
- No, le freccette sono pi piccole del mio dito mignolo. E poi Hathor  caduta sul fianco sinistro.
- Non avete prove!
- Ti sbagli - disse Amerotke, continuando a fissarlo senza abbassare lo sguardo - Senenmut ha mandato uno squadrone di carri nel deserto, che ha trovato un leone avvelenato e un dardo tra le ossa dei cavalli.
-  una menzogna! Mi avevano detto...
- Che cosa? Wanef ti aveva assicurato che non c'erano tracce dell'assassinio? Non ha fatto la nostra stessa strada per tornare a Tebe?
Mareb si morse il labbro.
- Solo Ma'at conosce la verit, ma quell'agguato fu un errore; eri tentato di finire l'opera che avevi cominciato ma con tutti quei leoni due persone erano meglio di una. Ne avrai approfittato per bruciare la cerbottana. E poi siamo tornati a Tebe.
- Non vorrete insinuare che ho ucciso anche i mitanni?
- Certo, Tushratta non li considerava degli sciacalli?
- Allora, sarei un amico o un nemico?
Un ciambellano annunci l'arrivo di alcune persone che volevano vedere Amerotke. Mentre il capitano delle guardie sorvegliava il prigioniero, il giudice si incontr col medico e con Shufoy. Il primo disse: - Come avete detto, i due mitanni erano gi morti quando sono caduti in acqua. Ho trovato dei buchini insanguinati sui loro abiti e delle punture di spillo sulla schiena. Anche loro sono morti a causa di un potente veleno che paralizza le membra. Una morte rapida, provocata da una freccetta velenosa.
- E tu, Shufoy?
Il nano mostr una freccetta con delle minuscole piume d'oca, non pi grossa di un pollice. Era appuntita come uno spillo, e fatta di legno finissimo.
- Dottore, i mitanni possono essere stati uccisi da questa? E il veleno?
Il medico indic la punta: - Solitamente sono intinte in un veleno pi mortale di quello del cobra, ne basta un goccio per uccidere un uomo.
- Cosi ha detto il mercante che me l'ha venduta - disse il nano, mostrando un tubo cavo all'estremit, intagliato nel legno con mano esperta, con delle scanalature all'interno. - Vi far vedere.
Mise goffamente il dardo nella cerbottana e punt la statuetta di un leone su di un tavolino. Il dardo schizz via con un sibilo e manc di poco la statuetta.
- Ci vuole un po' di pratica - disse tristemente il nano. - In citt nessuno sa niente di Belet e Seli ma si mormora che siano stati comprati molti cammelli e animali da soma.
- Mi spiace, Shufoy, per ora non possiamo occuparcene. - E ritorn nella sala del trono.

15.

Mareb era molto nervoso, Hatusu sembrava una statua e Senenmut guardava fuori dalla finestra.
- Continua - sibil la regina.
Amerotke si sedette di fronte a Mareb: - Di tutte le morti, la pi inutile e crudele fu quella della danzatrice. Avevi provato la rapidit del veleno su pecore e pesci, rimuovendo poi le freccette, ma non lo avevi ancora fatto su di un essere umano. Fingendoti come al solito uno dei mitanni e celandoti con quell'orribile maschera, hai invitato una ragazza in uno dei padiglioni: lei credeva di poter guadagnare molto denaro da un potente ambasciatore, e invece  stata uccisa solo per provare l'efficacia di un veleno.
- Anche solo per questo morirai - disse duramente Hatusu.
- L'hai guardata morire, hai contato quanto ci metteva, poi hai fatto sparire il dardo. Ti aggiravi nel tempio come un fantasma, ma ti hanno visto anche tra le rovine sul fiume. Allo stesso modo hai ucciso Sinuhe, i mitanni e la guardia del canile.
- Se ero il loro sicario, perch avrei dovuto uccidere i miei amici?
- Credo che uccidere ti piaccia, e non sei molto diverso da Weni. Noi siamo abituati a considerare i mitanni un gruppo compatto, ma in realt sono divisi in fazioni: Wanef  per la pace, ed  astuta come una volpe, perch sa che il suo paese non potrebbe sopportare una nuova guerra, ma ha degli oppositori, i guerrafondai, gente come Hunro, Snefru e Mensu, capi di potenti clan rivali di Tushratta, che mal sopportano il suo dominio.  giusto, mio signore?
Senenmut annu.
- I generali hanno ottenuto di partecipare alle trattative per farle andare a monte. Il furto della Gloria d Anubi e del volume di Sinuhe poteva servire a tenerli buoni, ma Tushratta aveva un piano segreto per liberarsi di loro. Tu li avresti uccisi, eliminando quelli che il gran re considerava sciacalli, e la colpa sarebbe stata data all'Egitto.
- Allora avrebbe dovuto dichiarare la guerra, e voi avete detto che non avrebbe potuto - intervenne Mareb, sprezzante.
- Non ci sarebbero state prove contro Hatusu, alla fine avrebbe dato la colpa a qualche consigliere guerrafondaio della regina, sfuggito al suo controllo. E poi Wanef e Tushratta avrebbero fatto la faccia feroce al momento della firma del trattato e avrebbero chiesto un buon compenso per la morte dei tre ambasciatori.
- Uccider quelle volpi con le mie mani - sibil Hatusu.
- Ora, Tushratta era felice di baciarvi i piedi, perch in realt si stava beffando di voi, del vostro potere, mia divina. Si era liberato dei suoi nemici interni e aveva il volume di Sinuhe e la Gloria di Anubi, pi un congruo risarcimento della Casa d'argento perla morte dei suoi inviati.
- Ma Snefru  morto in una stanza con la porta e le finestre sbarrate - disse Senenmut.
- Rimanete alla finestra, mio signore: quando abbiamo sfondato la porta, noi eravamo sulla soglia, con Weni, ma Mareb  andato ad aprire le imposte.
- S, ha detto che erano sbarrate.
- No, erano solo accostate, invece. Mareb le ha aperte per dar luce alla stanza e poi ci ha mentito. Cos ha fatto sparire d'incanto ogni prova di come era stato commesso il delitto. - Schiocc le dita. - Non ricordate che  rimasto a lungo appoggiato al davanzale, per spazzar via le tracce del suo passaggio? Durante il delitto la finestra era aperta, si  calato dal tetto e poi se ne  andato lasciando accostate le imposte dietro di lui. Quando abbiamo sfondato la porta  corso ad aprirle per poter poi dire che erano sbarrate. Per un giovane atletico era facile calarsi dalla terrazza in quelle finestra. Ha anche tolto la freccetta per rendere il delitto pi misterioso. Quanto a Hunro e Mensu,  stato semplice: non amando Wanef, si radunavano spesso per complottare contro di lei. Essendo in due, pensavano di essere al sicuro. Erano seduti sulla panchina del laghetto quando li hai uccisi con la cerbottana per poi gettarli nell'acqua.
Amerotke si alz in piedi: - Cos'hai da dire, Mareb? Ti possiamo far torturare nella Casa della morte. Wanef non ti difender, e sar facile accordarci con lei. Frugheremo la tua casa e troveremo le stesse cose che avevi nascosto in quella di Weni.
Mareb smise di tremare e guard in terra, con le mani sulle ginocchia: - Una volta ero felice, i miei erano contenti che fossi diventato un araldo. - Era impallidito mortalmente. - Avete ragione, ho spesso sospettato che Hordeth fosse stato ucciso da Weni, l'ho seguito e ho scoperto che continuava ad andare al tempio di Bes per beffarsi della sua vittima. Aspettavo l'occasione di vendicarmi, come si attende che la vite dia i suoi frutti prima di schiacciarne gli acini. Con Weni, sono stato nel regno dei mitanni, e anche un cieco avrebbe visto il suo tradimento. Ho pensato di denunciarlo, perch le condanne dei traditori sono sempre crudeli, ma poi, alla morte del faraone, Tushratta ha lanciato la sua campagna di guerra contro l'Egitto, approfittando della confusione. Mio padre e mio fratello erano ufficiali del reggimento di Osiride, ma invece di tornare coperti di gloria e d'oro saccheggiato al nemico, scomparvero e furono dati per morti. Tushratta chiese la pace e io e Weni fummo incaricati dei negoziati. Weni era una puttana, in vendita al miglior offerente, pronto a tradire noi e gli altri. Rimanemmo per due notti coi mitanni in un'oasi sulla Strada di Horus. Wanef mi chiam nella sua tenda, e io vidi i miei congiunti legati e imbavagliati. Se non avessi collaborato, sarebbero stati costretti a lavorare per tutta la vita nelle miniere, come schiavi. Era terribile, ma tutto intorno a me c'erano solo traditori. Weni, l'Assassino, si vendeva come una prostituta, e Senenmut non si preoccupava nemmeno di sapere se i suoi ufficiali erano vivi o morti.
- Avresti dovuto chiedere il mio intervento - disse duramente questo.
- E cos'avreste fatto? Wanef non avrebbe di certo confessato! Quando c'incontrammo all'oasi delle palme, mi port a vedere un dito di mio padre. Diceva che ero stato lento ad accettare la sua offerta, e io accettai. - Sospir profondamente. - Che altro potevo fare? Mia madre era morta e Weni contava il suo denaro. Sono diventato l'agente segreto di Wanef: Tushratta voleva la Gloria di Anubi e le mappe delle piste del deserto. Come araldo, io dovevo preparare il tempio di Anubi per l'arrivo degli ambasciatori, cos ne ho conosciuto ogni angolo: la cappella della sacra ametista, il canile, i padiglioni del parco. Dalle chiacchiere dei servi, ho saputo di Ita e dell'insana passione di Nemrath per lei. Il resto  stato semplice; mi sono incontrato nell'ombra con Weni, mostrandogli il sigillo del re dei mitanni, che Wanef mi aveva dato, mi sono fatto dare i coltelli e gli ho detto cosa sarebbe successo, ho attirato quell'avido sciocco di Sinuhe e l'ho derubato delle sue mappe. Mi spiace per la danzatrice, Wanef mi aveva dato due cerbottane e un cofanetto di freccette velenose, ma dovevo rendermi conto degli effetti del veleno prima di usarlo. Il resto lo sapete. Mi sono goduto le urla di Weni, che hanno placato la sete di vendetta del mio amico. Quanto ai mitanni, li avrei uccisi tutti, se solo avessi potuto. Il mio disprezzo per loro non era del tutto una commedia.
- E io? - chiese Amerotke.
- Mensu e Hunro volevano la vostra morte.
- Sapevano che eri tu la Iena?
- No, la principessa Wanef mi aveva dato ordini ben precisi. Potete ringraziare gli dei, siete l'unico che abbia mancato, e di poco. Siete stato coraggioso, nel deserto mi avete salvato la vita, cos ho detto a Wanef che non avrei pi tentato.
- Perch stai confessando? Credevi veramente che i tuoi congiunti sarebbero stati liberati?
- Certo, e poi sarei rimasto con loro alla corte di Tushratta - disse in un soffio - ma la canzone dice il vero, il cuore dell'uomo  pieno di menzogne e malvagit.
- Morte. - La voce di Hatusu ruppe il silenzio.
Si era messa le mani sul petto per dare sentenza, e Senenmut e Amerotke s'inginocchiarono. Mareb era rimasto seduto con la schiena appoggiata al muro, perso nei suoi pensieri.
- Morte! Tu volevi uccidere nel deserto il nostro giudice, quindi sarai sepolto vivo nello stesso punto in cui hai cercato di colpirlo! Mio signore Amerotke, ti occuperai personalmente dell'esecuzione della sentenza!
Mareb emise un singulto e allarg le braccia, come se si fosse avvelenato. Poi cadde in ginocchio e grid: - Piet, mia divina!
Amerotke chin il capo: - Divina Hatusu, Mareb  un vostro araldo, e in un certo senso  stato costretto. Non era come Weni, non ha venduto l'Egitto per denaro ma per la carne della sua carne.
- Vorresti quindi che avessimo piet di lui?
- Vorrei solo che la sua morte fosse meno dolorosa.
Diede un'occhiata a Senenmut, nella speranza che lo appoggiasse. La, voce della regina fu come un colpo di frusta: - E sia! Che venga ucciso adesso, il faraone ha parlato!
Amerotke si conged. A un grido di Senenmut, le porte dell'anticamera si chiusero e Mareb fu legato e circondato dalle guardie. Ignorando il giudice, Senenmut usc a parlare col capitano e fece portar via il prigioniero. Amerotke sperava di poter tornare nella sala del trono, ma il visir gli ordin invece di sovrintendere all'esecuzione, secondo il volere della regina.
Le guardie portarono il prigioniero in un cortile polveroso, circondato da un alto muro, che dava sugli alloggiamenti dei militari. Shufoy, che li aveva raggiunti, era a bocca aperta: - Mareb! La notizia si  gi sparsa nel palazzo!
L'araldo fu legato a un palo infisso nel terreno e dagli alloggiamenti comparve uno squadrone di arcieri, che imbracciarono archi e faretre in una grande confusione. Shufoy dava la mano al suo padrone: - Lo uccideranno?
- Meglio cos, Hatusu voleva che venisse sepolto vivo nelle Terre Rosse.
Gli arcieri erano avvezzi a questo genere di compiti, perch sotto il padre di Hatusu erano una prassi comune. Mareb chiam Amerotke, ma il capitano avrebbe preferito che lui non rispondesse, perch il visir voleva che si procedesse rapidamente all'esecuzione della condanna.
Ignorando l'afa e la polvere che gli irritava la gola, Amerotke avanz nel silenzio generale; Mareb era legato mani e piedi, il petto nudo e la ricca veste strappata. Qualcuno si era gi impossessato del suo medaglione, e sulla bocca dell'araldo c'era un livido violaceo.
- Cosa vuoi? Non puoi sperare nella nostra piet, siamo gi stati fin troppo clementi.
Mareb si lecc le labbra secche: - Clementi? Non potrei avere almeno un goccio di vino?
Un soldato port una brocca e una coppa scheggiata. Mareb bevve avidamente, e guard il cielo: - Ogni giorno porta il suo carico di orrori. Pregherete per me, mio signore? Sono spiacente di aver fatto quello che ho fatto, e invoco almeno la vostra piet, se non quella della regina.
- Avrai una dignitosa sepoltura, la sua collera non ti raggiunger anche nell'oltretomba.
Mareb scoppi a ridere: - Siete strano, mio giudice, avete avuto piet del vostro assassino, e di questo vi ringrazio. Conoscete la Via delle lampade, vicino al porto? Ho una stanza sopra la bottega di un vasaio, e ho pagato bene il mio padrone di casa. Troverete un buco nel muro sotto la branda: dentro ci sono le freccette e la cerbottana, e un rotolo di papiro che vi interesser molto.
- Perch?
- Andate e lo saprete.
Guard avidamente la coppa, che fu di nuovo riempita, a dispetto delle esclamazioni di protesta del capitano.
- Che altro c'?
- I mitanni hanno chiesto la mummia di Benia e la divina Hatusu - fece una smorfia - gliel'ha restituita, pur temendo che suo padre l'avesse assassinata. Sapete che non  vero, Tutmosi era un uomo duro ma non se la prendeva con le donne e coi bambini.
Il capitano avanz, e Amerotke lo respinse.
- La divina Hatusu ha diffuso in giro la voce di una sua origine, per l'appunto, divina, non  vero? Ma Benia teneva un diario della vita di corte. Tutte chiacchiere, per pare che Tutmosi fosse impotente, ed  meglio che Hatusu controlli bene le pareti del sarcofago, nel caso ci fosse qualche nascondiglio segreto. Benia si  fatta seppellire col suo diario,  per questo che Tushratta vuole il sarcofago. - Sghignazz, guardando il cielo.
Amerotke era a bocca aperta, al pensiero dell'uso che avrebbero fatto i mitanni di quel pettegolezzo.
- Io e Weni non eravamo gli unici malfattori di Tebe, e altri crimini si preparano. Riflettete su ci che vi ho detto, anche se non so molto di pi. Troverete una lista nella mia camera, non posso dirvi altro, devo prepararmi per un lungo viaggio!
Una fila di arcieri avanz in silenzio. Anche i duri mercenari erano atterriti da ci che sarebbe successo fra poco; il capitano grid un ordine, e le bianche frecce furono incoccate all'unisono. Il capitano attese un momento, nel silenzio generale, rotto solo dal ronzio delle mosche intorno ai fornelli della caserma, sotto un sole cocente. Amerotke chiuse gli occhi, mentre si udiva come lo schiocco delle corde di un'arpa e le frecce colpivano il bersaglio con un rumore sinistro. Mareb si accasci, trafitto da una dozzina di dardi. L'ufficiale avanz e gli tagli la gola.
- Abbiamo assistito all'esecuzione - dichiar Amerotke. - Che il corpo sia sepolto dignitosamente e inumato nella tomba degli stranieri.
- E chi pagher per questo? - disse spavaldamente l'ufficiale.
- Il tempio di Ma'at.
- Giustizia  stata fatta!
Amerotke gir i tacchi e usc dal cortile afoso e battuto dal sole.
Anche Shufoy era molto colpito. Quando raggiunsero la Via delle lampade, cantava un inno funebre, cercando di tenere il passo del padrone.
- Preferisco le tue canzoni d'amore - disse cupamente il giudice. - Ma adesso ci dobbiamo occupare di qualcosa di molto pi sinistro.
La bottega del vasaio era uno stambugio che sapeva di chiuso, con una bancarella di fronte su cui erano esposti vasetti multicolori di terracotta e di costoso alabastro. Amerotke compr due vasi, poi il padrone gli disse, strizzandogli occhi al sole cocente: - Cercate qualcos'altro, vero, mio signore?
- Mareb aveva una stanza qui?
- Non lo conosco.
Shufoy fracass i due vasetti, l'uomo sobbalz: - Ma perch?
- Sei stato ben pagato - disse il nano. - Questo  il giudice Amerotke del tempio di Ma'at.
- La stanza  di sopra, vi accompagno subito - balbett l'uomo. - Mareb l'ha affittata, ma voleva mantenere il segreto. Mi ha detto che se fosse scomparso per cinque giorni avrei potuto tenere tutto.
- Mareb non torner, ma prima devo essere io a servirmi - disse Amerotke.
La piccola stanza era ben tenuta, con un mantello e una veste appesi a un attaccapanni, una branda e un tavolino con l'occorrente per scrivere. Amerotke allontan il padrone di casa e spost il letto. Nel nascondiglio vi erano alcuni oggetti: una gorgiera, un braccialetto, uno scarabeo portafortuna, qualche giocattolo di legno.
- I ricordi di suo fratello. Qui c' qualcos'altro, per. Non  che una lista polverosa, con degli strani geroglifici... Oh, a Tebe ci sar un po' di rumore quando la divina Hatusu lo sapr.
Amerotke si sedette sul letto: - Ricordi l'opposizione che la nostra regina sub da parte dei sacerdoti, opposizione che fu poi annientata dalla grande vittoria; nel Nord? Senenmut pensava che i mitanni avessero degli agenti a Tebe, ma poi non se n' saputo nulla e i loro nomi sono rimasti nell'ombra. Ecco l'elenco completo di coloro che avrebbero dovuto assistere Mareb a Tebe. Per esempio, la lettera intercettata...
- Era un trucco dei mitanni?
- Certo, con la partecipazione delle guardie delle porte della citt. Non ci sono nomi illustri, ma Senenmut sar felice di acchiapparli.  l'estremo regalo di Mareb! - Mise una mano sulla spalla del servo e studi la lunga lista, quasi illeggibile. - Per tutti i serpenti, c' anche il nome di Belet!
- Impossibile!
Amerotke appoggi la testa contro il muro:
- Hanno scritto: "Belet, figlio di Ineni, poi hanno corretto col nome di "Lakhet". Per hanno scritto "Ineni! Mareb ha detto che ci sarebbero stati altri crimini, cosi torniamo alla domanda che tanto ti preme: perch hanno rapito Belet? Perch  un fabbro. Ci sono tanti fabbri a Tebe, ma uno solo  figlio di Lakhet.
- Ho trovato un inno di ringraziamento a casa di Belet - esclam il nano - in cui si faceva riferimento a Ineni. Lakhet deve aver lavorato per lui!
- Non ho mai giocato a dadi, Shufoy, ma scommetto che Lakhet forgi tutte le serrature della tomba di Tutmosi, su commissione del grande architetto. Hatusu ha usato una chiave speciale per aprire il sarcofago di Benia.
- Ma Belet non sa dov' la tomba!
Amerotke chiuse gli occhi: - Quando ce ne andammo dalla valle, Hatusu bad a non lasciare tracce del nostro passaggio, ma possono comunque essere rimasti dei segni.
- Io so che gli esploratori dell'esercito possono seguire anche la pista di uno scarafaggio, per, dopo vari giorni non si pu pi...
Amerotke sent un brivido che gli percorreva la schiena: - E se ci stavano sorvegliando? E se qualcuno avesse saputo che stavamo andando l?
- Ma la valle era circondata dall'esercito!
- S, ma quando ce ne siamo andati, le truppe sono venute con noi, bastava attendere di avere via libera per cercare le nostre tracce. Non sar passata nemmeno un'ora dal nostro passaggio...
-  per questo che hanno rapito Belet, lui conosce quelle serrature: il rapimento  avvenuto ieri, e il saccheggio probabilmente avverr stanotte. Ma chi sono?
- I mitanni.  per questo che ci hanno chiesto il sarcofago.
- Non sono cos sciocchi da sporcarsi le mani.
- Avranno usato degli scherani. Ecco di cosa parlava il misterioso visitatore di Belet, ecco qual era quel posto cos pericoloso da saccheggiare, anche se non c'erano guardie! Ma chi potrebbe organizzare una banda per un colpo cos difficile e avventuroso? Chi ci ha offerto volontariamente delle informazioni sul conto di Weni? Chi ti ha assicurato che se ne sarebbe subito andato dalla citt?
- L'Uomo coccodrillo!
- Ha scelto bene il suo nome, perch ama cacciare sott'acqua!

16.

Sei squadroni di carri del reggimento di Osiride attraversavano il deserto in schieramento da battaglia. Era gi buio, ma i carri erano preceduti dagli esploratori che dovevano piantare nella sabbia delle fiaccole per indicare il cammino. Anche le bighe avevano delle torce, le cui fiamme danzavano nella notte. I cavalli erano i pi veloci delle regie scuderie, e il silenzio notturno era rotto dal rombo delle ruote e degli zoccoli. Su ogni carro c'erano un auriga e un veterano dei Nakhtuaa. Ognuno di loro portava un'ape d'oro sulla corazza, segno di un vittorioso corpo a corpo col nemico. Dietro i carri seguivano le truppe di rinforzo dei mercenari nubiani.
Hatusu era vestita come un soldato e si teneva al mancorrente, spiando nelle tenebre. Alla sua sinistra c'era il visir, anche lui in abito guerresco. Shufoy li seguiva su un altro carro, e Amerotke preg che non si cacciasse nei pasticci e che non venisse sbalzato via dalla velocit della biga, lanciata al galoppo sotto il cielo stellato. Avevano preso una scorciatoia per la Valle dei Re, e il viaggio fu breve. Senenmut e i suoi ufficiali scesero dai carri. Alla luce delle torce, il visir mostr sulla mappa come dovevano essere disposte le truppe. Dovevano formare un ferro di cavallo che sbarrasse completamente l'ingresso della valle.
Hatusu affid la corona di guerra a un soldato e il suo volto parve indurirsi alla luce delle torce. Era cos furiosa che si era morsa il labbro a sangue. Il viso non truccato era coperto di polvere. Voleva che si attaccasse subito ma Senenmut la ferm: Amerotke pu aver ragione, ma dobbiamo aspettare, possiamo anche cacciare delle ombre.
Per tutta risposta, un fischio lacer l'oscurit e, a un ordine degli ufficiali, le ombre dei Segugi del faraone, i nomadi del deserto che fungevano da esploratori, avanzarono silenziose con i loro piccoli archi leggeri e s'inginocchiarono davanti a Senenmut.
- E allora?
- Non siamo sicuri...
- Cosa? - sibil Hatusu.
Gli esploratori tornarono a chinare il capo fino a toccare la sabbia, ma Senenmut disse gentilmente: - Eppure gli ordini che avete avuto erano precisi!
L'esploratore stava tremando: Abbiamo seguito le istruzioni della divina Hatusu!
- Conosco le mie istruzioni - disse seccamente la regina.
Senenmut la tir da parte e le bisbigli severamente qualcosa. La sola presenza della terribile sovrana atterriva gli esploratori, che non osavano nemmeno guardarla in volto. Finalmente il visir riusc a domarla e pot tornare dagli esploratori: - La divina Hatusu ordina che per il resto della vostra vita riceviate i vini pi dolci e la carne pi tenera. La sovrana vi ha sorriso, e i vostri figli benediranno la vostra memoria.
Gli esploratori sollevarono il capo, al pensiero della prodigiosa ricompensa.
- Mio signore, non siamo penetrati nella valle.
Senenmut annu. Hatusu non voleva che si allarmassero i predoni e che tutto l'Egitto venisse a sapere dov'era la tomba di suo padre.
- E allora?
- Indubbiamente, un gruppo di persone  arrivato prima del tramonto. Lo sterco di dromedario che abbiamo trovato era ancora caldo.
Amerotke teneva il fiato sospeso in attesa della prossima domanda.
- Se ne sono andati?
- No, mio signore!
- Non eravate in quattro?
- Avevano lasciato una sentinella - sogghign il nomade.
- Quindi sono ancora l - disse Amerotke.
L'uomo scosse le spalle: - Non abbiamo visto chi fosse, lo abbiamo aggredito prima che ci potesse scorgere.
- Era vestito come un nomade del deserto?
- S. Non avevamo altra scelta che tagliargli la gola. Abbiamo nascosto il corpo sotto delle rocce e il nostro uomo ha preso il suo posto.
- Bene - sorrise Senenmut. - In quanti sono, secondo voi?
L'uomo allarg le braccia: - Trenta o quaranta a piedi, poi ci sono quelli a cavallo e le bestie da soma...
Senenmut diede a ciascuno un lingotto d'oro. Le guardie avevano innalzato una tenda per Hatusu e i suoi consiglieri. Quando Amerotke e Senenmut la raggiunsero stava camminando nervosamente e indic loro due sgabelli. Hatusu sorrideva senza allegria: - Amerotke aveva ragione, quindi ci racconter tutto mentre aspettiamo.
- Invece avevo torto, non credevo che Tushratta fosse cos astuto e perfido. Non aveva dichiarato che avrebbe bruciato Tebe e saccheggiato la tomba di vostro padre?
- Sono solo vanterie!
- Sar, ma i piani di Wanef sono molto sottili. Non poteva far altro che inchinarsi a voi, ma Wanef gli ha addolcito la coppa della sconfitta, offrendogli la Gloria di Anubi, le mappe di Sinuhe, la testa di tre avversari e il saccheggio della tomba di Tutmosi. Cos sarebbe tornato nel suo regno, ridendo di voi, pronto ad aprire nuove rotte commerciali per arricchire il suo popolo e tornare un giorno ad assalirci.
Hatusu lo guard con occhi di ghiaccio.
- In un certo senso ha avuto successo: non credo che vi chieder un compenso per la morte degli ambasciatori ma si  liberato di tre potenti nemici. E la colpa verr data a noi, naturalmente.
- E la tomba di mio padre?
- Tushratta voleva il sarcofago di Benia perch sospettava che fosse stata assassinata.
- Ma noi sappiamo che non  vero!
- Inoltre il sarcofago contiene un diario che annota tutti i pi perfidi pettegolezzi di corte, ma non  che gli servirebbe molto, queste menzogne potrebbe benissimo inventarsele da solo. No, il suo piano  molto pi astuto.
- Doveva sapere che la tomba era segreta - disse Senenmut - e che la si potrebbe cercare per anni senza trovarla.
- Quindi Wanef immaginava che solo la regina e i suoi fidati consiglieri potessero accedervi. Era troppo pericoloso corrompere delle persone che vi erano cos vicine, perch era difficile avvicinarle, e se rifiutavano...
- Io lo avrei saputo - disse con calma la regina.
- Allora ha pagato un nomade per sorvegliare la Valle dei Re. Per, di giorno il calore  cocente e potevano passare anni prima che voi andaste alla tomba...
Hatusu chiuse gli occhi al pensiero dell'errore che aveva commesso.
- Tushratta aveva chiesto il sarcofago di Benia e noi siamo caduti nella trappola. - Amerotke scelse con cautela le parole, mentre Senenmut si copriva il volto: - Avremmo dovuto restituirglielo pi tardi!
- Ma Tushratta ci aveva chiesto di poterlo riportare personalmente in patria! Cos la divina sovrana avrebbe dovuto recarsi immediatamente alla tomba, dove la spia era in agguato.
- Ma avevamo chiuso l'ingresso della valle e gli esploratori controllavano la zona - protest Hatusu.
- Non  bastato!
- Ma gli schiavi hanno spazzato via le tracce, quando ce ne siamo andati! Per tu mi dirai che non  stato sufficiente! sospir la regina.
- Una volta che abbiamo lasciato la valle, anche i soldati se ne sono andati. Tushratta sapeva che non avremmo lasciato delle guardie, facilmente corrompibili. Le spie di Tushratta, perch anche lui ha degli esploratori come noi, sono in grado di dire se un sasso  stato rovesciato, hanno esaminato il terreno e hanno trovato qualche escremento di cammello, le tracce di un carro... Dopo qualche giorno, i segni sarebbero scomparsi, ma subito dopo... Poi gli esploratori hanno comunicato dove si trovava la tomba agli agenti nemici, pronti a colpire. Hanno rapito Belet e Seli. Il padre di Belet, Lakhet, aveva forgiato le serrature della tomba.
- Ma non sapeva dove si trovava! - disse Hatusu.
- S, ma suo figlio aveva ereditato i suoi arnesi e le sue conoscenze sulle serrature. Dopo la strage di schiavi cui aveva assistito nel sepolcro, Lakhet cominci a ubriacarsi, dissipando la sua ricchezza. Per avere almeno una tomba, Belet si mise a rubare, ma fu arrestato, sfigurato e bandito tra i Rinoceronti. Belet non pensava pi alla passata ricchezza, pensava solo a redimersi per ottenere il perdono.
- Ma perch avevano bisogno di lui per saccheggiare la tomba? - chiese Senenmut.
- Tushratta sapeva che lo avremmo condotto al sepolcro e avremmo disinnescato, per entrare, tutte le trappole di Ineni. Per i suoi uomini dovevano agire in fretta, prima che Hatusu mandasse dei muratori per ripristinarle.
- Certo - disse seccamente Hatusu - lo avrei fatto tra pochi giorni!
Amerotke continu a spiegare la teoria che aveva elaborato nella casa del vasaio: - Tushratta immaginava che i muratori avrebbero individuato dei segni di scasso, ma, se avesse corrotto il figlio di Lakhet, un abile fabbro, il saccheggio sarebbe stato effettuato senza lasciare tracce e i cofani e i sarcofaghi sarebbero stati richiusi. Avrebbero rubato solo degli oggettini, ma nella tomba ce n'erano molti.
Senenmut emise un fischio e Hatusu bevve una coppa di vino con mano tremante di rabbia.
- Vogliono saccheggiare la tomba di mio padre, violare il suo sarcofago, strappargli il cuore! Tushratta aveva minacciato di bruciarlo!
- Avremmo dovuto fermarli prima - disse Senenmut.
- Non cera pi tempo. E poi, ormai conoscono l'ingresso della tomba, dobbiamo eliminarli stanotte!
Hatusu beveva, con le spalle scosse da un tremito. Pos la coppa e torn sui cuscini col viso rigato di lacrime, cercando di dominarsi.
- Io ho sbagliato! Credevo che la richiesta di Tushratta fosse ragionevole, l'Egitto ha spesso restituito le salme delle principesse straniere. Credevo che non avessimo lasciato tracce, che avrei potuto ripristinare tutte le trappole. - Si morse il labbro e aggiunse amaramente: - Naturalmente, Tushratta sapeva che con tutto lo scompiglio che aveva creato... No, non ho riflettuto. - Si premette le tempie.
- Nessuno di noi lo ha fatto - la rassicur Senenmut. - Credevamo che fosse venuto in pace, credevamo nel nostro orgoglio che non volesse altro che umiliarsi ai nostri piedi, e che si accontentasse della salma della sorella.
- Io gli muover guerra, marcer sull'oasi delle palme, li impaler tutti sugli alberi, li dar in pasto alle iene!
Senenmut la prese per mano, allarmato: - Non abbiamo prove, Mareb e Weni sono morti e la confessione di un condannato pu essere una menzogna estorta con la forza. Tushratta dir che non stiamo ai patti, se lo uccideremo i mitanni diranno che l'avevamo attirato in Egitto con l'inganno per assassinarlo!
- Comunque, stanotte il suo piano fallir - disse Amerotke. - Non diciamo per ai predoni che sospettiamo dei mitanni, quando li cattureremo, altrimenti le nostre stesse truppe diffonderanno in citt l'accusa e ci sar impossibile completare i negoziati.
Senenmut annu.
- Anche il nostro esercito ha i suoi guerrafondai, che pretenderebbero una nuova campagna militare.
- E se i predoni scappano? - chiese Hatusu.
- Con tutte quelle bestie da soma, cariche di tesori? - rispose Amerotke. - Anche se ruberanno solo oggetti di piccole dimensioni, quelli contenuti nei cofani che Belet pu richiudere, per non lasciare tracce...
Hatusu lo guard di sottecchi, con aria di biasimo.
- Purtroppo anch'io non avevo capito nulla, prima di ieri pomeriggio - si scus lui.
Una guardia imped a Shufoy di entrare e il nano dovette andarsene.
- Sarei dovuto arrivarci prima - disse mestamente il giudice. - Non mi sono reso conto dell'importanza di Lakhet. Ora capisco perch il visitatore di Belet parlava di grandi ricchezze tenute in un posto pericoloso ma non sorvegliato. Quando lo hanno rapito, ho pensato a un tempio, a una miniera, a una villa - si terse il sudore dalla fronte - ma solo quando ho visto il nome di Ineni sulla lista, collegato a quello di Belet, ho capito. - Scelse accuratamente le parole. - Lakhet era il fabbro di Ineni e fece tutte le serrature della tomba di Tutmosi. Belet  stato rapito per fargli commettere un grave sacrilegio. I colpevoli sono i mitanni, ma il responsabile materiale  l'Uomo coccodrillo. Weni aveva comprato dei coltelli a testa di sciacallo che provenivano da Canaan...
- Una beffa di Tushratta!
- Gi. L'Uomo coccodrillo diceva di averli rubati, invece glieli aveva dati Wanef. Anche l'incontro di Weni con l'Uomo coccodrillo era premeditato.  stata Wanef a far avere all'araldo quei coltelli!
- Ma il tuo servo  riuscito a scoprire chi li aveva venduti!
- L'unica debolezza dell'Uomo coccodrillo era la sua avidit. Oppure mi sbaglio, ha venduto i coltelli a molte persone per aumentare la confusione, per farci credere che uno qualunque degli acquirenti avesse ucciso Nemrath. Ma quando Shufoy lo ha scoperto, non poteva negare, cos lo ha giocato, per non fargli sospettare che era complice degli assassini. Ha finto di collaborare, gli ha detto tutto quello che sapeva sul conto di Weni, quelle stesse informazioni che tempo prima aveva venduto ai mitanni, grazie alle quali Weni era finito nella rete di Wanef. - Sorrise cupamente. - L'astuto coccodrillo ha dirottato i sospetti sul suo conto, indirizzandoli su Weni. Tanto era morto, e tutti sapevano che era una spia dei mitanni. Ha finto di essere una canaglia patriottica, pronta ad aiutare l'Egitto in un caso del genere, cos nessuno lo avrebbe sospettato di intelligenza col nemico. Ma la lista di Mareb e la scomparsa di Belet mi hanno fatto capire molte cose.
Amerotke si ripul la bocca dalla polvere del deserto e Hatusu gli offr una coppa di vino.
- Ormai sapevo che Weni prendeva ordini da Mareb, per c'era un anello mancante. Tushratta doveva comunicare con Wanef, ma sapeva benissimo che i messaggi potevano essere intercettati, come dimostra il trucco della lettera...
- Quindi li affidava all'Uomo coccodrillo! - disse Hatusu.
- Fu un'ottima scelta, lui non aveva alcun rispetto per l'Egitto e le sue leggi, e si aggirava lungo il Nilo senza attirare sospetti. Io stesso ho creduto alle sue frottole. L'Uomo coccodrillo poteva assumere dei banditi e contattare Belet al villaggio dei Rinoceronti, e non aveva alcun contatto con la corte imperiale. Il suo unico errore fu di vendere quei coltelli, attirando l'attenzione di Shufoy. - Mentre beveva, spiava l'espressione di Hatusu, che aveva gli occhi semichiusi e muoveva le labbra senza parlare.
Un ufficiale entr e s'inchin: - Mio signore Senenmut, gli esploratori hanno notato dei movimenti.
- Che i cani restino dove sono - ordin il visir - e che i nubiani avanzino silenziosamente, a ferro di cavallo. Nessuno deve fuggire!
- Voglio che prendano dei prigionieri, per - sibil Hatusu.
La regina rimase nella tenda, mentre le truppe manovravano. Senenmut le aveva impedito di uscire: "Sono disperati, e nel buio....
Hatusu aveva obbedito a malincuore, ma aveva preteso di poter giudicare lei sola i prigionieri.
I nubiani avanzavano silenziosi sotto la luna, con le lance abbassate; ai fianchi si erano schierati i cani, per impedire ogni possibilit di fuga. I briganti potevano solo cercare di scalare i fianchi della collina, ma di notte era del tutto impossibile.
Amerotke marciava in terza fila, con scudo, spada ed elmo di bronzo. Voleva essere certo che L'Uomo coccodrillo non fuggisse. Shufoy era molto preoccupato per i suoi amici, ma il padrone non lo lasci andare con lui, temendo che commettesse qualche sciocchezza per salvare il fabbro.
Amerotke guard le stelle e si ricord quando, durante il servizio militare, aveva combattuto contro un gruppo di predoni che avevano saccheggiato una tomba ed erano fuggiti lungo il Nilo. Nella gelida notte era avvenuto uno scontro senza quartiere, ma questa volta sarebbe stato diverso, i soldati erano molto superiori di numero. Il deserto risuonava dei sandali dei nubiani, riecheggiati dal ruggito dei leoni e dalla risata delle iene. Era strano come quei predoni presentissero le stragi!
Amerotke strinse lo scudo. La luna fece capolino dalle nubi e inargent la valle. I due fianchi dell'armata accelerarono il passo per chiudere la trappola, mentre i cani restavano alla retroguardia, per attaccare una volta iniziati gli scontri. Un esploratore arriv di corsa e i soldati si fermarono in un silenzioso semicerchio di fronte all'ingresso della valle. Ogni rumore era espressamente vietato. Quel silenzio era terribile, tanto contrastava col clangore delle armi, gli inni di battaglia, gli squilli di tromba e le grida degli ufficiali cui quegli uomini erano abituati. I briganti si sarebbero accorti della trappola solo una volta usciti nel deserto.
Un dromedario arriv a spron battuto, delle ombre comparvero da dietro le rocce, tirarono una rete e lo intrappolarono. L'animale fu imbavagliato e il conducente rapidamente ucciso. Un debole grido, e le ombre tornarono a scomparire. Un esploratore mont sul dromedario al posto dell'ucciso, poi torn indietro e fece cenno ai predoni di avanzare. Il ruggito dei leoni si avvicin. Tutti puntarono gli occhi verso l'accesso della valle, dal quale emersero cani e dromedari, seguiti da silenziosi briganti, privi di torce. Ruote e zoccoli erano coperti di paglia per non far rumore. Erano cos lieti di abbandonare la Valle dei Re che non si accorsero dell'esercito schierato. A uno squillo di tromba, un carro illuminato da una fiaccola punt contro la fila dei predoni, che fuggirono gridando, rendendosi conto soltanto allora della trappola in cui erano finiti. Il carro si ferm e un ufficiale grid loro di arrendersi. Una freccia manc, sibilando, uno dei cavalli. Era la risposta dei predoni!
Ora non ci sarebbe pi stata piet, i nubiani avanzarono, trottando, e Amerotke li segu a fatica, inciampando nell'oscurit. I veterani in prima linea circondarono i banditi e, prima che intervenissero gli altri, lo scontro era gi finito. Cani e dromedari furono catturati e i briganti si arresero, rendendosi conto che non si trattava di una semplice pattuglia, ma di un vero e proprio esercito. I pochi che resistettero furono facilmente disarmati. Due dromedari giacevano a gambe all'aria e dovettero essere soppressi. Il deserto era coperto di cadaveri di predoni, e nella notte si udivano le grida di coloro che venivano catturati e uccisi. I prigionieri erano costretti in ginocchio, con le mani legate sulla testa, in segno di sottomissione. Le guardie del corpo della regina scaricavano le ceste piene di tesori e le sistemavano sui carri dopo averle coperte con manti sacri con gli emblemi di Iside e Osiride. Senenmut si era tolto l'elmo e gridava ordini ai suoi ufficiali; i nubiani si disposero intorno ai prigionieri con le torce accese, le lance piantate nella sabbia. Il sole si alzava su una scena di morte. Nel mucchio dei cadaveri, Amerotke credette di riconoscere il cantastorie dell'osteria. I pochi feriti tra i nubiani venivano curati da un medico. Senenmut si occupava dei trenta prigionieri, e strappava loro maschere e turbanti. Indic ad Amerotke i loro nasi tagliati: - Avevi ragione: sono tutti Rinoceronti e briganti professionisti!
I banditi s'inginocchiavano in silenzio o imploravano il perdono del visir. Amerotke not un uomo magro e arrogante, dal naso aquilino. Gli strapp il barracano e vide che sotto era vestito di pelle di coccodrillo: - Mi conosci? Sei l'Uomo coccodrillo, vero?
L'altro si limit sogghignare.
- E Belet e Seli?
L'uomo gli sput in faccia.
- Ho avuto la mia risposta.
Not poi un altro uomo, d'aspetto femmineo e tutto ingioiellato: - Tu devi essere l'Ombra!
Il prigioniero distolse lo sguardo.
- Dove sono le persone che avete rapito?
Il muto scosse le spalle e l'Uomo coccodrillo si mise a sghignazzare. Uno stridulo squillo di tromba interruppe l'interrogatorio, e Hatusu avanz con lo squadrone dei carri. Si era messa la corona da battaglia e il manto tempestato di gemme del faraone, un'armatura di cuoio e delle gambiere di bronzo, come un soldato.
Reggeva il flagello e il bastone del comando, e Senenmut e Amerotke dovettero inginocchiarsi al passaggio del suo carro. La regina chiese loro notizie in tono secco e Senenmut le rispose che il bottino era stato sequestrato e che i prigionieri attendevano il suo giudizio.
- Non sappiamo che fine hanno fatto Belet e Seli - intervenne Amerotke.
- Ora interrogheremo una di queste canaglie!
A un ordine di Amerotke, due nubiani portarono un nomade atterrito. All'inizio disse di non sapere nulla del fabbro e di sua moglie, ma poi venne picchiato e dovette dichiarare di averli visti per l'ultima volta nella valle, dietro una sporgenza rocciosa. Dovevano averli portati via, ma non potevano essere distanti.
Shufoy, due esploratori e il prigioniero andarono immediatamente nella Valle dei Re, accompagnati da tre carri.
- Nel frattempo vedr i prigionieri - dichiar la regina.
Amerotke aveva assistito a molti processi, ma nessuno cos barbarico come quello celebrato in quel cerchio di soldati silenziosi, di fronte ai carri pieni di refurtiva coperti dai manti sacri e ai mucchi di cadaveri, tra i ruggiti dei leoni e degli sciacalli. Le stelle impallidivano nel cielo, ma il vento freddo gelava ancora il sudore sulla schiena dei prigionieri. Hatusu vedeva solo quella fila di uomini legati e inginocchiati, che passava in rassegna in silenzio. A volte puntava la spada contro un prigioniero per fargli alzare il capo.
- E l'Uomo coccodrillo?
Amerotke glielo indic. Hatusu gli punt la spada al mento e l'uomo guard atterrito, senza alcuna traccia di arroganza.
- Che tu sia maledetto in eterno! Che tu rimanga per sempre nelle tenebre!
Tra i prigionieri corse un fremito, di fronte alla tenibile maledizione. L'Uomo coccodrillo guardava smarrito, mentre Hatusu lo obbligava a chinare il capo. L'uomo gemette e fu costretto a toccare il terreno con la fronte. Alla line, non pot mantenere l'equilibrio e cadde di fianco.
La maschera di Hatusu era cos sinistra che Amerotke temette fosse impazzita. Non badava ai consiglieri, mentre controllava il bottino sequestrato con l'aiuto di un sacerdote: statuette, ushabti, anelli, braccialetti, casse di canopi con le interiora del faraone.
- Devono essere purificati - sussurr il sacerdote.
- Oh, lo saranno! Senenmut, li porterai personalmente alla Casa dell'adorazione del palazzo reale, e ordinerai che siano sorvegliati notte e giorno - indic la citt con la spada. - Quando tutto sar finito - disse pi dolcemente - faremo tutti e tre una veglia di preghiera nella tomba di mio padre. Dovr essere riconsacrata, dovremo risistemare le trappole di Ineni e cambiare le serrature. Per tre anni i sacerdoti dovranno officiarvi sacrifici riparatori.
Stava di nuovo passando in rassegna i prigionieri quando il silenzio fu rotto dall'arrivo di un carro, e gli ufficiali dovettero intervenire per calmare le truppe. Hatusu, Amerotke e Senenmut gli corsero incontro. I conducenti calarono a terra due fagotti abilmente legati. Le corde furono tagliate e i mantelli militari con cui i corpi erano stati coperti furono tolti. Seli e Belet giacevano l'una accanto all'altro. Hatusu rimase a guardarli, mormorando: - Peccato. Tuttavia...
Amerotke cap cosa voleva dire. Il fabbro e sua moglie sapevano ormai dov'era la tomba e avevano partecipato al saccheggio, anche se costretti. La regina non avrebbe comunque potuto risparmiarli. Sembrava che dormissero, ma le loro nuche erano state ridotte in poltiglia.
- Devono essere morti istantaneamente - disse l'ufficiale. - Il nomade ha confessato che erano stati sepolti tra le rocce.
- Dov' adesso? - chiese Senenmut.
- Ha cercato di fuggire e l'ho schiacciato sotto le ruote del mio carro.
Il viso di Shufoy era pallido alla luce delle torce. Piangeva in silenzio, come un bambino, e le lacrime rigavano le sue fattezze grottesche e rugose. Amerotke lo prese per mano: - Non piangere, Shufoy - disse la regina. - I loro corpi saranno portati a Tebe e avranno un funerale dignitoso. Le loro anime andranno insieme nella Duat e mio padre le accoglier nei Campi benedetti. Shufoy, guarda il volto della tua sovrana - gli sorrise. - Verrai alla Casa di un milione di anni. Mi hanno parlato delle tue poesie d'amore, le faremo musicare e tu le canterai alle mie ancelle. Che i due malcapitati siano sepolti a carico del tempio di Anubi e che i predoni subiscano la giustizia del faraone!
Sal sul carro con Amerotke e Senenmut e pass in rivista i prigionieri: - Questa  la giustizia del faraone! Voi che avete saccheggiato la tomba del dio incarnato, commettendo un orrendo sacrilegio, sarete maledetti in eterno, e cos i figli e i figli dei vostri figli. Le vostre anime non avranno requie e vivranno nell'eterna notte!
I prigionieri gemettero e furono zittiti a colpi di frustate.
-- Che gli dei assistano alla nostra vendetta! La sentenza sar eseguita immediatamente e le vostre ossa saranno sparse nel deserto!
Due nubiani avanzarono immediatamente e strozzarono il primo condannato con una corda d'arco. I suoi gemiti si spensero nell'oscurit. Amerotke era tutto sudato. Le esecuzioni erano sempre orrende, ma nessuna come questa, sotto il cielo notturno, di fronte alle truppe silenziose, nell'immensit del deserto. Le due nere figure si muovevano da un condannato all'altro, e il silenzio veniva rotto continuamente da grida atroci. Ovunque si vedevano volti agonizzanti con gli occhi strabuzzati e la lingua fuori. Amerotke distolse lo sguardo, ma Hatusu si godette ogni esecuzione fino in fondo; quando fu il turno dell'Uomo coccodrillo esclam: - No, quello no!
I nubiani saltarono il capobanda, finirono tutti gli altri, poi gli si misero di fianco. Il carro di Hatusu avanz cigolando, condotto dalla stessa regina: - Tu sei maledetto, e la tua morie sar pi lenta: castratelo, tagliategli le orecchie e il naso, cavategli gli occhi, poi lo seppellirete vivo all'ingresso della valle perch il suo corpo sia sbranato dalle iene e la sua anima dai Divoratori!
L'Uomo coccodrillo voleva protestare ma i nubiani lo costrinsero a chinare il capo fino a terra. Senenmut prese le redini mentre Hatusu si rivolgeva con furia ad Amerotke: - Ora torneremo a Tebe, cos potremo purificarci e occuparci di Tushratta e di Wanef! Che gli dei me ne diano la forza! Prima che io vada nella Duat, far sentire a quei due cosa significa la vendetta di una regina!
Il carro si allontan nelle tenebre. Amerotke rimase invece in quel luogo di morte, raggelato dal vento notturno e dalla vista di quegli orrori. Un ufficiale gli aveva portato una bisaccia tintinnante che era stata trovata accanto al fabbro. Per distrarsi ne aveva controllato il contenuto, e aveva trovato il rozzo calco di una chiave a forma di testa di sciacallo. Amerotke sospir: Khety non poteva andare da un fabbro cittadino, quindi si era rivolto anche lui a Belet. Il giudice ripens al giovane nel giardino della locanda, che non era dopotutto cos onesto e puro di cuore.
Shufoy comparve dall'ombra e Amerotke non gli fece vedere cos'aveva trovato: - Andiamo a casa, Shufoy. Recitami una delle tue poesie, per cacciar via le tenebre!

Epilogo.

La folla rumoreggiava mentre la portantina della regina attraversava il Viale degli arieti verso le colonne del tempio di Anubi. Sulla portantina d'oro e d'argento, Hatusu era immobile come una statua. Il sole faceva scintillare le gemme della corona e la trama dorata del nenes, il manto regale. La sovrana manifestava al popolo la sua divina presenza.
Hatusu nascose un sorriso. I sacerdoti inneggiavano alla vittoria sui mitanni, e i loro peana erano stati composti appositamente per compiacerla:
Grande  la nostra sovrana Prediletta dagli dei E Sekhmet, la divoratrice E il suo nome vivr per sempre.
Hatusu guardava implacabile le guardie che tenevano indietro la folla. Il poggiapiedi portava l'immagine di un guerriero dei mitanni, che lei poteva schiacciare col suo piede. La processione di carri giunse fino alla scalinata del tempio. Le grandi porte di cedro si aprirono e le sacerdotesse avanzarono suonando il sistro. L'aria profumava d'incenso, i gradini erano stati bagnati con l'acqua santa ed erano coperti di fiori.
I mitanni aspettavano all'interno. Hatusu li costrinse a inginocchiarsi. Ma Tushratta non c'era, "a causa di un malore improvviso le aveva mandato a dire. I ciambellani si affollarono intorno alla portantina e scortarono la regina fino al trono. Le fu portata la grande tavola di cedro col trattato di pace. Amerotke sedeva alla sua destra mentre Senenmut e Wanef siglavano il documento con l'anello col sigillo, in nome dei rispettivi sovrani.
Ognuno degli ambasciatori dei mitanni and a baciare il piede della regina. Wanef fu l'ultima, ma, sfrontatamente, non abbass lo sguardo carico di collera. Rompendo l'etichetta, Hatusu la baci sulla fronte in segno d'affetto. Wanef ne fu atterrita.
- Tu sei nostra sorella - sibil Hatusu - quindi accetterai di sicuro la nostra offerta. Non avrete alcun compenso per la morte dei vostri inviati.
- Certo che no, Tushratta ha gi acconsentito.
- Tushratta non c'interessa. Ma noi gli abbiamo chiesto un grande favore: per cementare l'unione tra i due popoli, tu dovrai rimanere a Tebe con noi!
Wanef impallid sotto il pesante trucco.
- Tu sarai l'ambasciatrice di Tushratta presso di noi. Ha insistito perch tu sia ospitata nella Casa divina, e noi abbiamo acconsentito. Cos ti potremo avere vicina, in modo da poterti proteggere.
- Ma...
- Oseresti rifiutare? Il divino faraone ha parlato, e questo  il suo volere!
Wanef s'inchin, terrorizzata.
- Se questo  il vostro volere...
- Lo . - Hatusu la fece allontanare con un secco schiocco delle dita. Poi si rivolse ad Amerotke: - Mio giudice... No, ascoltami, senza inchinarti. Hai fatto un buon lavoro, Wanef rester a Tebe...
- Per quanto tempo, mia divina?
- La vera assassina  lei, non Mareb. Non lascer viva questa citt. Benia non sar Tunica principessa dei mitanni a tornare a casa in un sarcofago. - Sorrise soddisfatta e strinse al petto il bastone e il flagello.
...
.
...
FINE.